lunedì, 29 novembre 2004

Gesuitika

Caro Luigi,

 

tu che ben mi conosci, sai che cincischiare con il coltello i lembi della ferita aperta o sparare con il fucile a pompa sulla Croce Rossa che passa non è esattamente ciò che più mi piace fare. Soprattutto se la piaga e la Croce Rossa in questione sono l’amatissima Compagnia di Gesù, la cui situazione in un figlio della Chiesa non può che suscitare una profonda pietas, oltre a un sentimento vischioso e amarissimo, tipo quello delle olive selvatiche staccate dallalbero e masticate per bene (mai provato?).

 

E con spirito meramente documentario, quindi, che ti segnalo questa pagina uscita a latere della morte di p. Cyril Barrett SJ. Lo faccio perché mi sembra comunque utile avere unidea realistica di quello che passa o è passato fra i membri della gloriosa Societas Jesu, soprattutto allestero. In Italia, infatti, per forza di cose (vaticane) il tenore del dissenso e dello sbandamento è sempre stato più contenuto. E di molte cose, noi lettori italici della Civiltà Cattolica o tuttal più di Aggionarmenti Sociali, spesso manco ci siamo accorti.

 

Tra laltro, sul senso e le cause della sconcertante parabola novecentesca dellordine fondato da S. Ignazio sarà bene, in un futuro prossimo, provare a ragionarci un po insieme. Perché trattasi di una vicenda di capitale importanza per la Chiesa tutta e niente affatto facile da decifrare nei suoi arcana.

 

Ciao

 

GdC

sabato, 27 novembre 2004

Olivetti biodinamico

Caro Luigi,

 

effettivamente mi chiedo cosa succederebbe se il ministro Alemanno, magari con l’ausilio di Buttiglione, promuovesse al posto delle colture ogm la pratica delle antiche rogazioni.

 

Per l’agricoltura biodinamica pare invece non ci siano problemi. Che il TG2 faccia un servizio esaltante sul concime spirituale di Rudolf Steiner – come ieri sera, con tanto di intervista alla contessa Crespi – che dell’arte agrosofica ne parlino con non chalance Corriere Repubblica e Manifesto, che l’adelphiano (e te pareva) Geminello Alvi diffonda il verbo di Waldorf per mezzo delle riviste e delle case editrici più patinate, pare del tutto laico e scientifico.

 

Sempre a proposito di Steiner, visto che mi hai portato sul tema, mi concedi di fare un appuntino – ino ino e senza pretese s’intende – a Vittorio Messori? Per il quale comunque sai tuuutta la stima, la riconoscenza e l’affetto che provo..

 

Nel suo ultimo libro Il mistero di Torino, Messori ricorda Adriano Olivetti, il famoso industriale di Ivrea, sottolineandone l’anelito spirituale, il battesimo ricevuto nel 1949, l’impostazione comunitaria della sua azione sociale, ecc.:

 

ho sempre pensato che l’ispirazione di fondo del suo Movimento di Comunità, fosse qualcosa che riguardava da vicino la christianitas medievale. Non a caso gli ispiratori ideali erano autori cattolici come Maritain (il vero maître à penser di Paolo VI) e Mounier; e non a caso il simbolo - quello che ancora appare sulle edizioni che ne portano il nome - è la campana di una delle parrocchie canavesane alle quali il Movimento si appoggiò. Era cattolico, il pensiero di Adriano Olivetti, nella ricerca di una terza via ... e il suo nome... oltre che della storia laica merita di far parte anche di quella dell’impegno sociale cattolico”.

 

Impressioni, però, un po’ fuori pista. Olivetti fu infatti uno dei primi e più zelanti seguaci di Rudolf Steiner in Italia (la cosa è risaputa da tempo, ma anche per chi poteva essersi distratto, una nipote di Olivetti, Erica, ha appena fatto uscire presso le edizioni Mediterranee Gli Olivetti e l’astrologia, un resoconto molto dettagliato delle credenze esoteriche dei suoi familiari, zio Adriano in testa). Il comunitarismo spiritualista, la “terza via” e l’azione pedagogica che resero celebre l’imprenditore, erano semplicemente i primi tentativi di importare le teorie antroposofiche nel nostro paese. E l’attenzione a certi autori + l’uso di certa simbologia cristiana – che hanno suggestionato più di un buon cattolico – erano un modo, certo astuto e ben coperto, per calare nel dibattito culturale le categorie del cristianesimo riletto da Steiner.

