martedì, 29 marzo 2005

Colomba di Pasqua

Luigi,

visto che mi parlavi di The Passion.  Hai presente la scena in cui Gesù, già pesto e in catene, portato di fronte a Pilato alza gli occhi e vede un colomba bianca?

Quando vedo questa indimenticabile foto del Papa, anche lui pesto e in catene, alle prese con il suo personale Calvario, la coincidenza mi sembra davvero forte.

GdC

venerdì, 25 marzo 2005

La giustizia di Dio

Caro Luigi,

Magister finalmente ci becca. Il suo post è davvero un bel modo per onorare questo Venerdì Santo. Per cui lo riporto integralmente:

Una settimana giusta prima del Venerdì Santo, il cardinale Joseph Ratzinger ha riletto da par suo il processo a Gesù.

L’ha fatto in San Pietro nell’omelia di chiusura del convegno sui 40 anni della “Gaudium et Spes”.

La passione del Signore, ha detto il cardinale, mette in scena lo scontro tra Gesù e i suoi oppositori e tra le loro differenti concezioni della giustizia.

Gli avversari di Gesù non negano i prodigi di grazia, di compassione e di amore da lui compiuti, ma rifiutano che egli si proclami Figlio di Dio: “Essi rigettano il significato di ciò che hanno visto e sentito, rimangono a livello dell’umana giustizia, e invocano la legge la quale richiede che la bestemmia sia punita con la lapidazione”.

Ratzinger ha precisato che secondo la teologia classica la virtù della giustizia è composta da due elementi che i cristiani non devono separare: “La giustizia verso Dio è ciò che noi chiamiamo la virtù della religione”, mentre “la giustizia verso gli esseri umani è il fondamentale atteggiamento di rispetto verso gli altri in quanto persone create da Dio”.

Applicando al mondo d’oggi, il cardinale Ratzinger ha fatto notare che “quando la Chiesa si impegna a lavorare per la giustizia a livello umano - e ci sono poche istituzioni nel mondo che si impegnano come la Chiesa cattolica per aiutare i poveri e gli svantaggiati - allora il mondo elogia la Chiesa”.

“Ma quando il lavoro per la giustizia della Chiesa tocca problemi come il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento fino alla morte naturale, o quando la Chiesa confessa che il rispetto della giustizia include le nostre responsabilità nei confronti di Dio, allora non infrequentemente il mondo reagisce nello stesso modo di cui si parla nel Vangelo degli oppositori di Cristo”.

“Come cristiani noi dobbiamo costantemente ricordare che il richiamo alla giustizia non è qualcosa che può essere ridotto alle categorie di questo mondo”, ha affermato il Cardinale. “Per essere operatori di vera giustizia noi dobbiamo essere resi giusti attraverso il contatto con colui che è esso stesso giustizia: Gesù di Nazareth”.

“Il luogo di questo incontro è la Chiesa, dove egli è potentemente presente nei sacramenti e nella liturgia”.

Da questo punto di vista la celebrazione della Settimana Santa è “il trionfo della giustizia di Dio al di sopra del giudizio umano. Nel mistero del Venerdì Santo, Dio è condannato dagli uomini e dalla umana giustizia,  nella vigilia della Pasqua la luce della giustizia di Dio scaccia il buio del peccato e della morte”.

Ciao

GdC

giovedì, 24 marzo 2005

Die Sorge

Caro Guido,

qui non basta pregare per gli ammalati. Bisogna pregare per chi si prende cura degli ammalati.

LD

giovedì, 24 marzo 2005

Bordin e l'inglese

Caro Luigi, ieri mattina rassegna stampa su Radio radicale. Massimo Bordin legge stralci del pezzo di Oscar Giannino su Il Riformista. Ad un certo punto, di fronte all’innocuo anglismo “living will”, ossia testamento biologico, esce con un raggelante e reiterato LAIVING UIL. Uno sfregio, pensavo, alla transnazionalità del partito.

Niente a che vedere, pensavo sempre fra me e me, con il bell’inglese di Emma Bonino, che si è laureata in Lingue e letterature straniere alla Bocconi di Milano. Prima che l’Università milanese chiudesse questa augusta facoltà: era diventata la pentola a pressione del nascente movimento femminista. Dove muovevano i primi passi future grandi personalità come quella della Bonino, appunto, o di Grazia Francescato, che nel ’75 sintetizzò i frutti degli esami bocconiani di letteratura angloamericana e le proprie esperienza di vita in un fondamentale, quanto oggi dimenticato, Famiglie aperte. La comune: analisi socio-psicologica delle comuni nordamericane, con una nota sulle comuni italiane (Feltrinelli).

