mercoledì, 29 settembre 2004

Dolcino, Ignazio e la mistificazione

Caro Guido,

mettere insieme Kim e primato dell'essere, porta a parlare del rapporto tra mistificazione e verità. E proprio in questo momento ho sottomano due libri: una raccolta di documenti su fra Dolcino e le Lettere di Ignazio di Antiochia.

Ti cito subito un passaggio della relazione di Bernardo Gui, l’inquisitore del XIV secolo, su Dolcino, eretico capo degli Apostolici bruciato nel 1307 a Novara dopo una crociata tra i monti della Valsesia. Nella relazione sugli Apostolici viene riportata una regola di comportamento data da Dolcino ai suoi seguaci: "e quand'anche si giuri di dire tutta la verità davanti ai giudici e ai prelati, non si è tenuti a rispondere e a rivelare la propria dottrina e i propri errori, né si è tenuti a difenderli a parole ma basta farlo col cuore. Se tuttavia si è costretti a giurare sotto minaccia di morte, in tal caso si devono giurare solo a parole e nella mente tenere ferma la convinzione che in nessun caso si è tenuti a dire la verità..., ma si deve rispondere in modo dispersivo, con frammistioni, negazioni o travestimenti di concetti, in qualunque modo cioè che permetta di potersela cavare. Ma se non si può evitare la morte, allora in tal caso si deve apertamente professare e difendere in tutto e per tutto la propria fede e morire per essa con spirito di sopportazione e costanza, senza rivelare il nome di alcun compagno o sostenitore".

Una moltitudine di “organizzazioni” procedono nel segreto e soprattutto nella mistificazione. Tu mi citavi la massoneria: molti suoi alti esponenti si dilettano nel mostrarsi maestri della mistificazione. Oppure pensiamo alla storia ebraica, a come ha sofferto per casi come Sabbatai Zevi e Jakob Frank. Su questi magari ci torniamo.

Mi sembra diverso invece il comportamento dei primi cristiani, come ad esempio Ignazio di Antiochia, vescovo e martire del I secolo. Di lui abbiamo sette lettere indirizzate a diverse comunità di cristiani scritte mentre era condotto a Roma in catene. Sapeva che andava incontro alla morte, ma chiese di non essere difeso e aiutato. Perché vedeva nel martirio il segno di fedeltà all'annuncio pieno del Vangelo. Che è per Ignazio d'Antiochia fedeltà alla Verità e quindi alla stessa comunità a cui apparteneva: non solo quella piccola dei primi cristiani, ma alla comunità più estesa, quella universale, più grande dell'Impero stesso. Per essere fedele alla verità e quindi per essere veritiero anche con i propri oppressori non voleva compromettere la pienezza dell’annuncio che portava. Nulla che potesse sapere minimamente di mistificazione. Non ci sono qui parole sussurrate all’orecchio. Con la fedeltà a Cristo fino alla morte, “diventerò parola di Dio; se invece avrete a cuore la mia condizione umana, rimarrò un semplice suono“. Ignazio sapeva che la sua morte era testimonianza di vita autentica. Sapeva che la carica eversiva dell’annuncio cristiano avrebbe vinto perché vera e buona anche per chi lo conduceva a morte.

Non c'è opposizione tra l'annuncio cristiano e la società. La verità non può che essere pienezza di vita per tutti. Stai bene, ld 

lunedì, 27 settembre 2004

Kipling e Cacciari mercanti di cavalli

Caro Luigi

 

sì, Kim di Kipling è un innocente libro per fanciulli tanto quanto lo è il suo Puck of Pook's Hill (Adelphi anch’esso, guarda caso), con il fiammeggiante inno a Mitra che rimanda ad atmosfere un tantino cruente.

 

Kipling, si sa, era un alto esponente della massoneria britannica. Il che, tra l’altro, mi fa venire in mente una curiosa coincidenza, che ti butto lì lasciando a te la scelta se darle peso o meno. Mi citi, sempre per quanto riguarda Kim, la figura del mercante di cavalli. Bene, proprio il massimo dottore della massoneria nel ’900, René Guénon, e proprio nel libro che ti avevo nominato tempo fa, “Considerazioni sull’iniziazione”, parla di alcune figure che spesso avrebbero avuto il compito di trasmettere, in incognito, “influenze spirituali” (del tipo che puoi immaginare) ad interi ambienti o a singoli personaggi. E fa “due esempi tipici, che sono ben noti all’esperienza taoista e dei quali si potrebbe trovare l’equivalente anche in Occidente: quello dei saltimbanchi e quello dei mercanti di cavalli”.

