Qui si va due settimane in vacanza (che vacanza non è a dire il vero, ma facciamo finta che sia).
Come cartolina prima della partenza, alcune foto di un’altra straordinaria e poco nota avventura: quella della Sisters of Life, l'ordine di suore fondato nel 1991 dal cardinale di New York John O’Connor per la difesa della sacralità della vita umana.
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Cliccare sulle foto delle novizie per ingrandire le immagini e gustare i cherubici sorrisi. Cliccare qui per vedere come delle suore giovani sanno fare apostolato con i nuovi media...
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Grazie a Roman Catholic Vocations

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Ecco cosa pensa l’Opus Dei di padre Luis Ladaria SJ, il rahneriano moderato che prenderà il posto di monsignor Amato come segretario della CDF.
Ovvero una di quelle recensioni interne all’Opera per orientare numerari e sacerdoti, finite in rete per mano di qualche fuoriuscito.
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Tomas Tyn OP
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"In questo senso la sua parabola ricorda quella di Chesterton; anche se Lewis non riuscì mai a fare formalmente il passo per entrare nella Chiesa Cattolica (ma sostanzialmente lo fece…)".
Così Andrea Monda sull’Osservatore Romano di oggi.
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Bene, C.S. Lewis, ci dispiace per Monda e per Vian, non è un autore cattolico. E a noi, francamente, i pistolotti sul suo cripto-cattolicesimo ci hanno un po’ stufato.
Piccola storiella, non molto nota. Della distanza dal cattolicesimo di C.S. Lewis fu testimone a metà '900 H. Lyman Stebbins.
H. Lyman Stebbins è stato una figura storica del cattolicesimo americano. E’ stato il fondatore di Catholics United for the Faith, un’associazione di laici che negli anni dell’impazzimento post-conciliare ha difeso a spada tratta e con grande coraggio il Magistero. Spesso contro il de-lirio dello stesso episcopato.
Cresciuto nella fede episcopaliana, una carriera brillante a Wall Street, ad un certo punto H. Lyman Stebbins - anche a causa della tubercolosi che lo colpì da giovane - iniziò una sua sofferta ricerca della Verità. Nel 1942 lesse le Lettere di Berlicche e ne rimase colpito. Si avvicinò lentamente, e casualmente, al cattolicesimo, ma prima di compiere il grande passo decise di chiedere un parere allo stesso Lewis, di cui stimava l'acume teologico.
La corrispondenza tra i due è stata pubblicato da Catholics United for the Faith nel 1998. La si può leggere qui.
In una lettera, scrive Lewis:
“The Roman Church where it differs from this universal tradition and specially from apostolic Christianity I reject. Thus their theology about the Blessed Virgin Mary I reject because it seems utterly foreign to the New Testament; where indeed the words “Blessed is the womb that bore thee” receive a rejoinder pointing in exactly the opposite direction. Their papalism seems equally foreign to the attitude of St. Paul toward St. Peter in the epistles. The doctrine of Transubstantiation insists on defining in a way which the New Testament seems to me not to countenance. In a word, the whole set-up of modern Romanism seems to me to be as much a provincial or local variation from the central, ancient tradition as any particular Protestant sect is. I must therefore reject their claim: though this, of course, does not mean rejecting particular things they say”.

La reazione di Lyman Stebbins alle obiezioni dell'autore inglese fu raccontata dal primo in una conferenza del 1987:
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“I wrote to C.S. Lewis and got a fascinating and interesting reply. That letter of Lewis practically put me into the Church, because that man for whose intellect I had boundless admiration very carefully wrote a stupid letter, the stupidest thing he ever wrote. He summoned all that he could dream up to say as an argument against my becoming a Roman Catholic and there was no substance in any of it. My immediate response was that if this is the best this marvelous man can think of as an argument against it, then I’m all for it.
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“So then when I was in London, I went to the Jesuit church at Farm Street on May 28, 1946, blessed day. I was received into the Catholic Church.”