A proposito poi di strafalcioni. Meriterebbe sicuramente l’oscar La Stampa di martedì, che in una colonna sul caso di Terri Schiavo, dava come presidente del Comitato nazionale di bioetica l’illustre prof. Roberto D’Agostino

Ciao

GdC    

mercoledì, 23 marzo 2005

Escatologia andante

Caro Luigi,

dagli ebrei alla nuova Gerusalemme di Varallo, agli anabattisti del web, siamo sull’escatologico andante. E del resto se non si è un po’ escatologici durante la Settimana Santa, quando?

Ne approfitto allora per segnalarti due cose curiose. Non so se ricordi il primo volumetto Complotti di Maurizio Blondet, uscito ormai una decina fa. Lì c’era un capitolo, fatto abbastanza bene, sui British Israelites, la setta nata all’interno del protestantesimo inglese che vedeva l’origine degli anglosassoni nelle dieci tribù di Israele, quelle che si persero durante la cattività babilonese. E che di conseguenza interpretava il destino dei britannici, razza eletta, come messianico e irrevocabilmente imperiale.

Ora, l’articolo è più che mai attuale e utile per capire meglio certe saldature storiche tra Impero britannico, messianismo evangelico e fenomeni collegati,  e lo si può ritrovare intero sul sito di indymedia. In più, nel caso volessi ascoltare la voce degli ultimi pittoreschi esemplari di British Israelites, puoi cliccare qui, sulla loro radio canadese. Che, letteralmente, è tutto un programma.

Ciao

GdC

martedì, 22 marzo 2005

Template

Caro Guido,

 

stavo pensando che questo blog meriterebbe un po’ di manutenzione, ad esempio distinguendo i link.

 

Il blog che ho in mente rimane semplice, ordinato, con quel tanto di decoro che vuole essere segno di attenzione per i temi trattati e per le persone che passano di qui.

 

Sarà una certa predilezione per la grafica elvetica e la sua essenzialità, fatto sta che non abbiamo mai inserito foto o banner. E qui mi è venuto un dubbio: non è che lo stile del nostro blog avvalla una certa iconoclastia? Non è che sotto sotto siamo un blog calvinista?

 

Certo, a guardarsi in giro ci si imbatte in blog cattolici polimorfi, se non politeisti, con talmente tante animazioni che potrebbero passare per dei tempietti indù. Altri usano talmente tante font che sembrano quelle chiese romaniche con abside neoclassico e altari barocchi. Altri ancora sono così ricchi di immagini che sembrano le gallerie di ex voto del Santuario di Oropa.

 

Ma, poi, esiste una qualche regola? C’è un modello di riferimento per i blogger cattolici?

 

Intanto sarà meglio che impariamo almeno a mettere on-line le foto nella nostra sezione wxreimago. Giusto per non passare per anabattisti.

 

Ciao, LD

lunedì, 21 marzo 2005

Rappresentazione

Caro Guido,

 

ho visto, finalmente, The Passion di Mel Gibson.

 

Nel film, Gesù, per un colpo subìto, ha un occhio chiuso fin dall’inizio.  Un occhio solo. Nel linguaggio cinematografico indica la cinepresa, l’atto del vedere e del riprendere, è un segno che esplicita che il film è film, rappresentazione. It is as it was, dove il come dice la somiglianza ma anche la differenza.

 

Io non sono mai stato a Gerusalemme. E come me tanti, soprattutto intorno al 1487: Costantinopoli era già persa e la via verso la Terra Santa era diventata difficile. La Cristianità doveva recuperare una Gerusalemme che si stava allontanando.

In quell’anno, padre Bernardino Caimi fondò il Sacro Monte di Varallo. Il predicatore francescano conosceva perfettamente la planimetria dei luoghi santi e ne iniziò la ricostruzione scenografica.

 

Varallo è la nuova Gerusalemme, anche nell’assetto formale, anche nella metrologia, a volte realistica a volte simbolica. In questo modo il pellegrino ripercorre fisicamente passo dopo passo il cammino e la passione di Gesù.