 

Essendo ritornato fuori il nome di Guénon, poi, mi appoggio a lui anche per rispondere alla tua ultima lettera. Concordo pienamente sul fatto che il fondamento teoretico del primato della vita sulla morte è il primato dell’Essere sul Non-Essere. Proprio per questo il fine dell’opera del massone Guénon non è altro che contrabbandare un’idea di Tradizione apparentemente in sintonia con quella cattolica, islamica, induista, ecc. in realtà opposta: in cui il fondamento, cioè, non è più l’Essere, bensì il Non-Essere, o - con termine leibniziano - lo “zero metafisico”.

 

Un’opera di mistificazione condotta con altissima maestria. Un po’ come quella del guénoniano nascosto Massimo Cacciari, che cerca di fare più o meno la stessa cosa in ambito “filosofico”, lavorando su autori come Plotino, neoplatonici vari, Cusano, ecc. E dandola a bere a gremite platee di cattolici, che credono che il barbuto professore sia sempre lì lì per cadere in ginocchio, chiedendo in lacrime il battesimo.

 

Stammi bene anche tu

 

GdC

sabato, 25 settembre 2004

Didachè

Caro Guido,

quest'estate ho letto la Didachè. E' uno dei testi cristiani più antichi, risale al primo secolo, e contiene tra l'altro le più antiche preghiere eucaristiche.

La Didachè è un testo fondamentale, nel senso che va dritto al fondamento. L'incipit è folgorante: "Due sono le vie, una della vita e una della morte, e la differenza è grande fra queste due vie. Ora questa è la via della vita: innanzi tutto amerai Dio che ti ha creato, poi il prossimo tuo come te stesso". Ricorda quel passo bellissimo del Deuteronomio: "Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita" (Dt. 30,19).

Qui siamo alle decisioni ultime e profonde. Ci si ferma e non si può risalire oltre. Hai mai provato a confutare qualcuno che abbia deciso che la morte vale più della vita? E' difficile, quasi impossibile. E ho in mente sia quello che si fa saltare in aria, sia quello che si gongola con l'attimo fuggente.

Eppure la superiorità della vita sulla morte non è una scelta irrazionale, nè arbitraria. Non è un'opzione per le anime pie. Quel comandamento "scegli la vita" ha un fondamento teoreticamente forte: il primato dell'essere sul non-essere. In breve significa che il nulla presuppone l'essere, l'essere viene prima. Per negare devo essere, la negazione passa attraverso un'affermazione. Più si nega e più si riafferma.

Non voglio eccedere nel razionalismo, ma la fede cristiana si radica proprio in quel primato dell'essere. E lo fa proprio in due grandi misteri. All'inizio e alla fine del tempo. Nel teorema di creazione, per dirla alla Bontadini, che salva l'essere da una impossibile comparsa, in quanto contraddittoria, dal nulla. E nel mistero pasquale che salva l'essere da un altrimenti contraddittorio scomparire nel nulla.

Stammi bene, ld

martedì, 21 settembre 2004

Il Grande Gioco

Caro Guido,

dopo tanto ho finito di leggere Kim di Kipling. E' un libro iniziatico. Un ragazzino corre avanti e indietro per l'India, imparando a vivere al seguito di una lama che cerca di affrancarsi dalla Ruota delle Cose e di un mercante di cavalli, spia al soldo degli inglesi nel Grande Gioco.

Proprio questa settimana, nella sua bustina, Eco cita il libro di Peter Hopkirk "Il Grande Gioco" 624 pagine da pagare interamente a adelphi. E' un po' che lo osservo sugli scaffali ma adesso, quasi quasi lo prendo.