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I Lefebvriani ancora no, e forse mai. Loro però, i Redentoristi Transalpini, tradizionalisti, con un monastero nella punta settentrionale della Scozia e un altro in costruzione in Nuova Zelanda, a casa ci sono tornati. A Roma si intende. E lo hanno annunciato ieri.
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Un segno molto importante. Un esempio per altri. Vedremo.
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Il fatto che la maggior parte degli ordini religiosi abbia abbandonato l’uso di mettere nomi fittizi – ispirati alla Sacra Scrittura o ai santi – a suore e frati, ha portato anche qualche indubbio beneficio.
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(thanks to Orthometer)

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Buone notizie. Dopo i 36 sacerdoti dell’Opus Dei ordinati lo scorso 24 maggio, domenica saranno ordinati diaconi, a Roma, 34 Legionari di Cristo. Il prossimo dicembre, i Legionari ordinati sacerdoti nella tradizionale cerimonia romana saranno in totale 56.
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(Nella foto qui sotto padre Mark Haydu LC, direttore internazionale di Patrons of the Arts in the Vatican Museums, ordinato lo scorso anno).

Roma, 25 giu (Velino) - Domenica 29 giugno, alle 10,30 nella Cappella del Centro di studi superiori in via degli Aldobrandeschi, a Roma, si terrà l’ordinazione diaconale di 34 Legionari di Cristo. La cerimonia sarà presieduta da monsignor Giuseppe Bertello, nunzio apostolico in Italia. Parteciperà anche padre Alvaro Corcuera, L.C., direttore generale dei Legionari di Cristo e del movimento Regnum Christi. I candidati al diaconato provengono da dieci Paesi: Italia (1), Francia (2), Spagna (6), Messico (16), Cile (1), Brasile (2), Argentina (1), Canada (1), USA (3), Venezuela (1). Hanno trascorso una media di dodici anni di studio, di apostolato e di missione, dal giorno del loro ingresso in uno dei noviziati della Legione di Cristo. Alla cerimonia saranno presenti altri 17 Legionari che sono stati ordinati diaconi in questo mese: 11 messicani, due statunitensi, tre tedeschi e un irlandese. Ci saranno, poi, tre colombiani che saranno ordinati il 19 luglio prossimo. Sono i primi a rappresentare la Legione di Cristo in Colombia. Parteciperanno due fratelli messicani, che verranno ordinati il 17 agosto insieme al loro terzo fratello, seminarista diocesano. Sarà presente anche un altro Legionario italiano che sarà ordinato il 6 luglio prossimo nell’arcidiocesi di Milano.
Questi candidati al diaconato, provenienti da varie parti del mondo, rappresentano l’immagine dell’universalità della Chiesa – si legge in un comunicato dei Legionari -. Paesi così diversi e distanti tra loro hanno visto nascere il seme della vocazione in questi giovani, che hanno deciso di seguire Gesù nel cammino dell’evangelizzazione. Nelle storie personali, prima della vocazione, si possono trovare le esperienze più varie. Diego, brasiliano, ha studiato per diventare pubblicitario. Benjamin, dell’Ohio, ha vinto molti campionati di golf. Mentre Thomas, francese, ha sempre avuto la passione per il calcio e da bambino sognava di diventare un giocatore professionista. Julian, argentino, ha studiato Ingegneria elettronica all’università. Gli stessi diaconi saranno ordinati sacerdoti nel mese di dicembre. Questo appuntamento si può considerare, ormai, una tradizione. Da tempo, infatti, i Legionari di Cristo hanno scelto di svolgere la cerimonia delle ordinazioni sacerdotali in questo periodo dell’anno, per offrire simbolicamente un “regalo di Natale” alla Chiesa.
Oggi la Congregazione dei Legionari di Cristo è presente in 20 Paesi, con 760 sacerdoti e più di 2.500 seminaristi.

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Perché la Fraternità di San Pio X dirà di no alla proposta vaticana di riconciliazione, probabilmente l'ultima, di cui parla Tornielli.
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E’ scritto tutto qui.