 

Olivetti era del resto un pezzo da novanta di quell’alta borghesia, di credo non proprio apostolico romano, legata a doppio mandato alla persona di Raffaele Mattioli. E le sue Edizioni di Comunità furono uno dei laboratori che prepararono la successiva operazione Adelphi, con Ernst Bernhard – l’analista jungiano che plasmò la casa editrice oggi guidata da R. Calasso – che a partire dalla metà degli anni ’40 divenne consulente spirituale, oltre che editoriale, dello stesso Adriano.

 

Con questo non me ne voglia, ovviamente, il grande Messori. Per il quale la mia gratitudine cresce semplicemente di libro in libro.

 

Buon week-end

 

GdC

mercoledì, 24 novembre 2004

Te rogamus, audi nos

Caro Guido,

 

hai richiamato sapori e quindi ti segnalo che si apre domani a Sabaudia il XXIV Convegno Internazionale di Agricoltura Biodinamica. Ad aprire i lavori ci sarà Giulia Maria Mozzoni Crespi, Presidente del Fai ed accesa sostenitrice dell’agricoltura che segue i dettami di Rudolf Steiner.

 

Il tema mi interessa sempre anche perché, come sai, posso dire che al Goetheanum, volente o nolente, io ero praticamente di casa e, anche se a debita distanza, ne subivo gli influssi.

 

Ormai qualche anno fa mi ero letto con attenzione Impulsi scientifico-spirituali per il progresso dell’agricoltura. Si tratta della trascrizione di otto conferenze che Rudolf Steiner, ormai più che un semplice aspirante maghetto, tenne nel 1924 ad un centinaio di Agricoltori Tedeschi nel Castello di Koberwitz, presso Breslavia, ospitati e lautamente rifocillati dalla munifica liberalità del Conte Keyserlingk.

 

Le lezioni partono dai principi dell’antroposofia per arrivare a dare vere e proprie indicazioni pratiche su come coltivare con successo patate, carciofi e barbabietole. Non sto qui a tirartela lunga su come migliorare la performance del tuo orto, ma giusto per farti capire su quali tecniche si soffermerà domani la nostra presidente del Fai ti cito un passo dalle lezioni di Steiner.

 

“Prendiamo dunque del letame nello stato in cui possiamo disporne, stipiamolo in un corno di mucca e sotterriamolo nel terreno a una certa profondità, da settanta, ottanta centimetri fino a un metro e mezzo, purché non si tratti di terra troppo argillosa. Il corno va lasciato sotterrato tutto l’inverno quando il terreno ha la sua massima vitalità... Poi il corno va dissotterrato e ne va estratto il letame... In un simile letame sono contenute immense forze astrali ed eteriche che si possono adoperare diluendo in acqua comune, forse leggermente calda... Se si vuole trattare col concime una superficie corrispondente a circa 1200 metri quadrati, basta il contenuto di un corno diluito pressappoco in mezzo secchio d’acqua... bisogna però mescolare in senso rotatorio la soluzione cominciando a girare rapidamente alla periferia, in modo che al centro si formi un vortice il cui apice tocchi quasi il fondo. Poi si cambia direzione... facendolo per un’ora.”

 

Steiner lo chiama “letame spirituale”. Se invece volessi aumentare la forza radiante del cumulo di letame devo prendere “uno due pugni di achillea pressata in mano con energia e messa in una vescica di cervo... questa massa di achillea deve essere appesa durante l’estate in un luogo il più possibile illuminato dal sole”. Pare che messo poi sul letame questo acquisisca forza radiante. Non so cosa voglia dire, ma ad un contadino un po’ perplesso ha chiarito che il cervo deve essere maschio.

 

Immagino che in quasi cent’anni siano riusciti perfino ad affinare le tecniche. Per appurarlo, cercheremo di ottenere gli atti del convegno.

 

Diciamo che l’idea di base, in aperta polemica con buona parte del metodo scientifico degli ultimi quattrocento anni, non sarebbe neppure sbagliata: ovvero che bisogna partire dal tutto per arrivare a comprendere il dettaglio.

 

Solo che per Steiner il tutto è l’universo e le forze astrali, la luna, il sole, mercurio, venere. Hai mai avuto modo di vedere il calendario per la semina che gli antroposofi editano?

 

Io invece so che il tutto non è l’universo. L’universo dice di essere parte ed cade in contraddizione se pretende di essere l’assoluto. C’è qualcosa che eccede, e questo è quanto dicono essere Dio. E la nostra storia è l’esperienza di questo Dio che si abbassa e si fa compagnia all’uomo. Non siamo soli con le maree e le cipolle.