Il Grande Gioco è quella guerra antica per la conquista del Cuore del Mondo. E' quel pezzo di terra che va dalla Mesopotamia all'India. Si dice che chi lo conquisterà dominerà il mondo. Diceria che infarcisce libretti cialtroneschi per apprendisti stregoni come anche accademici manuali di geopolitica. In ogni caso è evidente che molti ci credono. Il Grande Gioco è "così vasto che se ne vede solo un po' per volta", "giorno e notte mai non cessa" dice Kipling, e poi "Il Grande Gioco è concluso quando sono morti tutti. Non prima". E' sempre meglio non credere a quanto dice un suddito di sua maestà la regina, ma non tenerne conto sarebbe da stupidi.

Il libro è ricco di riflessioni importanti (Romano Guardini lo cita con benevolenza). Ti accenno solo questa. Le spie nel libro si muovono come etnologi, sociologi etc. Insomma già da allora, gli etnologi non si muovono mai a caso. E hai mai fatto caso ai documentari della Bbc comprati a kilo da Quark & c.? Per un ora e mezza ti fanno vedere la vita sociale delle termiti tropicali, poi negli ultimi 10 minuti vedi le ruspe dell'uomo cattivo che ne distrugge i nidi, la deforestazione, gli orti che avanzano, magari pure le case. Così solitamente la voce fuori campo conclude che se non si riducono tutte queste persone in eccedenza ,quello potrebbe essere l'ultimo documentario sulle termiti. Insomma se un etnologo o affini ti vuole entrare in casa, spranga la porta.

ld

lunedì, 20 settembre 2004

Tronchetti Provera, Carlos Slim e i Legionari di Cristo

Caro Luigi,

 

sarà un segno dei tempi, ma la stampa ci riporta a parlare dei Legionari di Cristo. Oggi Dagospia rilancia una notiziola curiosa uscita sull'ultimo numero di Economy, ovvero che Tronchetti Provera starebbe trattando per la vendita delle attività di Tim in Sudamerica nientemeno che con Carlos Slim, il magnate messicano considerato l'uomo più ricco dell'America Latina.

 

Padrone di Telmex, la principale compagnia telefonica del Messico, e con un impero economico che solo en la tierra del los aztecas ha una capitalizzazione pari al 40% del valore della borsa nazionale, Slim è una sorta di self-made man: 64 anni, di origini libanesi (come molti imprenditori di successo in quel paese) è partito dal negozio lasciatogli in eredità dal padre e si è costruito, nei decenni, una fortuna colossale.

 

Slim, però, ha nel suo curriculum anche una particolarità "ecclesiale", che Economy non rilevava. Quando non era nessuno, ma solo un vispo studente di ingegneria a Città del Messico, il futuro tycoon conobbe e rimase affascinato da un altro messicano sconosciuto e carismatico: Padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo. Costui è stato, in un certo senso, il mallevadore spirituale del giovane Slim, tanto che oltre a celebrarne il matrimonio, è rimasto negli anni un punto di riferimento fisso per la sua famiglia.

Insomma, visto che si parlava del peso dei Legionari di Cristo nel mondo delle (tele)comunicazioni, hai qui un esempio concreto di quello che ti dicevo. Esempio a cui se ne potrebbero aggiungere diversi altri, come il legame che unisce i Legionari a Emilio Azcárraga Jean, il patron di Televisa, forse il network televiso più importante dell'America Latina...ma questa è già un'altra storia, e vediamo se la stampa ci suggerirà di parlarne.

 

GdC

giovedì, 16 settembre 2004

Cecenia e curiose ONG

Caro Luigi,

 

anche secondo me il farsi saltare in aria ha un che di stranamente affine a quelle tendenze autodistruttive e nichiliste proprie del nostro occidente (occidente con la o minuscola), che tu elencavi. E non solo teoreticamente. Permettimi per una volta di fare un po' il Blondet della situazione.

 

Non ti sembra curioso che una delle ong più attive in Cecenia sia la American Committee for PEACE in Chechnya, fondata da un personaggio come l'ex-segretario di stato USA Zbigniew Brzezinski, che nel 1998 dichiarò apertamente al francese "Nouvelle Observateur" di essere stato lo stratega dell'operazione mujaheddin nella guerra in Afghanistan?

E non ti sembra pure curioso che sempre in Cecenia sia infaticabile la potentissima Human Rights Watch di George Soros, il novello Francis Drake della finanza che anche i sassi riconoscono come il supporter economico del recente cambio di governo in Georgia (che ha fatto andare al potere il governo "filo-americano" di Saakashvili, rovesciando quello di Shevarnadze?)