 

Questo porta a un certo tipo di esperienza spirituale, mistica, come quella insegnata dagli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola e al suo ripercorrere nella preghiera la Passione di Cristo.

 

Per il cristiano la verità e la misura fondante è l’adeguamento di se stessi a Cristo. Un adeguamento che resta sempre imperfetto, anche quando a tentarlo sono santi di grande spiritualità.

 

Il film è un nuovo Sacro Monte. Luogo da ripercorrere nella preghiera. It is as it was, dove il come dice la somiglianza e la differenza.

 

Buona Settimana Santa.

LD

giovedì, 17 marzo 2005

Hail, Mary

Caro Guido,

 

hai visto la copertina di Time? Quest'anno 25 marzo e venerdì santo coincidono. Annunciazione e violenza. Ho recuperato questa mia vecchia riflessione che avevo già fatto da qualche parte, ma non ne è più rimasta traccia. Non credo tu l’avessi letta. Te la invio.

 

A presto, Luigi C. (Demiet)

L’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria. Li divide una colonna. L’ha dipinta il Beato Angelico nella sua annunciazione a Firenze. Sono molti i pittori che hanno rappresentato la scena ponendo tra i due un elemento che separa.

Quella colonna non sta lì a significare una separazione tra il mondo spirituale e quello fisico. Il Verbo si è fatto carne attraverso quel corpo di ragazza. E non rimanda neppure a qualche teoria dell’incomunicabilità. Maria viene salutata come piena di grazia perché ha piena intelligenza del mistero annunciato.

L’angelo annuncia che Dio scenderà su di lei. I pittori per secoli hanno sentito l’esigenza di porre la Madonna dietro colonne, mura, leggii, archi e gigli. Quasi a proteggerla. Ma non da Dio. Dagli uomini.

 

Da sempre gli uomini raccontano di incontri tra dio e l’uomo. L’annunciazione non è certo la prima teofania rappresentata. Le mitologie ne sono zeppe.

 

Solo che tra i pagani l’irrompere del dio significava possessione, pazzia, abbandono, violenza, stupro, omicidio. Basta ricordare Arianna, Fedra, Pasife, Io, Europa. E poi Semele, da cui nacque Dioniso, sedotta e folgorata da Zeus.

 

L’annunciazione dell’Angelo a Maria di Nazareth, invece, è un fatto radicalmente diverso dalle incursioni degli olimpici. Per questo l’artista cristiano doveva andare oltre alla semplice e riduttiva comparazione. Chiamato a rappresentare la differenza specifica, il valore, la novità essenziale non poteva non tradurre tutto questo in segni.

 

L’artista cristiano deve rappresentare un nuovo modo di guardare, di pensare e di credere.

L’incontro con Dio non è più all’insegna della violenza. Il fatto inaudito da annunciare è che Dio si è fatto uomo per amore dell’uomo. Dio si abbassa per accompagnare l’uomo.

 

Ora quella colonna del Beato Angelico sta a significare che Dio entra in modo nuovo nella storia. Maria non è Semele. L’incontro non è segnato dalla violenza come quello del dio pagano. Perché altro è lo sguardo di Dio sull’uomo. Quindi anche l’uomo è chiamato a guardare in modo diverso. Il pittore cristiano, prima ancora di disporre la scena attraverso la potente e mirabile prospettiva, ricorda agli uomini la nuova modalità di guardare. Li educa a non reiterare quello sguardo che annienta, che riduce a cosa la persona. Quella colonna protegge il pudore di Maria. Dove pudore è il sottrarsi ad uno sguardo dell’uomo che riduce a cosa e quindi nullifica. Che è come incenerire. Come quello sguardo che eravamo abituati a fuggire all’irrompere terribile del dio pagano.

 

Luigi C. (Demiet)

domenica, 13 marzo 2005

Fedeltà e libertà

Caro Guido,

 

abbiamo scritto più volte dell’inscindibile legame della Chiesa con l’Antico Testamento. Abbiamo anche ricordato quante volte la Chiesa abbia dovuto difendere quella storia antica contro le eresie marcionite.

 

Adesso tu guardi avanti e ricordi che il popolo ebraico rimane sempre l’eletto. Il cristiano sa che il suo futuro è legato a quello di ogni ebreo.

 

Non è tanto il dichiararsi amici di Israele. Qui non è questione di contingenza politica.