E allora alla vescica di cervo preferisco e ritengo scientificamente meglio fondate le ormai vecchie e desuete rogazioni. Quelle processioni che io ho solamente sentito raccontare: i fedeli percorrevano le strade di campagna col prete e con la croce in testa, fino ad abbracciare tutti i campi. Arrivati nei punti prestabiliti recitando preghiere e cantando litanie, il prete alzava la croce e col popolo gridava: “A folgore et tempestate”, “Ab inundatione acquarum”, “Libera nos Domine”, “Ut fructus terrae dare et conservare digneris” “Te rogamus, audi nos”.

 

Stammi bene.

LD

mercoledì, 24 novembre 2004

Ancora a tavola con il Divino (però falso)

Caro Luigi,

 

anche a tavola, però, avendo a che fare con il divino, è d’uopo l’ignaziano discernimento degli spiriti. Una volta, per esempio, mi capitò di cenare con una cultrice new age di angelologia, che mi spiegava - seriamente - come cogliere i messaggi angelici dalle configurazioni assunte dall’uovo al tegamino e dalla maionese sulle tartine. Un ricordo mistico e saporito che mi è tornato alla mente seguendo il caso americano riportato dall'AdnKronos che qui ti appiccico.

 

Washington, 23 novembre. Un sandwich al formaggio su cui secondo molti si distinguerebbe l’effige della Madonna e’ stato venduto all’asta per 28mila dollari. Il toast, preparato dieci anni fa, e’ stato acquistato sul sito internet eBay dal direttore di un casino on line, Golden place.com, che ha gia’ annunciato di voler organizzare un tour mondiale per mostrare quello che e’ diventato ‘‘un simbolo della cultura pop’’ e poi rivenderlo per devolvere il ricavato in beneficenza. ‘‘Useremo il sandwich per raccogliere soldi per la beneficenza - ha detto Richard Rowe - Speriamo che possa elevare gli spiriti di tante persone’’. Pur avendo dieci anni, il toast non e’ mai ammuffito da quando e’ stato preparato, ha giurato davanti ai giornalisti Diane Duyser, la donna americana originaria della Florida che per prima ha sostenuto di aver riconosciuto l’effige della Madonna. Al quotidiano Chicago Tribune, la Duyser ha raccontato di aver addentato il toast e di essersi resa conto dell’immagine. ‘‘Stavo per dare un morso ed e’ stato allora che ho visto questa donna che mi guardava’’, ha detto al giornale.

 

GdC

lunedì, 22 novembre 2004

A tavola con il Divino

Caro Luigi,

 

sai cos’è mancato alla festa di ieri, perché risultasse davvero una festa? Direi un tocco culinario. Da che mondo è mondo, infatti, le feste si celebrano un po’ anche a tavola. Papini stesso ci ricordava che Gesù “quand’era vivo, mangiava e beveva, e si lasciava profumare i piedi e i capelli, e aveva in uggia i digiuni ipocriti e le vanitose penitenze”. Ma chi, il Papini che si fece ad un certo punto terziario francescano? Sì, proprio lui, che fu seguace infatti non di un Francesco macilento e cataro, ma di quel Francesco che, stando al sapido racconto di Tommaso da Celano, voleva, in occasione del Santo Natale, che il potente di turno spargesse per le vie frumento e granaglie in abbondanza, sicché pure gli uccelli potessero giubilare.

 

Del resto, non è mica solo un fatto giudeo-cristiano quello del binomio tra pasto e sacro (e ci mancherebbe. Sembra anzi che sia uno dei motivi riccorenti un po’ in tutte le religioni). Mi viene in mente che anche il livido Karoly Kerényi, nel suo Religione antica pubblicato da Adelphi, ha dedicato un capitolo a “La sacralità del pasto”, dicendo cose tipo queste:

 

anche nella più semplice vivanda si può avvertire il carattere festivo di un pasto preparato e assaporato con dedizione, un pasto nel corso del quale è escluso ogni pensiero che distolga da questa dedizione ed è ammesso solo ciò che, dal piano di un consumo attento e rispettoso, si innalza verso una espansività che nasce spontanea. In questo senso il mangiare in sé è la materia di una possibile festa. E come l’espansività dei commensali trova spontaneamente le sue forme di manifestazione naturali nel canto e nella danza, con la medesima spontaneità essa sorge durante il banchetto stesso. Ma il pasto degli antichi - dei Greci, degli Etruschi, dei Romani - non è mai puramente materiale e formale: esso contiene sempre un riferimento alla presenza divina, a uno o più partecipanti spirituali, che condividono il banchetto, e appunto perciò esso è una festa pienamente realizzata

 

certo il Kerényi ci tiene poi a far percepire quell’odore di sangue e morte, “quegli atti terribili ed empi” su cui la sacralità del pasto si fonderebbe (siamo sempre in ambito Adelphi, niente di strano) ma non senza intuizioni felici (e mi sa che dalle considerazioni kerenyiane sull’ambiguità del “sacer” antico, per esempio, anche il noto indoeuropeologo Emile Benveniste ha pescato un po’).