E non ti sembra altrettanto curioso che una terza potente ong in Cecenia, l'Islamic Relief Worldwide, che opera dove ci sono i maggiori focali bellici di matrice "islamica", ovviamente con sede in UK, sia stata fondata da un tal Hany Abdel Gawad El-Banna, insignito da Sua Maestà la Regina del titolo di Officer of the Order of the British Empire? E via dicendo...

 

Con che smetto subito i panni del Blondet e torno a quelli ordinari in bianco e nero.

 

GdC

martedì, 14 settembre 2004

Ordo ab chao

Caro Guido,

farsi saltare in aria ha alla base la stessa presunzione del trasmutare il piombo in oro, generare una stella danzante dal proprio chaos, lasciarsi andare alla dissoluzione per anticipare la gloria della fine dei tempi, ammazzare i ricchi per abbattere lo sfruttamento, creare soldi dai soldi.

ld

venerdì, 10 settembre 2004

Cossiga bussa in canonica

Caro Guido,

mi sembra che l'AC a Loreto si sia data una sferzata salutare, un ritrovato vigore. Almeno da quanto si vede.
E proprio ieri sentivo Cossiga che diceva: "volevo riprendere la tessera dell'AC, che del resto avevo posseduto fin da quando avevo 11 anni. Ne facevo parte quando l'attuale presidente dell'AC non era ancora nata". A dire il vero è stato molto più volgare con ben poca metafora circa i "profumi dei neonati".
E sai perché? La Bignardi di fronte alla richiesta di riavere la tessera dell'azione cattolica pare abbia detto al nostro former president: "si rivolga al suo parroco!"

ld



giovedì, 09 settembre 2004

Ciambelle gesuitiche (senza il buco)

Caro Luigi,

 

       

speriamo. A volte capita anche il contrario, purtroppo. L'altra sera mi vedo in televisione Fassino alla Festa dell'Unità. E va beh. Poi sfoglio l'ultimo numero di Panorama e scorgo un articolo di Alfonso Signorini, il gossipparo bisex. Prima di andare a dormire do un'occhiata ad alcuni numeri arretrati del Manifesto e leggo un articolino inutile del solito Filippo Gentiloni, sul voto dei cattolici in USA. Infine ieri un'amica, con cui avevo discusso della lettera di Ratzinger, mi porta gongolante un articolo agostano di Stefano Pistolini (uscito sul Foglio), che tratta il Cardinale Joseph come un vecchio bacucco. E allora mi si accende un campanellino triste: Fassino ha studiato dai gesuiti a Torino (li ricorda con affetto); Signorini ha insegnato al Leone XIII a Milano, la scuola dei gesuiti; dove ha studiato per 12 anni pure Stefano Pistolini (sempre con ricordi dorati). Mentre Filippo Gentiloni nei gesuiti c'è stato proprio, e non pochi anni, prima di lasciare l'ordine e finire dov'è finito.

 

GdC

giovedì, 09 settembre 2004

Se la bellezza scavalca la patafisica

Caro Guido,

hai presente il quadro “I funerali dell’anarchico Pinelli” di Enrico Baj? A sinistra c’è un bambino con un cappottino: è Pietro, il figlio dell’artista.

Oggi mi è arrivata la rivista “I luoghi dell’infinito”, che devo dire leggo sempre con gusto. Questo numero ha per argomento conduttore la città. Stavo sfogliando, quando vedo un’articolo firmato da Pietro Baj! Il che mi ha stupito veramente: il figlio dell’artista patafisico e mangiapreti scrive sul mensile dei vescovi italiani?

Vero appassionato di cinema, ha scritto un articolo su come è stata rappresentata nei film la città.

Chissà che la bellezza inseguita dal padre possa rivelarsi nella sua verità al figlio.

ld










lunedì, 06 settembre 2004

San Tommaso d'Aquino e la guerra preventiva

Caro Guido,

grazie per avermi tirato fuori quell’intervista sempre attuale. In effetti, ancora un mezzo sillogismo di Pera e Ruini mi diventava un neo-con.
E invece le differenze ci sono. A partire dalla constatazione che quella guerra non doveva essere iniziata. Il che non significa: adesso tutti a casa. Ma che la dottrina della guerra preventiva fa acqua da ogni parte.

