Carissimo Luigi,
è l’ora di Romano Guardini. Il grande, grandissimo teologo italo-tedesco che non è mai stato dimenticato, certo, ma neppure tanto letto e preso in considerazione nel recente passato.
Il fatto che il nuovo Papa ne sia un ammiratore ha fatto sì che il suo nome sia tornato a circolare negli ultimi giorni (oggi pure Il Foglio pro life & gays gli dedica un articolone).
La cosa è opportuna, nel senso che Guardini è quanto mai utile per capire Ratzinger. Tanti infatti sono gli elementi che accomunano i due. Nomino i primi che mi vengono in mente, ma su cui ci sarebbero da scrivere pagine e pagine.
Guardini negli anni ’40 e ’50 era divenuto un simbolo dell’“aggiornamento ecclesiale”, anche per il suo rifiuto di talare e ornamenti ecclesiali vari, che mandava in brodo di giuggiole i fan del modernismo-tradito. Così come capitò a Ratzinger negli anni ’60, con le sue tenute da teologo à la page, che inebriarono molti. Passati un po’ di anni, i fan del modernismo-tradito capirono che più che il prudente Guardini faceva al caso loro un gesuita semi-uxorato come Karl Rahner. Così come i sostenitori di Ratzinger, schiaritesi le nebbie del Concilio, cominciarono a capire che il bavarese non era l’alfiere dell’autodissoluzione della Chiesa, ma un bieco seguace della tradizione cattolico-romana.
Sia Guardini che Ratzinger si sono addottorati con tesi audaci, ma del tutto ortodosse su San Bonaventura (tra parentesi, è tutta da leggere la parte dell’autobiografia di Ratzinger dove costui parla del suo periodo universitario: se uno vuole scoprire un altro lato umano del nuovo Papa, di quali furono le sue ansie, i suoi dubbi, le sue fatiche da speranzoso studente, trova lì pagine molto belle). Sia Guardini che Ratzinger hanno messo la liturgia al centro delle loro riflessioni (ricordare libri come Lo spirito della liturgia o I santi segni di G. è quasi banale). Sia Guardini che Ratzinger non sono tomisti. Di più, hanno entrambi nutrito forti sospetti verso San Tommaso (verso l’opportunità della sua riproposizione nella postmodernità, s’intende). Eppure notava tanti anni fa Guido Sommavilla SJ, traduttore degli scritti filosofici di Guardini e fiero tomista, che l’impostazione del pensatore italo-tedesco, pur non partendo dal pensiero dell’Aquinate, approdava a lidi tomistici nella sostanza (considerazione che Sommavilla espresse in un colloquio allo stesso Guardini, il quale rimase spiazzato, ma non negò). Cosa che è accaduta puntualmente anche con Ratzinger e il suo agostinismo. E via di seguito.
Somiglianze forti, quindi, che mi hanno fatto venire voglia di trascrivere alcune righe a mio avviso illuminanti per capire meglio entrambi i personaggi.
L’autore, ahimé, è p. Agostino Gemelli, che come sai io stimo assai poco, se non altro per il male che ha fatto a Padre Pio e per i torbidi inciuci che ebbe negli anni ’40 con Raffaele Mattioli, quando il sulfureo banchiere ottenne – per ostinata volontà del burbero francescano – una cattedra all’Università Cattolica.