 

Qui ne va dell’escatologia stessa del cristianesimo, che passa attraverso il legame profondo, fraterno col popolo ebraico. L’intreccio è forte, ed è scritto che sarà fino agli ultimi tempi. Perché noi cristiani siamo legati alla fedeltà che il popolo ebraico avrà a se stesso. Perché la nostra storia dipende anche dalla loro libertà. Da come rispondono a Colui che è sopra ogni cosa. Come ai tempi dell’Antico Testamento.

 

LD

sabato, 12 marzo 2005

Ebrei in Italia

Caro Luigi

prendi una cittadina come Gubbio, in Umbria, con i suoi 35mila abitanti. Prendi un settore specifico, di tipo intellettuale, come il giornalismo. Quanti giornalisti eugubini, noti a livello nazionale, ti vengono in mente? A me francamente nessuno.

Prendi la comunità ebraica in Italia, con i suoi 35mila membri circa. Prendi  un solo ambito professionale, quello del giornalismo appunto. Quanti giornalisti ebrei, noti a livello nazionale, puoi citare (limitando la ricerca esclusivamente a quelli in attività)? Io Riccardo Barenghi, ex-direttore del Manifesto, Clemente Mimun, direttore del Tg1, Enrico Mentana, ex-direttore del Tg5, Gad Lerner, ex-direttore del Tg1, Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, Fiamma Nirenstein, Maurizio Molinari ed Elena Loewenthal della Stampa, Mario Luzzato Fegiz del Corriere della Sera, Arrigo Levi, oggi al Quirinale con l’amico Azeglio Ciampi, Alain Elkann (va beh, mezzo ebreo), Miriam Mafai di Repubblica. E so di dimenticarne diversi.

Sai, ci pensavo ieri mentre leggevo sul Giornale un articolo sul portavoce di Romano Prodi, il giornalista ebreo Ricardo Franco Levi.

E mi chiedevo se questa impressionante capacità di emergere degli israeliti, tanto nota quanto misteriosa, e che continua nel tempo, non sia davvero un riflesso mondano dell’elezione ricevuta dall’alto.

Ciao

GdC  

giovedì, 10 marzo 2005

Libertà VS. Libbertà

Vallo a spiegare che non sono io che faccio quello che dice Ruini, ma che è lui a dire quello che penso anch'io. Caro Guido, come si spiega ai professionisti della libertà che si può essere semplicemente e liberamente d'accordo. 

Anche nell'obbedienza.

Ciao, LD

mercoledì, 09 marzo 2005

Ex vita mors

Caro Luigi,

ricorda Francesco Agnoli in un suo articolo (scusa se passo bruscamente da ars a mors):

Anche in Italia abbiamo qualche episodio balzato agli onori della cronaca. Si può ricordare ad esempio la storia di Giorgio Conciani, ginecologo vicino ai radicali, autore di aborti clandestini, sostenitore dell’eutanasia, radiato dall’Ordine dei medici per istigazione al suicidio, che drammaticamente pose fini ai suoi giorni impiccandosi a una trave in cantina. Conciani faceva tutto per una sorta di perversa convinzione, ma si faceva pagare: alla sua morte i magistrati trovarono a suo nome “conti cospicui, depositi di preziosi, tra cui, particolare singolare, un quintale d’argento in grani” (Carlo Casini, Sul fronte della vita, LDC).

Vi è poi il caso, ancora, di Guido Tassinari, radicale, morto a Milano agli inizi dell’ottobre 1993, impegnato per la legalizzazione del divorzio, dell’aborto, della sterilizzazione volontaria, dell’eutanasia, e fondatore della Associazione per lo sbattezzo. Una vita intera dedicata ad una strana forma di carità “inversa”. Nel maggio 1989 venne condannato a quattro anni per aver assistito il suicidio di Umberto Santangelo, un cameriere di 33 anni.

Così, tanto per sapere, nel caso sentissi il Capezzone di turno parlare di “battaglia per dare speranza a chi soffre”.

 GdC

martedì, 08 marzo 2005

Una bella scoperta

Caro Guido,

 

se passi da Milano, all’Ambrosiana è custodito l’imponente cartone che servì a Raffaello per l’affresco La Scuola di Atene. Se poi passi a vederlo a Roma, meglio ancora.

 

Sulla destra c’è Archimede (o Euclide, o Bramante) con un gruppo di ragazzi. Questi rappresentano il processo della scoperta.