A questo proposito senti cosa dice San Tommaso in “La politica dei principi cristiani”, Edizioni Cantagalli. Ti cito alcuni brani tratti dal Libro I, Cap. 6.

“Se poi l’eccesso della tirannide fosse insopportabile, secondo alcuni toccherebbe al valore degli uomini forti uccidere il tiranno ed esporsi al pericolo della morte per la liberazione del popolo: e di questo c’è un esempio nell’antico Testamento. Infatti un certo Aod (come narra Giud. 3, 15 ss.) uccise Eglon re di Moab che opprimeva con una grande schiavitù il popolo di Dio conficcandogli un pugnale nel fianco.

Ma questo non è consono alla dottrina degli Apostoli. Infatti S. Pietro ci insegna che dobbiamo essere soggetti con reverenza non solo ai signori buoni e temperati, ma anche ai perversi.”


Non è rassegnazione, ma realismo: “sarebbe pericoloso per il popolo e per i suoi governanti, se arbitrariamente si potesse attentare alla vita di coloro che governano, sia pure tiranni. Per lo più infatti a pericoli di questo genere si espongono più i cattivi che i buoni. Ora ai cattivi il governo dei re risulta gravoso non meno di quello dei tiranni... Perciò un simile arbitrio procurerebbe al popolo più il pericolo di perdere un buon re che il rimedio della cacciata di un tiranno. Risulta dunque che contro la crudeltà dei tiranni si deve procedere non secondo l’arbitrio di qualcuno ma per mezzo della pubblica autorità. Se alla comunità spetta di scegliersi il re, secondo il diritto il re creato può essere destituito e il suo potere frenato dalla comunità stessa, se adopera tirannicamente la sua potestà. E non si deve ritenere che questa comunità manchi di fedeltà destituendo il re, poiché egli stesso non comportandosi fedelmente nel governo della comunità, come esige il dovere del re, si è meritato che i sudditi non mantengano il patto stretto con lui”.

Il Dottore Angelico è quindi sempre realista e pieno di buon senso: non si tratta di negare a priori l’uso della forza, ma di evitare l’arbitrio dell’uso della forza. E la forza perde l’arbitrio se usata per mezzo della pubblica autorità, ovvero se nasce da un patto condiviso dalla comunità. Quella unità che è condizione e prefigurazione della pace.

Fin qui per quello che non si deve fare. Ma questo non basta, ovviamente. La tragedia di questi giorni smentisce ogni facile irenismo.
Quindi, se hai contributi da segnalarmi su quello che invece si deve fare, te ne sarò grato.

ld

 


















domenica, 05 settembre 2004

Vattimo, Damilano e gli araldi dello Spirito

Caro Luigi,

 

l'Espresso di due settimane fa ha proposto ai suoi lettori un pezzo acido sulle recenti mosse dell'Azione Cattolica, con un titolo sarcastico ("Uniti per la Madonna") sull'invito fatto a Fini di presenziare a un incontro in vista della convention di Loreto. L'articolo, che poi era la solita irrisione da sinistra del Cardinale Ruini, non era scritto da Sandro Magister - a cui in teoria sarebbe spettato, visto il tema - tacciato di sintonia con le posizioni del Presidente della CEI. Era scritto da Marco Damilano, giornalista proveniente dall'Azione Cattolica, o meglio, "esule" dell'Azione Cattolica.

 

Costui faceva infatti parte di quel gruppetto di cattolici "profetici" che aveva in mano una rivistina di AC, Segno nel Mondo 7, e che nel 2000 fu congedato dalla presidenza dell'Associazione, dopo l'ennesima uscita sopra le righe (o meglio, a sinistra delle righe). Nella lettera di dimissioni indirizzata alla Presidente Paola Bignardi, il Damilano paragonava il suo caso a quello di quei giovani dirigenti dell'Azione Cattolica, tra cui Umberto Eco, che nel '52 se ne andarono in polemica con l'ala "conservatrice" dell'Associazione.

 

Gianni Vattimo, anche lui nella tornata di transfughi dall'AC più o meno di quegli anni, nell'intervista sull'ultimo Magazine del Corriere - tra la rievocazione degli amori con ballerini peruviani e studiosi di letteratura ungherese morti di Aids, le liriche su San Giuseppe cornuto cantate assieme a Eco e Furio Colombo, altro ex di AC, e le megalomanie culturali degne di Zelig - ha ricordato dove andò a finire il profetismo a cui ancora si rifanno araldi dello Spirito come Damilano.