Comunque, fatto sta che p. Gemelli conoscesse molto bene il tedesco, la teologia germanica, e fosse dotato di un’intelligenza acuta. La quale gli permise di scrivere, per esempio, una buona introduzione al famoso libro di Guardini Il Signore, edito nel ’49 da Vita & Pensiero. Da cui cito:
Per comprendere il pensiero fondamentale del Guardini è necessario conoscere il suo umanesimo cristiano, che non è quello di alcuni noti scrittori francesi. Secondo Guardini la cultura cristiana è in una posizione di perenne instabilità; tra umanesimo e Cristianesimo possono intervenire degli accordi parziali e temporanei; ma il rapporto fondamentale sarà quello di un perenne antagonismo, dichiarato o latente, ma inevitabile. Per il Cristianesimo i valori temporali sono e debbono essere sempre sottoposti, in faccia dell’“Unico necessario”, ad un profondo deprezzamento. D’altro canto il mondo sarà sempre tentato di difendersi contro l’intrusione di questa realtà superiore, ma estranea, che viene a disturbare. Inoltre, come ho accennato, e come il Guardini ha scritto a proposito del suo Sant’Agostino, egli teme i danni e i pericoli di una Weltanschauung medievale, in cui i valori assoluti di Dio sono così solidamente affermati che i valori finiti sono completamente o trascurati od oscurati. Il Medio Evo, dice il Guardini, è in perfetta regola con le verità ultime, ma esso ha dimenticato le verità che precedono le ultime. Riconoscere queste precedenti verità, accettare risolutamente le trasformazioni storiche di un’umanità pervenuta alla sua “maggiore età”, questa è, secondo il Guardini, il compimento del Cristianesimo attuale. Non è evadendo dal mondo, ma agendo nel mondo, per sviluppare al massimo le virtualità divine della creazione, che si potrà salvare la propria anima.
Cosa ne dici? Non pensi che queste succinte considerazioni si attaglino perfettamente, oltre che a Guardini, anche a Benedetto XVI? E, tra l’altro, non ritrovi in esse anche l’impostazione di un santo recente, tale Josemaría Escrivá de Balaguer...?
Ciao. GdC
Caro Luigi,
Blondet ha gentilmente risposto alla lettera. Ti allego qui due brani dalla sua e-mail. Ciao, GdC.
Le sue osservazioni sulla decadenza artistica italiana meriterebbero un complesso discorso; che andrebbe poi inserito nella decadenza (o sterilità) artistica europea, da cui si salva solo il cattolico Gaudì.
Se lei ha letto la “Perdita del centro” di Sedlmayr, ricorderà quello che dice: l’arte è un sintomo (psichiatrico-psicanalitico) e le sue forme mostruose sono sintomo di una patologia sottostante della civiltà. La sparizione della figura umana nell’arte o la sua deformazione spregiativa (Picasso) accompagna e anticipa il vilipendio dell’uomo dei totalitarismi anticristici, dal Terrore francese al comunismo staliniano: benché l’arte ufficiale di quei regimi, cartellonistica propagandistica, si tenesse ferma al figurativo. L’uomo-macchina, il robot capace di vivere sotto “tempeste d’acciaio”, istiga Le Corbusier a fare “macchine per abitare” anziché case. Questa retorica totalitaria, oggi esaurita, sopravvive nei cosiddetti architetti italiani (quelli che ricevono commesse pubbliche), genericamente comunisti (perché era il Pci che dava le commesse). Permane un vero vilipendio del figurativo e dell’”ornamento” (che ogni epoca ha ritenuto “necessario”, al punto che l’arte romanica non poteva consentire una sola finestra senza le sue colonnine tortili: eppure si faceva fatica, allora, a fabbricarle, che è esso stesso un sintomo di sparizione della spiritualità: a non aver bisogno di “ornamenti” è l’uomo che si contenta di “vivere di solo pane” (e di abitare “solo in ricoveri contro la pioggia”).
Una grande arte è sempre ispirata da gradi classi dirigenti. La sua scomparsa è la scomparsa di quelle classi. Sostituite dai mercanti d’arte internazionali
[...]
Anche sulle virtù belliche romane ci sarebbe molto da dire. Anzitutto: ha notato come Giuliano Ferrara, da quando è diventato neocon, approva la guerra come esercizio della crudeltà? Ecco, per i romani era il contrario: lo scopo della guerra per loro non era “ammazzare” (come pensano gli ebrei) e nemmeno, strettamente parlando, “la vittoria”: La forza militare era il dispositivo che s’inseriva nel quadro di una proposta di “partecipazione alla civiltà”. Roma comandava, ma a tutti i vinti veniva proposto, dopo la sconfitta, di diventare “romani”. Iberici, Galli, Germani furono via via romanizzati non (solo) in senso culturale, ma con l’offerta generosissima dei medesimi diritti politici dei romani di nascita. La romanità non era un’etnia, era il suo contrario: la condizione giuridica dell’uomo che aderiva all’ordine e al diritto universale di Roma.