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Siccome sabato si celebra la giornata mondiale dei malati di sclerosi laterale amiotrofica, o morbo di Lou Gehrig, la terribile malattia che aveva colpito Luca Coscioni, quella che attanaglia oggi due personaggi straordinari come Mario Melazzini…
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vogliamo rendere un omaggio a un altro grande personaggio vittima della Sla e oggi dimenticato: Jason Becker (nella prima foto in alto).
Jason Becker è stato uno dei più grandi talenti della chitarra elettrica tra il finire degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.
Un virtuoso...
...ma anche un musicista di non banale sensibilità.
Nel 1988, a soli 19 anni, fu protagonista insieme a Marty Friedman (poi chitarrista dei Megadeth e in seguito eccellente solista) di un memorabile duo (memorabile per l'età ma non solo), i Cacophony.
Nel 1990 fu chiamato a fare parte della band di David Lee Roth, al posto di Steve Vai. Durante le prove, cominciò a sentire una strana debolezza alla gamba sinistra. Gli fu diagnosticato il morbo di Lou Gehrig. Riuscì a mala pena a finire l’incisione di A Little Ain't Enough e dovette rinunciare al tour successivo. Nel giro di pochi anni rimase totalmente immobile.
Sito ufficiale e pagine di wikipedia dicono che le sue condizioni sono stabili dal 1997.
Per chi volesse un assaggio della sua musica, e in questo modo ricordarlo con noi, può andare sulla sua pagina di MySpace e in alto, dove c’è il player con i brani, cliccare la splendida Images, dall’album Go Off, dei Cacophony. Con il volume delle casse possibilmente alto...
Auguri, caro Jason.
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Il Philippine Daily Inquirer, giornale spesso interessante, pubblica una testimonianza toccante.
La spiegazione del perché la migliore introduzione ai misteri del sesso è... il Rosario. Altro che il tantra.
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E del perché dal sesso fatto come si deve, cioè alla cattolica, nascono figli. E soprattutto vocazioni.
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Urgono preghiere in questo fine settimana per la prossima nomina del Segretario della Congregazione per la Dottrina delle Fede.
Gaude, Maria Virgo, cunctas haereses sola interemisti in universo mundo.
(Dall’Officium Parvum Beatae Mariae Virginis dell’Ordine Domenicano, Ed. 1962)
Da mihi virtutem contra hostes tuos.
(Dal responsorio alla “Salve Regina” nel rito domenicano)
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C’è poco da fare, gli amerikani in queste cose sono avanti. Dare un’occhiata al sito Catholics come home (play intro), un apostolato online per il ritorno all’ovile di coloro che hanno lasciato de jure o de facto il cattolicesimo.
E dare un’occhiata ai video che hanno prodotto. Per esempio, come dire in 2 minuti esatti cos’è la Chiesa Cattolica. E perché vale la pena riscoprirla.
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Non male.