 

Il ragazzo più basso guarda la tavoletta ed è assorto per capire;

 

quello in piedi che appoggia la mano sul precedente fa segno col dito di aver capito: è il momento dell’eureka della scoperta, o dell’aver ricapito-rivissuto la scoperta; 

 

questo non basta, la scoperta di per sé vale poco, è condannata all’entropia, ciò che vale è la capacità di fare scoperte e infatti il terzo ragazzo, un po’ più basso (come il maestro), che ormai ha capito, si gira (come il maestro) per fare partecipe un’altra persona;

 

così il quarto ragazzo si avvicina da fuori del gruppo per partecipare a sua volta. A lui, il più alto, sarà affidato di riaprire la spirale conica che nel frattempo si è formata.

 

Scoperta e amore per la scoperta. Bisogna render conto del rendersi conto. Alla prossima, 

 

LD

domenica, 06 marzo 2005

Sulla causa dell'embrione

Caro Guido,

 

allora ti metto qui sotto alcuni appunti. L’ora tarda non è delle migliori. Il tutto è da approfondire. Riprendono alcuni temi che avevo già sviluppato qualche giorno fa.

 

Le note trattano di: l’uomo in potenza e la cause seconde; l’individualità e i gemelli monozigoti; se l’embrione stia nella nozione biologica.

 

1. L’uomo in potenza. Severino ha chiesto dove sia finito, visto che l’embrione è uomo.

 

Ora, ciò che esiste è l’individuo, questo individuo qui. Ad esempio, per capirci, l’embrione-Matteo. L’embrione-Matteo è uomo in atto.

 

L’uomo in potenza esprime la natura generica dell’essere uomo. Ovvero: per avere l’embrione-Matteo devono concorrere una molteplicità di cause che ne determinano man mano l’essere vivente, animale, mammifero, primate, ominide, uomo. Le cause precedenti ne determinano non l’essere l’embrione-Matteo, altrimenti esso sarebbe già, ma la sua natura generica, un certo tipo di organizzazione della materia. Il concorso di queste cause contingenti (seconde), che possono essere sempre impedite, possono determinare al massimo che quello che nascerà sarà un generico-uomo.

 

L’ultima determinazione del genere avviene con la fecondazione e dipende dal soggetto che concretamente è venuto all’esistenza. L’essere dell’embrione Matteo è fondamento dell’individualità sostanziale dell’embrione-Matteo. Non più un uomo qualsiasi, ma l’embrione-uomo-matteo in atto, indipendente dalla sostanza dei genitori.

 

2. Qui c’è un’obiezione: l’embrione qui può ancora diventare due embrioni. Non ci sarebbe quindi ancora un sostanza individua.

 

Obiezione che deriva da una constatazione biologica. Do una risposta che deriva da una constatazione biologica riferita da biologi: il formarsi di due gemelli monozigoti non comporta l’annullamento di un precedente per dare luogo a due novità. Piuttosto la biologia rileva che è l’embrione che forma-crea-dona da sé una novità, senza distruggersi ma persistendo nella propria individualità. E‘ come se un fratello lasciasse uscire-forgiare da sé l’altro fratello (lo stesso vale nel caso inverso, da due a uno).

 

3. Rischio di identificare e ridurre l’uomo ad una concetto biologico. Ma l’anima non è il genoma (comunque sia ciò che sia, l’anima è esterna, presiede allo stesso genoma).

Ma parto dall’inizio. Il vivente è capace di autodeterminare il proprio sviluppo o comportamento. Avviene a tutti i livelli: vegetativo, animale e umano.

 

Mi soffermo sull’ultimo livello. L’uomo è in grado di darsi fini esterni, non determinati dalla biologia. Questo controllo attivo deve essere posto al di fuori del singolo organismo umano. Aristotele lo identificava nella cultura (la razionalità era greca e non barbara, così altri lo videro nello zeitgeist, altri ancora in una mente collettiva).

 

Ma non basta. Perché l’uomo presenta una creatività che supera la cultura data. Ogni individuo ha la capacità di determinare non solo la sua biologia (nella forbice permessa dall’essenza individuale) ma anche i propri condizionamenti culturali. Posso guardare San Remo senza subire San Remo o addirittura, ridefinendo Sanremo, servirmi di San Remo per qsa d’altro. L’uomo va al di là del reticolo culturale. L’uomo crea.