Purtroppo per gli italici, da un certo punto in poi gli imperatori (mi pare Traiano) vietarono ad essi il servizio militare: buoni soldati, erano però troppo sediziosi. Ovviamente, nel giro di un paio di generazioni, l’abitudine a non portare le armi ha un effetto tremendo sulla popolazione così favorita. La abitua ad approfittare solo dei privilegi connessi all’ordine romano, senza sentirsi obbligata a sostenerne gli oneri. Di questo ho parlato in un saggio ormai introvabile, “Italia Invertebrata”.
Maurizio Blondet
Caro Guido,
poiché la famiglia ha ben poco di naturale, ma è piuttosto determinata dalla storia, dalla cultura e dalla società, non vedo perché, col tempo, l’adozione di figli non possa diventare accessibile anche al copy e al grafico che lavorano con me in agenzia. Si vogliono un sacco di bene e non per nulla viene definita coppia creativa. Ma non solo. Col tempo, allargherei le adozioni anche a: coppie di canotaggio, quartetti d’archi, squadre di hockey, comitive in crociera sul Nilo, squadriglie maoiste del Nepal, gruppi di raccoglitori di mele del Trentino.
Ovviamente il fatto di non richiudere la famiglia in una nozione fintamente naturale, non significa che non ci siano più regole nelle adozioni: ognuno di questi gruppi lo deve desiderare, e pure ardentemente, con tutta la definitività di cui è capace.
Non ne convieni? Ma di cosa hai paura? Che tutto vada subito a rotoli? Se è per la stabilità, guarda che questi gruppi durano mediamente più di qualsiasi coppia gay. Pensaci bene e ci ravviserai solo buon senso. ld
Luigi, ieri sera ho scritto una lettera a Maurizio Blondet, per avere lumi su un paio di questioni. Te la allego qui. Ciao
Caro Blondet,
bello il suo editoriale di oggi su Avvenire. Visto che Lei parla di turismo, della bellezza come risorsa per il nostro Paese, ne approfitto per rivolgerLe un paio di domande-provocazioni, su cui rimugino da tempo e su cui Lei, buon decifratore degli enigmi dell’antropologia italica, probabilmente potrà dare a me e ad altri lettori qualche elemento in più per una possibile risposta.
1) Come mai l’Italia da faro mondiale di bellezza artistica pare divenuta, da molto tempo, incapace di produrre alcunché di bello, per esempio in un campo dove aveva la primazia assoluta, cioè l’urbanistica?
Troppo facile parlare, che ne so, del boom edilizio popolare degli anni ‘50 e ‘60: l’hanno avuto tutti in Europa, mica solo gli italiani, e se uno va in Spagna, Francia, Germania trova sì esempi di bruttezza, ma di una bruttezza più contenuta ed elaborata rispetto al vomito cementizio che si può ammirare qui da noi. Troppo facile parlare, che ne so, della sciatteria del Meridione e della sua gente: si provi ad andare nel laborioso Veneto o nella nordica Longobardia, e si troverà magari meno spazzatura per strada, ma altrettanta, se non di più, fossilizzata in parallelepipedi di schifo, disseminati dai paeselli di provincia alle grandi città.
Non mi si venga poi a dire che sì, forse noi italiani abbiamo perso un po’ di punti in ciò che attiene all’architettura, ma ne abbiamo mantenuti per il design o per la moda: chiunque non sia scemo vede che ciò che passa come “frutto del geniale made in Italy”, per il grado di insignificanza estetica, se non proprio di oscenità, potrebbe essere prodotto in qualsiasi altro posto del mondo. Come di fatti sta progressivamente avvenendo.