 

GdC

venerdì, 03 settembre 2004

Su Ruini (& Co.) a Magister sfugge Magister

Caro Luigi

 

ho letto l'intervista a Vattimo e vorrei commentarla rispondendoti, perché merita. Prima permettimi solo di aggiungere una riflessione al post del buon Magister su Blondet vs. Possenti. Lì, infatti, SM fa un'operazione un "tantino" forzata quando associa le posizioni di Pera (vagamente neocon e all’Oriana Fallaci) a quelle di un Ruini. Mi spiego ripescando l'intervista di SM al Cardinale vicario di Sua Santità uscita su L'Espresso del 19 dicembre 2002, dove Ruini è presentato come colui che "tutto riconduce alla sua visione unitaria, al suo 'progetto culturale'. Che è poi una battaglia campale sull'uomo. Naturalistico oppure cristiano". Cito

 

Magister: Che nuova figura d'uomo vede avanzare?

Ruini: Lo chiamerei l'uomo naturalistico

Magister: Amante della natura?

Ruini: Non amante, parte. L'uomo che viene avanti si sente egli stesso semplicemente parte della natura. Si concepisce così. Non è la prima volta che ciò accade nella storia dell'umanità. E puntualmente a questa visione naturalistica si accompagna un'etica edonistica e utilitaristica

 

più avanti

 

Magister: Con l'Islam vede dei pericoli seri di uno scontro di civiltà?

Ruini: E' un rischio possibile che dobbiamo fare di tutto per evitare, proprio riscoprendo e valorizzando l'identità cristiana dell'Europa. Perché da un lato tale identità è meno estranea all'Islam che non un totale naturalismo.

 

Poche parole, ma che esprimono chiaramente la posizione di Ruini (e contemporaneamente di Ratzinger, Scola, Caffarra, ecc.) apparentemente vicina a quella di un Pera, in realtà lontanissima. Provo a tradurre il Ruini-pensiero in poche righe. Cari miei, sembra dire Don Camillo, non esiste 1 solo Occidente a cui si contrappone l'Islam (posizione di Pera). Esistono 2 Occidenti: uno che conserva la sua anima cristiana (quello migliore) e uno che quest'anima l'ha persa, dando vita a quella forma antropologica che si può sintetizzare come "uomo naturalistico". Ora, la parte migliore dell'Occidente (quella anche genericamente cristiana) non deve certo calarsi le brache di fronte all'Islam, anzi, deve essere gelosa/orgogliosa della propria identità e difenderla di fronte a deviazioni guerrafondaie o ad un'immigrazione mussulmana che - a causa di diversi fattori, tipo il tasso demografico, la scarsa disponibilità ad integrarsi culturalmente ecc. - può in tanti casi logorare la già delicata tela dell'Occidente cristiano. Ma, e questo è il punto chiave, non bisogna dimenticare che l'identità cristiana dell'Europa "è meno estranea all'Islam che non un totale naturalismo". Cioè, sembra dire sempre Ruini, occhio: se dobbiamo davvero pesare i due pericoli, quello rappresentato dall' "uomo naturalistico" pare per certi aspetti ben più insidioso che non quello rappresentato dall'Islam. Detto in modo speculare: non bisogna dimenticare che l'Islam (non Bin Laden, ovvio, che sta al Corano come Goering o Hitler stavano al Vangelo) per certi aspetti è più vicino all'Occidente cristiano che non l'Occidente dell'"uomo naturalistico". Ed è questo, tra i tanti, il motivo per cui il Papa (con il pieno appoggio di me, Ruini, e dei miei insigni colleghi Ratzinger, Scola, ecc.) difende testardamente la necessità di un dialogo con l'Islam, visto come potenziale alleato in battaglie cruciali quali la difesa della vita, della famiglia (chi ha difeso il Santo Padre alla conferenza del Cairo sulla popolazione nel '94, se non alcuni paesi islamici?) di una dimensione trascendente di matrice biblica ecc.