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Ripesco un vecchio post:
“Luigi, non ti nascondo la mia simpatia per le donne musulmane che rivendicano il diritto di indossare l’hijab.
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Non per un mio ghiribizzo personale. Ma perché in casa, in Chiesa, anche quando apro il portafoglio, mi ritrovo davanti l’immagine dolcissima di un’altra donna che lo indossava: Maria.
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E mi tornano in mente le donne che ho fatto in tempo a vedere in tante campagne d'Italia, con la loro modestia, la loro solare femminilità. E i loro hijab mariani.
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GdC”
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Per questo mi sembra bello aderire alla campagna per il ritorno del velo in chiesa che ha lanciato The Catholic Knight, con tanto di sondaggio tra i pro e i contro, e che ha visto nettamente prevalere i pro.
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Perso più per la soggezione alla banalità dei tempi, che altro.
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Un ritorno senza fanatismi, ovviamente. Come spiega in punta di diritto canonico anche Jimmy Akin (per la cronaca uno dei migliori blogger cattolici americani).
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Anche perché, se si parla di pudore, modestia, e dignità durante le liturgie, le leggerezze da correggere oggi sono altre, come spiegano all'Arcidiocesi di Manila...
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Per Alain Daniélou, fratello del gesuita e cardinale Jean, il quale gli rimase fraternamente legato per tutta la vita, vale il breve ritratto che si trova sul suo sito ufficiale, e a una giusta definizione di wikipedia: “uno dei più noti adepti occidentali dello Śivaismo”.
Della sua copiosa produzione, il testo chiave resta Śiva e Dioniso (Astrolabio Ubaldini, 1980).
Ci sarebbero da citare decine di pagine. Non potendo farlo per questioni di spazio, bastino alcuni passi dai sottocapitoli “Il sacrificio” e “il sacrificio umano”. Chi avesse familiarità con gli scritti dell’Abbé di San Satiro, non faticherà a riconoscere le corrispondenze con La Rovina di Kasch, cuore di tenebra dell’intero catalogo Adelphi.
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Scrive Daniélou:
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IL SACRIFICIO
“Il Creatore è un Dio crudele che ha voluto un mondo in cui nessuno può vivere senza distruggere la vita, senza uccidere altri esseri viventi. Nessun essere può vivere senza divorare altre forme di vita, vegetale o animale. E’ questo un aspetto fondamentale della natura del creato. Tutta la vita del mondo animale non è che un’interminabile strage. Esistere vuol dire mangiare ed essere mangiati. L’uomo è ciò che egli mangia. Ogni essere vivente si nutre di altri esseri e diverrà nutrimento di altri esseri in un ciclo interminabile. […]
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Śiva spiega alla sua compagna: ‘Nel mondo non c’è nessuno che non uccida. Chi cammina uccide coi piedi moltissimi insetti. Persino dormendo si possono uccidere delle vite. Tutte le creature si uccidono tra loro… Nessuno può vivere senza uccidere… Muoiono soltanto coloro che sono destinati a morire. Ogni essere vivente è ucciso dal proprio Destino, la morte non viene che in seguito. Nessuno sfugge al Destino’.
Il capitolo fondamentale dello Śivaismo è l’accettazione del mondo com’è, non come vorremmo che fosse. Solo quando accettiamo la realtà del mondo possiamo cercare di comprenderne la natura, avvicinarci al Creatore, prendere il nostro posto nell’armonia della creazione. Poiché nessuno può esistere senza nutrirsi della vita di altri esseri, dobbiamo assumercene la responsabilità di fronte a noi stessi e di fronte agli dèi che così hanno voluto. Per associare agi dèi ai nostri atti, dobbiamo superare lo stadio istintivo, ritualizzare l’atto di uccidere come l’atto d’amore. Per condividere con gli dèi le responsabilità dell’atto fratricida con il quale, per sopravvivere, siamo obbligati a divorare altri esseri viventi, dobbiamo offrire loro vittime in sacrificio. […]
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Solo se prendiamo coscienza del valore dei nostri atti, compiendo consapevolmente la volontà del Dio il quale ha voluto che la vita non si mantenga se non con la morte, con l’uccisione, possiamo limitare gli effetti, recitare la parte che ci è devoluta nell’armonia del mondo. […]
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La strage la caccia all’animale per divorarlo è un istinto fondamentale dell’uomo, il suo mezzo per sopravvivere e come tale può provocare un’esaltazione, una sorta di trance che è anch’essa una via mistica d’integrazione nell’aspetto distruttore della divinità. La corsa sfrenata delle Menadi e il furore con cui esse dilaniano e divorano ancor vive le vittime è una delle forme dell’ebbrezza mistica.
Ritroviamo oggi quest’esaltazione nei grandi sacrifici sivaiti praticati ancora oggi, nei quali si sacrificano migliaia di capretti o di bufali, la terra e i partecipanti sono bagnati di sangue in un’atmosfera di esaltazione religiosa. Uccidere è un atto sacro, come dare la vita”. [...]
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IL SACRIFICIO UMANO
Il sacrificio umano è la forma più alta di sacrificio. E’ stato praticato in ogni parte del mondo. Skanda, dio della guerra, esige sacrifici umani, e Dioniso abbandona Penteo al furore delle Menadi. Gli dèi hanno voluto l’uomo cacciatore e guerriero. Sacrificando loro delle vittime si possono evitare le ecatombe che essi suscitano per limitare l’usurpazione degli uomini sulle altre specie. […]
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Il sacrificio dell’uomo (purasamedha) è menzionato nei testi rituali che si rifanno ai Veda, come il Satapatha Brahmana (13, 6, 1-2) e molti altri. Su un sigillo di Harappa si vede un uomo con un coltello ricurvo avvicinarsi a una vittima seduta coi capelli in disordine e le braccia alzate […]
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La vittima non deve avere difetti e dev’essere innocente, altrimenti il sacrificio non è valido. La vittima quindi non può né essere un nemico né un criminale.
Uccidere per vendetta rimane un atto odioso, malefico. Il sacrificio non potrebbe essere una punizione o una vendetta. Non deve dare a nessuno la soddisfazione di disfarsi di un importuno. Per essere efficace dev’essere ripugnante. […]
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In India i sacrifici umani, severamente proibiti dalle leggi moderne, oggi sono rarissimi e vengono tenuti rigorosamente segreti. Vene ne sono stati due o tre nella città di Benares, la città santa di Śiva, nel periodo in cui vi ho abitato. Sono ancora praticati di quando in quando nel Kerala, nel Bengala e in certe regioni dell’Himalaya.
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(to be continued)
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Già un Ordine che organizza un convegno su Karl Rahner come questo, o diffonde sul teologo gesuita materiale come questo, si capisce che un po’ speciale lo è.
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Se si pensa poi che è nato ufficialmente nel 1990, ha ottenuto il Decretum Laudis nel 1998, e dopo soli 15 anni di vita, al 31 dicembre 2005, contava 36 case in 11 Paesi (Australia, Austria, Benin, Brasile, Inghilterra, Francia, Italia, Kazakhstan, Nigeria, Filippine e Stati Uniti) e 280 membri, 88 dei quali sacerdoti, senza contare le suore...