Why? Può essere un caso l’involuzione di una creatività che ha ammaliato il mondo per secoli e secoli? Non mi pare. Chiedo lumi.
2) Il secondo quesito non c’entra apparentemente un’acca con il precedente, ma forse sotto sotto un po’ sì. Chissà. Nello stesso editoriale Lei parla di Pompei, cioè di Roma. Bene, noi “romani” siamo stati per quasi un millennio il faro universale anche di un’altra ars: quella militare. Eppure anche qui l’Italia, dopo l’epopea dell’Urbs, pare aver perso radicalmente lo spirito e la genialità che ne avevano forgiato la grandezza. Siamo diventati, letteralmente, un popolo imbelle.
Son cose che capitano, sono cicli della storia si dirà. Sì e no. Si prendano le descrizioni che gli scrittori dell’antichità hanno fatto di goti, angli, o ispanici. E si potrà facilmente constatare come certe attitudini belliche rilevate quasi duemila anni fa per quelle popolazioni sono rimaste a lungo nel “carattere” di tedeschi, inglesi e spagnoli. Per gli italiani, dopo la fine di Roma, pare invece subentrata una metomorfosi che ne ha, su questo specifico punto, cambiato i tratti in profondità. Anche qui, un barlume di motivo dovrà pur esserci (e non mi si venga a dire che è stata colpa del cristianesimo, che poi mi arrabbio: forse che i conquistadores spagnoli o i miliziani bavaresi erano liberi pensatori e senza Dio?). Anche qui cerco spunti per capire e far capire. Cordialmente
Guido
Caro Luigi,
l’Europa è la porzione di (ex)cattolicità con il più alto numero di Chiese e con la più scarsa frequentazione delle stesse.
Nella perfida Albione, dove George Orwell già negli anni ’30 rilevava che il cristianesimo era un concetto poco più che folkloristico per la gente, il problema viene risolto da tempo secondo uno dei pilastri della teologia morale di Saint Adam Smith: la legge della domanda e dell’offerta. E i casi di chiese vendute e trasformate in pub o bordelli soft sono all’ordine del giorno.
Nel Continente il rischio si fa sempre più serio. In Belgio qualcuno inizia ad averne un amaro assaggio. E il fenomeno, con tutto il côté di sacrilego ed empio che implica, è destinato ad allargarsi anche in Paesi più a sud.
Volendo decifrare i segni dei tempi si può ricordare magari Matteo 24,15: “Quando dunque vedrete l’abominazione della desolazione … stare nel luogo santo”.
Ciao GdC
Senza l’amore per Dio e senza la sua grazia, a che ti gioverebbe una conoscenza esteriore di tutta la Bibbia e delle dottrine di tutti i filosofi? Questa è la massima sapienza: tendere ai regni celesti, disprezzando questo mondo. (L’imitazione di Cristo, cap. 1)
Se un sistema formale S è consistente, allora esiste un enunciato V vero ma non dimostrabile in S. (Gödel, Primo teorema di incompletezza)
ld
Caro Luigi,
tanti si sono chiesti come abbia fatto Ratzinger ad attirare su di sé così tanti voti e così in fretta durante il conclave. Contando che la fetta di porporati distanti dalla sua linea non era irrilevante.
Le spiegazioni “politiche” sono state date abbondantemente in questi giorni. John Allen, in suo articolo, ne tenta una più pragmatica e “piscologica”.
Allen racconta che durante le congregazioni a porte chiuse, tenutesi durante i novendiali, Ratzinger ha fatto una gran bella impressione per la sua abilità e affabilità nel gestire gli interventi. Chiamava i Cardinali ognuno con il loro nome, dimostrando di conoscere bene chi aveva di fronte. Chiedeva a chi non era intervenuto se aveva qualcosa da comunicare all’assemblea. A chi lo interpellava rispondeva nella sua lingua madre. E a chi si dilungava in considerazioni canonistiche o astratte, chiedeva di scendere dal pero e di calarsi su un piano pastorale. Il che, a chi aveva l’immagine di lui come di un colto burocrate poco sensibile ai problemi della prassi ecclesiale, ha trasmesso un segnale inaspettato e molto confortante.