 

Questo grosso modo il Ruini-pensiero. Pera & Co., invece, non sono affatto su questa linea, nonostante certe apparenze. Costoro, infatti, vedono l'Islam (con Bin Laden che sembra spesso un suo velenoso, ma coerente e inevitabile frutto) contro 1 solo Occidente. Tralasciando la differenza tra Occidente cristiano e Occidente anti-cristiano (o a-cristiano) che i cardinali prima citati non smettono invece di rimarcare (vedi Scola al Meeting di CL pochi giorni fa). Per cui per costoro non solo certe posizioni del mondo islamico oggettivamente riprovevoli, ma anche, che ne so, la sua opposizione a esiti dell'Occidente anti-cristiano come divorzio e aborto, la piena accettazione della sodomia, l'indecenza dei costumi, ecc. diventano attentati all'Occidente tout-court e alle sue conquiste di "libertà". E Oriana Fallaci non resta semplicemente una laida e sfiorita libertina, ma diventa la buona coscienza della Europa cristiana, il nostro nuovo Carlo Martello (“Perché non si ha il coraggio di dirlo e si lascia sola, o si ironizza, su Oriana Fallaci?” chiedeva Pera al mondo cattolico l’altro giorno su Repubblica).

 

Qualcuno magari potrà dire: non è vero! Non hai letto l’intervento di Pera alla Pontificia Università Lateranense il 12 maggio scorso, non hai visto come costui sferzi il relativismo filosofico e morale dell’Occidente, facendo nomi e cognomi sacri per la cultura laica, da Wittgenstein a Derrida a Nietzsche? Ho letto, e ammetto che tutto sembra molto bello e condivisibile. Sembra. Infatti 1) mi spieghi qualcuno come si fa a sferzare il relativismo camminando sulla via di Popper. 2) se uno legge bene il discorso di Pera è facile cogliere il trucchetto. Il “da un lato l’identità cristiana dell’Europa è meno estranea all'Islam che non un totale naturalismo” del Cardinale Ruini è risolutamente negato. Si afferma “un conflitto di cultura” tra Occidente e Islam e si minimizza implicitamente il “conflitto di cultura” tra Occidente cristiano e Occidente anti-cristiano. Per cui la divisione non passa più (come per Ruini e gli altri) per una demarcazione antropologica, tra i sostenitori dei valori biblico-cristiani e i nemici degli stessi, ma tra chi ha la determinazione di difendere la civiltà euro-americana (il suo volto cristiano e quello anti-cristiano assieme) e chi si permette di fare a riguardo dei distinguo. Magari preferendo su certi temi le posizioni di certo mondo mussulmano a quelle di certo mondo anglosassone.

Purtroppo il Magister, in genere attento anche alle sfumature, nonostante l'intervista da lui fatta di cui sopra e molti altri dati di cui è perfettamente a conoscenza, su questa differenza tra periani (uso il termine per capirci, poiché Pera in queste faccende ha un'importanza che sfiora lo zero) e cattolici à la Ruini usa un'ambigua leggerezza, che rischia di creare non poca confusione fra i lettori.

 

GdC

venerdì, 03 settembre 2004

Il Pascal gay de noantri

Caro Guido,

a proposito di Vattimo che ti citavo sotto, hai letto l’intervista sul Corriere?

Ha dei tratti esilaranti. Ad esempio, quando definisce gli scagnozzi del suo compagno di partito Rizzo dei “bruti”, perché
strappavano i suoi manifesti elettorali con tanto di minaccia di spaccare il naso a chi avesse tentato di attaccarli. E in effetti, Rizzo è stato eletto, Vattimo trombato. Ma forse questo per il filosofo sta nella natura delle cose.

Intervista divertente, ma anche disarmante: quando dice che è innamorato perso di un cubista ancora sbarbato. E si crede una sorta di Aristotele redivivo, o magari Socrate al ginnasio con Alcibiade.