 

Questo va fondato. La successione di cause seconde non è adeguata. Altrimenti l’uomo non uscirebbe dalla biologia e dalla cultura. Va fondato su un ulteriore relazione causale. Relazione causale ultima (perché costitutiva della formalità individuale irriducibile e inalienabile della singola persona) che ogni individuo umano ha con un agente che trascende la natura fisica, biologica e culturale  (causa prima, e “questo è ciò che è chiamato Dio”. Da cui l’uomo a immagine e somiglianza di Dio).

 

Tale Causa non è nel tempo, ma fuori dal concorso temporale delle cause seconde. E’ simultaneamente presente (come un principio è operativo simultaneamente su tutto il reticolo che ne discende). Nell’uomo, fin dal costituirsi dello zigote, vi è tale ricchezza, nel senso di perfezione d’essere. L’uomo non è solo biologia, fin dalla fecondazione.

 

A presto, LD

 
sabato, 05 marzo 2005

Ex morte vita

Caro Luigi,

hai ragione, Nicola Calipari era un cattolico integrale. O forse sarebbe meglio dire eroico.

Pensavo: visto che suo fratello sacerdote, don Maurizio, lavora alla Pontificia Accademia per la Vita (se clicki qui trovi la sua foto), non pensi che dal Cielo lo aiuterà (e con lui tutti noi) a vincere la battaglia referendaria contro il fronte tanatofilo?

Io ci conto.

GdC

sabato, 05 marzo 2005

Dirty dancing

Caro Luigi, 

non so se ricordi che sulle liturgie dei neocatecumenali ero stato decisamente aperturista, suscitando le perplessità di qualcuno. Non sempre però, bisogna ammetterlo, la manica larga per quanto riguarda l’interpretazione dei sacri riti paga.

Spesso produce danni. A volte proprio in quelle famiglie che vorresti vedere immacolate al cospetto della Tradizione.

Un saluto mesto. GdC  

mercoledì, 02 marzo 2005

Vladimir

Caro Luigi,

sto cercando di recuperare il tempo perduto, con i giornali che mi ero fatto mettere da parte per il rientro in Italia.

E vedo con sorpresa, tra le varie cose, che uno dei giornali che ha reso omaggio a don Giussani con più lealtà è stato Europa. Chi l’avrebbe detto, da parte del quotidiano che ospita regolarmente i commenti al vetriolo di un Angelo Bertani, tra i critici più intransigenti della Chiesa di impronta giussaniana (quello che, tra parentesi, Marco Damilano dell’Espresso considerava fino a qualche anno fa uno dei suoi ispiratori).

Ma ho notato cose ancora più curiose, che non so se sono state messe nella debita evidenza. Per esempio che il nuovo Panorama di Pietro Calabrese ha assoldato come vaticanista non il classico ciellino o para-ciellino di turno, bensì Filippo Di Giacomo, alias Vladimir! L’editorialista di Europa dai toni gesuitici (il gesuitismo di Pedro Arrupe, intendo) che per mesi ha irritato la Cei con i suoi attacchi, a volte anche volgari, a Ruini, alla Cei stessa e ad Avvenire.Tanto da causare le proteste di più di un deputato della Margherita nei confronti del direttore di Europa, Rizzo Nervo, e quasi un incidente diplomatico tra il partito di Rutelli e la Gerarchia.

Filippo Di Giacomo che, non a caso, figura tra le persone ringraziate da Alberto Melloni nel suo ultimo e tristissimo libro, Chiesa madre, Chiesa matrigna. Ma Filippo Di Giacomo che non solo firma sull’ultimo numero di Panorama un pezzo di equilibrato papismo (!), ma che addirittura, su Europa di sabato scorso, in un articolo molto bello, arriva a scrivere cose come questa:

E speriamo che i cattolici si ricordino quale “contraddizione” questo papa ha cercato di inserire nei loro cuori e nelle loro menti. Lo abbiamo visto anche con i funerali di don Giussani. Qualcuno ha pensato bene di usarlo come conferma del suo status di “uomo della Provvidenza”. Trentamila persone di ogni età erano in piazza Duomo a Milano per testimoniargli una paternità forte come quella di Abramo, padre di popoli interi.

Non so, Luigi, sono forse già i miracoli frutto dell’intercessione celeste di don Giussani? Quelli che Renato Farina diceva di aspettarsi subito dopo la morte del fondatore di CL?

GdC