Insomma, un comportamento da gentleman illuminato. Che conferma una volta di più che con le buone maniere - come mi diceva sempre mia nonna - si ottiene tutto. Magari anche un papato...
Ciao
GdC
Caro Guido,
quando ero stanziale a Milano, ho (quasi) sempre festeggiato il 25 aprile partecipando alla manifestazione. Mi è sempre sembrato assurdo lasciare questa festa in mano, che ne so, all'Associazione di amicizia Italia-Cuba.
Solo che, ogni anno, mi si riproponeva il problema del gruppo a cui unirmi. Ogni anno li passavo tutti in rassegna, arrivando fino alla coda della sfilata. E ogni volta sono tornato, con passo veloce, alla testa del corteo, quasi in cima, dietro il grande gonfalone con l'effigie di Sant'Ambrogio.
Ciao, LD
Ti invierò, nei giorni, qualche annotazione a L’imitazione di Cristo. E’ un modo per tornare su quanto Benedetto XVI ha chiamato l’altra misura, la misura del vero umanesimo.
Il testo inizia con un versetto di Giovanni (8,12): “Chi segue me non cammina nelle tenebre”. Dopo il Non abbiate paura, ecco il Seguimi.
ld
Caro Guido,
la classifica che citi è certamente segno di vitalità, ma la lotta è sempre più impari e “il relativismo si va costituendo”.
Prendi, ad esempio, la soap italiana per eccellenza, un vero case-study, Un posto al sole. Sembra il libro Cuore, solo che invece di essere ambientato nella Torino dei grembiulini, lo è a Napoli. Mai un accenno non dico a preti e a suore (beh, non che manchino in tv...) ma neppure a un sentimento o a un segno religioso, ad un sagrato come location. Napoli voglio dire, non Copenhagen. In più, rispecchiando il tempo della soap il tempo dello spettatore (ad esempio, la puntata sulla festa della donna va in onda e coincide col giorno della festa della donna) ed essendo programmata dal lunedì al venerdì, non c’è mai la domenica. I personaggi vivono sempre giorni feriali! Qesto almeno fino a qualche mese fa.
L’estate scorsa una ricerca effettuata dalla produzione ha rivelato che il pubblico lamentava una sorta di asetticità e che avrebbe visto di buon occhio l’introduzione di tematiche più religiose. Detto fatto, ecco subito comparire un bel pretino tutto ragazzi sbandati e una bella suorina tutta mensa per i poveri, ovvero due assistenti sociali perfetti.
Ecco. Questo è un bel esempio di relativismo: pensare di fare un opera pia togliendo al prete la domenica.
Ciao, LD
PS Mi viene in mente adesso che mi raccontavano che per la serie televisiva Don Matteo c’erano state pressioni sugli sceneggiatori affinché introducessero una figura femminile al fianco del protagonista: questo per rendere il personaggio più ambiguo, piccante e accattivante. Ma Bernabei ha fatto da kathecon.
Caro Luigi,
come puoi vedere, con il mistico pasoliniano Nichi Vendola la Puglia vede già un risveglio religioso.
GdC PS= Il fatto che una delle sedi che ospiterà i mandala tibetani si trovi in viale Calasso sarà un caso?
Caro Luigi,
sempre per stare sull’editoria. Guarda la lista dei 30 libri più venduti su Amazon.de, aggiornata al 20 aprile. Grazie anche alla valanga Ratzinger praticamente la metà sono di argomento religioso (nel bene e nel male). Con il Catechismo della Chiesa cattolica addirittura al 18esimo posto.
Sbaglio o era tedesco il tipo coi baffoni che nel secolo scorso parlava di “morte di Dio”? Chissà cosa direbbe oggi se fosse ancora vivo e si recasse in una libreria del suo paese.