 

Comunque, Luigi, non avendo potuto festeggiare gastronomicamente quest’anno, ti butto lì tre idee per l’anno a venire. La prima, nel caso volessimo fare un banchetto fatto in casa, è quella di studiare per tempo il libro A taste of catholicism, abbinamento di gusto e spirito cattolico che in USA ha riscosso un grande successo, e che è stato aggiornato più volte negli ultimi anni. Volendo rendere il tutto ancora più rustico, potremmo poi contattare p. Dominic Garramone, benedettino americano che predica una particolare ascesi attraverso l’operazione del pane fatto in casa: con gran numero di discepoli, pare, e ottimi risultati come fornaio.

 

Ma, se invece volessimo fare gli esosi, se invece volessimo far crepare l’avarizia – e sarebbe questa la mia intenzione, francamente – io direi di chiamare in aiuto, a servirci una cena come si deve, i cuochi europei cattolici: una potentissima organizzazione cattolica semisegreta (qualcuno li definisce i templari del buona tavola, qualcuno l’Opus Dei dei ristoranti) che, devotissimi a S. Francesco Caracciolo, hanno la fama di unire in modo implacabile santità di vita e virtuosismi da chef...

 

Cosa ne dici?

 

GdC

domenica, 21 novembre 2004

Regnabimus/5

In festa anche Sebastiano Mallia, che ringraziamo per questa lettera.

“Allora tu sei re?” chiese Pilato a Gesù, e questi rispose: “Si io sono re, ma il mio Regno non è di questo mondo”.
“Uscito” apparentemente dalla Storia, Cristo la governa affidandosi agli uomini che si cibano di Lui, della Sua Parola e della Sua presenza.
Essi convergono verso quel punto della vicenda umana nel quale noi tutti convergeremo.
Quello spazio sociale, politico e culturale che è la rete ha un grande bisogno di presenze autenticamente cristiane, di lievito che faccia fermentare una società morente ed omicida.
I blogs cattolici - da me scoperti di recente - costituiscono la realtà forse più fresca ed immediata di confronto culturale e sociale.
Non solo, si completano molto a vicenda, rendendo testimonianza, ancora una volta, della ricchezza dei carismi che lo Spirito ha donato alla Sua Chiesa.
Grazie per la vostra presenza, per il vostro contributo ad un Regno che, silenziosamente presente, continua a crescere.







domenica, 21 novembre 2004

Regnabimus/4

Carissimo Luigi,

 

è festa, da mezz'ora è Cristo Re! E per brindare è quasi impossibile non farsi tentare da questo brano della Storia di Cristo di Giovanni Papini, che il bravo Botblog ha messo sul suo sito. La pagina in cui, quella che è stata una delle penne più acrobatiche e appassionate del '900 italiano, annunciava la sua conversione al cattolicesimo, come "suddito e soldato di Cristo Re". E' un po' lunga, forse, per un brindisi, ma ci si può provare (e grazie a Botblog, ovviamente).

 

GdC

 

Come lo scrittore sia giunto a ritrovare Cristo, da sè, camminando per molte strade che alla fine sboccavano tutte ai piedi della Montagna dell’Evangelo, sarebbe un discorso troppo lungo e anche difficile. Ma il suo esempio - cioè quello d’un uomo che ebbe sempre, fin da bambino, una repulsione per tutte le fedi riconosciute e per tutte le chiese, e per tutte le forme di vassallaggio spirituale, e poi passò, con delusioni tanto profonde quanto erano stati potenti gli entusiasmi, attraverso molte esperienze, le più diverse e le più nuove che poteva trovare - l’esempio di quest’uomo, dico, che ha consumato in se stesso le ambizioni d’un’epoca instabile e irrequieta come poche ve ne furono; l’esempio di un uomo che dopo tanto scavallare, motteggiare e vaneggiare torna vicino a Cristo, non ha, forse, un significato soltanto privato e personale.