...e i laici della Missione dell’Immacolata Mediatrice, il movimento ecclesiale legato all’Ordine, ecco, si può capire che il fenomeno è simile a quello dell’IVE, L’Istituto del Verbo Incarnato, di cui parlavamo qui.
Si tratta dei Francescani dell’Immacolata, nati da una costola dei Francescani Conventuali, riprendendo la spiritualità e l’anelito apostolico di San Massimiliano Maria Kolbe (da non confondere con i Francescani del Rinnovamento, però).
Cito da una loro pagina:
“Il carisma della nostra forma di vita si esprime attraverso la Traccia Mariana di Vita Francescana, che ripropone alla luce dell’Immacolata la più autentica vita francescana di preghiera, povertà, penitenza, carità, evangelizzazione.
La caratteristica più essenziale del nostro carisma francescano è la dimensione mariana suggellata da un nuovo voto, il voto mariano della totale consacrazione all’Immacolata….
I Francescani dell’Immacolata si servono di ogni mezzo di apostolato: da quelli più spiccioli come la Medaglia Miracolosa fino a quelli più sofisticati come i mass-media: radio, stampa, televisione, internet”.
E a proposito di internet, qui e qui ci sono due piccole prove del loro impegno.

Giovani e tosti, in rapida crescita mentre i fratelli maggiori conventuali languono drammaticamente, rigorosi nella dottrina (del resto, non è l’Immacolata la vera nemica di tutti gli eresiarchi?) celebrano preferibilmente con il rito di San Pio V. E sono a tutti gli effetti un frutto del Concilio Vaticano II.
Non solo, sono anche un frutto della Chiesa italiana, essendo il loro fondatore il fiumano padre Stefano Maria Manelli (e in Italia sono presenti qui).
Qualcuno ne era stato informato dai nostri vaticanisti?
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Breve ma efficace.
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