Saluti
GdC
Caro Guido, posso pure ripetermi che posso fare l'umanista senza Dio. E quanto sia bella e buona la libertà, l'uguaglianza, l'amicizia, l'autonomia dell'individuo.
Solo che se passa uno che mi dice che a lui non gliene importa niente delle mie considerazioni e che preferirebbe vedermi morto, io non posso dirgli niente. Tutt'al più posso temporeggiare o menarlo per primo.
Ciao, LD
Caro Luigi,
grazie per l’invito. Questa domenica non posso e l’altra neppure. Ma un salto a pranzo a casa tua lo farò prima o poi. Anche perché l’antifona è ormai chiara: lo Spirito Santo non agisce solo nella Cappella Sistina. Si diverte pure dalle parti dei giardini vaticani, con tiri mancini a chi cerca di ficcare il naso nelle cose che sono di sua esclusiva competenza. Per cui la prossima volta che mi va di confabulare su cardinali e cordate di potere ecclesiale, forse è meglio che lo faccia con te, di fronte alle lasagne preparate da tua moglie e a una bottiglia di Cartizze.
Per quanto riguarda la primavera, invece, non so se sai che è scoppiata oltre che in Piemonte anche nell’editoria cattolica. Fra le case editrici che hanno in catalogo libri di Ratzinger – e sono diverse – in questi giorni è tutto un correre alla ristampa o alla caccia in Germania degli scritti non pubblicati in italiano. Se ti capita, quindi, di incontrare il direttore della Piemme, di LDC o di qualcosa di simile, puoi fargli presente una cosuccia forse un po’ laterale rispetto a Benedetto XVI, ma pur sempre sfiziosa per un editore.
Un carissimo amico del nuovo Papa è Peter Seewald, giornalista molto noto in Germania, e autore con Benedetto di due famosi libri, Il sale della terra e Dio e il mondo.
Seewald si è convertito al cattolicesimo da adulto, dopo essere stato in gioventù sessantottino, contestatore e marxista. E ha raccontato la sua parabola spirituale prima in una piccola antologia di storie di conversione, Mein Weg zurück in die Kirche, poi in un libretto a sé, molto bello, dal titolo Grüß Gott. Entrambi ignorati in Italia, ovviamente, visto che chi se ne importa se un giornalista tedesco abbraccia la fede Cattolica, no?
A meno che, un bel giorno, l’amico carissimo di quel giornalista non diventi il vicario di Cristo in terra...
Saluti
GdC
Caro Guido,
mia figlia, Benedetta, ha in questi giorni imparato la parola papa, distinta da papà. Così mentre inquadravano Ratzinger alla televisione si è messa a indicarlo, chiamandolo Papa! Papa! Questo già ieri a mezzogiorno.
Ben inteso, avessero inquadrato Scola o Maradiaga, avrebbe detto lo stesso. Non è questo il punto. Piuttosto: lascia stare per un attimo stanze e giardini vaticani e domenica vieni a mangiare da noi. Qui, in un botto, fioriscono le azalee.
Ciao e fammi sapere, LD
Dall’immagine tesa
vigilo l’istante
con imminenza d’attesa -
e non aspetto nessuno:
nell’ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono -
e non aspetto nessuno:
tra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire,
verrà, se resisto,
a sbocciare non visto,
verrà d’improvviso,
quando meno l’avverto.
Verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.
Clemente Rebora
Caro Luigi,
finito il conclave avrò due paroline da dire agli amici della passeggiata nei giardini vaticani dell’altra sera. Perché tra amici non si fanno certi patti e poi il giorno dopo saluti, chi si è visto si è visto...
L’ultima news che esce dai Sacri Palazzi infatti è questa. Non solo Rivera Carrera è stato snobbato (ahimé), ma anche la candidatura di Ratzinger, tanto pompata dai giornali è un bluff. L’uomo che verrà proposto dal blocco ciellino-opusdeista-legionario-ratzingeriano-conservatore ecc., compatto, è Angelo Scola, che partirebbe con una cinquantina di voti abbastanza sicuri (e sono molti). Candidati di riserva, Ruini e Dias, anche se qui il fronte perde compattezza e subentra una notevole incertezza. La cordata di Sodano, molto minore, composta da latinoamericani e da qualche cardinale vicino a Sepe, porterà il cileno Errazuriz.