Non v’è tornato per stanchezza perché, anzi, comincia per lui una vita più difficile e un obbligo più faticoso; non per le paure della senilità perché ancora si può chiamare giovane; non per voglia del perché, nel clima di questi anni, gli varrebbe meglio esser lusingatore che giudice. Ma quest’uomo, tornato a Cristo, ha veduto che Cristo è tradito e, piu’ grave d’ogni offesa, dimenticato. E ha sentito l’impulso di ricordarlo e difenderlo.

Perché non soltanto i suoi nemici l’hanno lasciato e guastato. Ma quelli stessi che furono i suoi discepoli, lui vivente, e lo compresero a mezzo e alla fine l’abbandonarono; e molti di quelli che son nati nella sua Chiesa e fanno il contrario di quel che comandò e hanno più dilezione per le sue immagini dipinte che per il suo esempio vivo e quando hanno consumato labbri e ginocchi in qualche materiale divozione credono d’essere in pari con lui e d’aver fatto quanto chiedeva, quanto chiede, disperatamente, e quasi sempre invano, insieme ai suoi Santi, da mille e novecent’anni.

Una storia di Cristo, scritta oggi, è una risposta, una replica necessaria, una conclusione inevitabile: il peso che si mette sul piatto vuoto della bilancia, perché dall’eterna guerra tra odio e amore esca, almeno, l’equilibrio della giustizia. E se diranno, a chi la scrisse, ch’è un ritardatario non lo toccano. Ritardatario, spesso, sembra colui ch’è nato troppo presto. Il sole che tramonta è lo stesso che, nello stesso momento, tinge la mattina nuova d’un paese lontano. Il Cristianesimo non è un’anticaglia ormai assimilata, in quel che aveva di buono, dalla stupenda e imperfettibile coscienza moderna, ma è, per moltissimi, tanto nuovo che non è neppure cominciato. Il mondo, oggi, cerca Pace più che Libertà e non v’è pace che sotto il giogo di Cristo.

Dicono che Cristo è il profeta dei deboli e invece venne a dar forza ai languenti e a fare i calpestati più alti dei re. Dicono che la sua e’ religione di malati e moribondi eppure guarisce gl’infermi e risuscita i dormienti. Ch’è il Dio della tristezza mentre esorta i suoi a rallegrarsi e promette un eterno banchetto di gioia ai suoi amici. Dicono che ha introdotto la tristezza e la mortificazione nel mondo e invece, quand’era vivo, mangiava e beveva, e si lasciava profumare i piedi e i capelli, e aveva in uggia i digiuni ipocriti e le vanitose penitenze. Molti lhanno lasciato perché non l’hanno mai conosciuto. A codesti, specialmente, vorrebbe giovare questo libro.

Il qual libro è scritto, si perdoni il richiamo, da un fiorentino, cioè sortito da quella nazione che, sola fra tutte, scelse Cristo come proprio Re. La prima idea l’ebbe Girolamo Savonarola nel 1495 ma non poté portarla a buono. Fu ripresa, nelle distrette del minacciato assedio, nel 1527, e approvata a gran maggioranza. Sulla porta maggiore del Palazzo Vecchio, che s’apre tra il David di Buonarroti e l’Ercole del Bandinelli, fu murata una lastra di marmo con queste parole:

 

JESUS CHRISTUS REX FLORENTINI

POPULI P. DECRETO ELECTUS

 

Codesta iscrizione, benché mutata da Cosimo, c’è sempre; quel decreto non fu mai formalmente abrogato e disdetto e lo scrittore di quest’opera è fiero di riconoscersi, anche oggi, dopo quattrocent’anni di usurpazioni, suddito e soldato di Cristo Re.

sabato, 20 novembre 2004

Regnabimus/3

Ricevo e ti giro con gioia questa lettera di Franz von Lahn.

ld

 

Domenica 21 Novembre 2004, festa di Cristo Re. E’ festa? E allora cantiamo!

Per l’occasione ho pensato di proporvi Ist Gott für mich, “se Dio è con me” di Paul Gerhardt (1607-76), un classico tra i canti evangelici del barocco. In 15 strofe Gerhardt ci insegna con grande semplicità e precisione la profonda verità della fede: bisogna credere nonostante tutto che Cristo è “il mio onore, il mio splendore e la mia chiara luce”. Dio è il nostro Padre amoroso proprio perché ci sottopone o perché permette che veniamo sottoposti a dura tribolazione. Chi in mezzo ad essa resiste al dubbio ed alla disperazione, merita il paradiso.