Divertente, ma alla fine ti lascia un senso di tristezza e di desolazione. Credevo che quanto affermato nei suoi libri, per quanto debole, volesse comunque avere un fondamento teoretico. Invece sono quello che sono: suggestioni per ammiccare all'aperitivo. Pensare che mi arrabbiavo, quando lo sentivo dire nelle interviste a Repubblica che lui voleva difendere la Chiesa da se stessa. E pensare anche che qualche cattolico lo considera ancora una sorta di Pascal gay de noantri.

ld











mercoledì, 01 settembre 2004

Referendum & Blondet VS. Possenti

Luigi,

1) sul referendum. Sai che a sud del Mar Morto c'è un antichissimo sito funerario che qualcuno identifica con la città di Sodoma. Bene, io farei una grande raccolta di firme, a tappeto, in tutta Italia, perché Israele regali il luogo in questione ai membri del partito radicale transnazionale. Se la meritano anche loro, come i montagnard, una patria.

2) Blondet e Possenti. Hai fatto bene a tirare fuori quello scontro sulle pagine di Studi Cattolici, che penso anch'io stia dietro a certi toni aspri, soprattutto da parte del Possenti, che è persona generalmente molto moderata. Il fatto è che, come hai ricordato tu, anni fa Blondet andò a toccare in un articolo un tasto delicatissimo per molti e sommamente per Possenti: il rappporto fra Sua Maestà Maritain e un personaggio che dire torbido è poco, cioè Léon Bloy. Bloy da cui Maritain e la moglie Raissa furono convertiti al cattolicesimo e venerarono come maestro, fino a curare la pubblicazione di un suo libro davvero inquietante come "Dagli ebrei la salvezza". In specifico Blondet avanzava l'ipotesi che la chiave per leggere e capire davvero Maritain, con il suo tomismo fasullo, le sue acrobazie tra modernismo e reazione, con le sue amicizie ambigue tra Djuna Barnes, Jean Cocteau e tanti altri, con la sua sorniona inclinazione a teorie come l'apocatastasi, fosse l'apocalittica gnostica di Bloy. Figurarsi la reazione del buon Possenti, che ha passato una vita a leggere e a commentare Maritain e ancora lo cita come il punto di riferimento filosofico sommo per i tempi attuali.

Giusta o sbagliata che sia la lettura blondetiana, ci sono da notare però due cose, in memoria di quell'epico scambio epistolare: la prima è che un personaggio niente affatto sprovveduto che condivide la posizione del giornalista di Avvenire è Roberto Calasso, che pubblica Bloy proprio nella convinzione che dietro la prosa furiosa e sferzante dello scrittore francese non ci sia lo spirito paolino, ma quello di un eretico invasato; la seconda è che quella di Blondet non era proprio farina del suo sacco: il tutto era preso da un libro di tale Raymond Barbeau, "Un prophète luciférien", uscito a Parigi negli anni' 50 e mai più ripubblicato, in cui questo Barbeau affrontava l'esoterismo di Bloy con una serie di documenti e di prove davvero suggestive. Mistero nel mistero, si dice poi che il Barbeau sia sparito dalla Francia per tornare in Canada (da dove proveniva) occupandosi della causa indipendentista del Québec. E mai più scrivendo di Bloy, su cui pure aveva fatto ricerche in teoria esplosive.

GdC

mercoledì, 01 settembre 2004

Blondet VS. Possenti, come ai vecchi tempi su Studi Cattolici

Caro Guido,

l'ormai famosa intervista di Repubblica a Pera sul pericolo dell'Islam e sui cattolici tiepidi porta nuovamente a uno scontro tra Maurizio Blondet e Vittorio Possenti.

Il primo, che ultimamente pubblica con Effedieffe, ha scritto su Avvenire un corsivo di fuoco chiedendo di non fare di tutto l'islam un fascio; il secondo dà ragione al Presidente del Senato. Magister sul suo blog soffia sulla polemica.

Ma non è la prima volta che Blondet e Possenti si trovano l'uno contro l'altro. Ricordi che toni infuocati tra i due su Studi Cattolici di qualche anno fa? La querelle verteva su Maritain: un faro del pensiero per Possenti (sua moglie ne
ha anche tradotto dei libri); un ambiguo pensatore criptognostico pappa e ciccia con Léon Bloy per Blondet.

Cavalleri, direttore di Studi Cattolici, se non ricordo male prima stette a guardare, anzi a leggere, poi prese posizione a favore di Blondet.

Adesso, anche se spinti da terzi, li troviamo di nuovo l'uno contro l'altro. Magari è tempo di rivincite. Staremo a vedere e a leggere. Ciao

LD

PS. che mi dici sulla casa editrice effedieffe?