Il fronte progressista convergerà quasi certamente su Maradiaga. Tettamanzi pare invece che tornerà a Milano a pascere le sue pecorelle martiniane. Altro bluff infatti, ma questo evidente fin dall’inizio, è che Re abbia lavorato per il Vescovo Dionigi negli ultimi tempi. Anzi...
Occhio al botto, quindi.
Ciao, GdC
Gravidanza indesiderata. Se c'è già, rimane poco da non desiderare. Puoi solo desiderarlo vivo o morto.
Caro Luigi,
un giovane amico neocatecumenale è rimasto un po’ turbato dalla risposta che Maurizio Blondet ha dato a Giuseppe Gennarini sulla questione del rapporto Chiesa-Israele. In particolare dall’accusa di eresia mossa dal Blondet a Giovanni Paolo II per la sua posizione nei confronti del mondo ebraico.
Sapendo che io sono un estimatore di Blondet – che reputo uno dei più capaci giornalisti in circolazione – e che sono un grande ammiratore del defunto Pontefice, mi ha chiesto lumi a riguardo.
Io gli ho semplicemente detto di leggersi con molta attenzione, parola per parola, un brano di S. Paolo, dal capitolo 11 della Lettera ai Romani versetti 25-32, che è forse la spiegazione più chiara dei gesti e delle parole che il Papa ha speso nei confronti degli ebrei. Gesti e parole tesi a riportare la Chiesa Cattolica alla verità contenuta nel Nuovo Testamento, nulla di più e nulla di meno.
Ti allego il passo
La conversione di Israele
Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l’indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti. Allora tutto Israele sarà salvato come sta scritto:
Da Sion uscirà il liberatore, egli toglierà le empietà da Giacobbe. Sarà questa la mia alleanza con loro quando distruggerò i loro peccati.
Quanto al vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla elezione, sono amati, a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia per la loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti in vista della misericordia usata verso di voi, perché anch’essi ottengano misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!
Nota: Per S. Paolo l’indurimento del popolo di Israele – cioè la confusione e la sua capacità di produrre cose nefaste – riguarda “una parte” di Israele stesso. Parte che si può anche pensare come maggioritaria (attualmente a me pare sia tale) ma che non coincide con il tutto.
Soprattutto però S. Paolo smentisce quello che sostiene Blondet, cioè che dopo la venuta di Cristo il legame privilegiato tra Dio e gli ebrei sarebbe caduto. Certo che la Chiesa Cattolica è il Novus et Verus Israel, che ha soppiantato l’antico (e chi lo nega? Non si recita forse nel postconciliare Novus Ordo Missae, “Per la Nuova ed Eterna Allenza”?) ma, come spiega l’Apostolo delle genti, la chiamata di Dio è “irrevocabile”, per cui gli ebrei conservano una misteriosa eppur reale “elezione”. Restano amati in modo speciale da Dio “a causa dei Padri”. E come tali meritano una particolare considerazione da parte dei cristiani. Che ovviamente non vuol dire approvazione dei loro errori o delle loro azioni inique.
Tutto qui quello che Giovanni Paolo ha voluto ricordare. Nulla di più e nulla di meno.
GdC
Caro Luigi,
un giorno, a mente fredda, sarà bello rileggersi tutte le sparate e le falsità uscite sui giornali riguardo al Papa. Per esempio quelle sul Wojtyla reaganiano, top gun dell’anticomunismo.