 

Gran bel discorso potremmo dire, se non fosse che ci troviamo intorno nel 1648, verso la fine di una guerra tra le più devastanti e strazianti in terra tedesca, quella dei trent’anni. Ottimo testimone ne è il contemporaneo Hans Jakob Christoffel von Grimmelshausen, che nel suo romanzo picaresco Simplicius Simplicissimus (dato alle stampe nel 1668) ci offre una prospettiva a volo radente sulla condizione del popolo in quel tempo.

 

Tornando indietro a Paul Gerhardt, vediamo quanto è fresca la ferita e quale è la sua reazione anche nei confronti dei regnanti, ponendo in tal modo un forte accento su chi in realtà egli consideri il suo regnante.

 

Ecco il passaggio tetro alla 13esima strofa:

 

Die Welt, die mag zerbrechen,
Du stehst mir ewiglich,
Kein Brennen, Hauen, Stechen
Soll trennen mich und dich,
Kein Hungern und kein Dürsten,
Kein' Armut, keine Pein,
Kein Zorn der großen Fürsten
Soll mir ein' Hindrung sein.

 

Che nella traduzione suona all’incirca così:

 

il mondo, vada esso pure in frantumi,

tu per me sei eterno,

né fuoco né scure né lancia

ci possono separare,

né fame e sete,

né povertà e dolore,

né l’ira dei potenti principi

saranno per me d’intralcio


e la conclusione alla 15esima strofa in piena luce sfolgorante:

 

Mein Herze geht in Sprüngen
Und kann nicht traurig sein,
Ist voller Freud'und Singen,
Sieht lauter Sonnenschein.
Die Sonne, die mir lachet,
Ist mein Herr Jesus Christ;
Das, was mich singen machet,
Ist, was im Himmel ist.

 

Il mio cuore spicca salti,

e non può essere triste,

è pieno di gioia e di canto,

vede solo raggi di sole.

Il sole, che mi sorride,

è il mio Signore Gesù Cristo;

ciò che mi fa cantare,

è cosa c’è in cielo.

 

Cordialmente,

Franz von Lahn

 

p.s.: testo integrale accompagnato da musica barocca disponibile in questo sito:

 
















sabato, 20 novembre 2004

Regnabimus/2

Angelo, anche se un po' distante, si unisce alla festa. E noi a lui.
sabato, 20 novembre 2004

Regnabimus

Caro Luigi,

 

eccoci a un giorno dalla festa di Cristo Re, il nostro “patrono”, la nostra solennità!

E come alla vigilia di Natale si usa portare i regali agli amici, così stamattina ho pensato di portarti un paio di piccoli doni (alquanto simbolici, ahimé).

 

Qui, se vuoi evitare almeno per una domenica la tortura del grat grat chitarristico durante la Messa, hai l’opportunità di ascoltare la suggestiva liturgia in gregoriano di domani (ancora più suggestivi sarebbero i vespri, ma quelli purtroppo non li ho trovati).

 

Qui, invece, ti mando un brano di un’omelia per la Festa di Cristo Re che ho trovato su internet (è di p. Antonio Izquierdo, un Legionario di Cristo che ha pubblicato in Italia alcuni libri di spiritualità) e che esprime con efficacia la bellezza di ciò che ci apprestiamo a celebrare:

 

Venga il tuo Regno! Tertulliano, nel suo commento al Padre Nostro, scrive: “Che il tuo Regno venga il più presto possibile, è il desiderio dei cristiani, è la confusione per le nazioni. Noi gioiamo per questo, ma ancor più preghiamo per la sua venuta”. È un desiderio che noi cristiani andiamo ripetendo da 21 secoli. [...] Sappiamo che il Regno di Cristo vive in una situazione di tensione permanente, perché lo esige la sua stessa crescita, perché incontra delle resistenze alla sua azione di trasformazione. Ciononostante, affinché giunga questo regno di pace, di giustizia e di amore, lavoriamo, soffriamo, preghiamo, noi cristiani e tutti gli uomini di buona volontà. Venga il tuo Regno! Sia questo il grido con cui annunciamo un nuovo giorno, e con cui, alla sera, chiudiamo il duro lottare della giornata. “Affinché - diciamo con san Cipriano - noi che lo abbiamo servito in questa vita, regnamo nell’altra con Cristo Re, come egli stesso ci ha promesso”.

 

GdC

venerdì, 19 novembre 2004

Spirito di centro

Caro Luigi,