A questo proposito te ne segnalo una, forse la più comica che mi sia capitata di leggere in questi giorni. Immaginati la scena: siamo a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80. Vernon Walters, generale e uomo chiave dei servizi segreti americani per 40 anni, fa la spola tra Washington e il Vaticano per tenere informato Il Sommo Pontefice delle mosse di Solidarnosc e del Partito comunista in Polonia. Gli porta poi le fotografie scattate dal satellite che documentano le manovre militari dell’Unione Sovietica. E gli parla della necessità di piazzare in Europa un bello stock di missili cruise. I capi di stato dell’Europa Occidentale di fronte a questa possibile mossa americana tergiversano, timorosi di irritare l’orco sovietico. Il Papa però, da buon reaganiano, non ha dubbi. Guarda Walters negli occhi e gli fa:“You should do it. They are needed” (i cruise ovviamente). E conficca nell’occhio del polifemo comunista una bella trave arroventata. L’episodio è stato raccontato alcuni giorni fa a Fox News da Jim Nicholson, uomo di fiducia di Bush, knight of malta e ambasciatore USA presso la Santa Sede fino a qualche mese fa.
Probabile, a questo punto, che una volta fatto santo, qualcuno del Pentagono chiederà che S. Giovanni Paolo II sia proclamato protettore dell’US Air Force.
GdC
Luigi,
per il conclave venerdì prestano giuramento di mutismo i medici, gli infermieri, il personale addetto ai servizi della mensa e delle pulizie, il personale dei servizi tecnici, gli addetti al trasporto, gli addetti agli ascensori del Palazzo Apostolico e i sacerdoti concessi come assistenti ad alcuni cardinali.
Io aggiungerei anche un nuovo giuramento per tutti i cardinali elettori. Il patto di quella sera nei giardini vaticani, dopo la cena con pennette e bollito, era: ragazzi, acqua in bocca. Qualcuno fra i presenti, però, deve aver deglutito alla svelta, se di Rivera Carrera all'improvviso hanno iniziato a parlare Orazio Petrosillo sul Messaggero, Giuseppe Di Leo sul Riformista di oggi e il Guardian, che ha rilanciato un'agenzia AP sull'arcivescovo di Città del Messico.
Forse è vero: mai fidarsi troppo dei porporati in campagna elettorale...
GdC
Caro Guido,
una piccola riflessione sul referendum. I cattolici, più o meno adulti, che vanno a votare NO “perché ne va di uno strumento della democrazia” sono perlomeno ingenui. Perché, ben prima, ciò che ne va di mezzo è la vita o la morte dell’embrione.
Se poi vanno perché la data è stata messa a giugno dalla destra, allora è molto ingenuo. E’ come battersi per il galateo con gli amici della sinistra che, gomiti sul tavolo, hanno appena finito di mangiare trippa sugosa con le mani.
LD
Che sia un rito necromantico propiziatorio? Mah. Certo che Ebay che mette all’asta un’ostia consacrata durante i funerali del Papa meriterebbe, oltre all’incriminazione per vilipendio della religione, uno di quegli attacchi informatici che ti distruggono persino il contatore della luce dell’edificio che ospita i server.
GdC
Caro Guido,
a Caprarica scade il contratto, a maggio. Era ora. Non ne potevo più di una Londra ridotta a taxi neri e cabine rosse. Che diamine, è la City, la patria di Long John Silver! Che qualcuno torni a raccontare le vicende dei gentiluomini di ventura, dei gentiluomini di natura e delle loro razzie.
Ciao. LD
Caro Luigi,
vedi come si fa a creare il dissenso nella Chiesa? Questo è un esempio un po’ grossolano, ma assai eloquente.
Domenica il sito della CNN schiaffa tutto il giorno in copertina un’immagine del Papa assieme al perfido Cardinale Law, annunciando torme di contestatori in viaggio dagli USA a Roma per protestare contro l’ex arcivescovo della diocesi di Boston.
I giornali di tutto il mondo, Italia compresa, rilanciano. La CNN ripete la copertina… fino a quando una banale AdnKronos svela l’arcano.
PIÙ GIORNALISTI CHE CONTESTATORI PER IL CARDINALE LAW
Città del Vaticano, 11 apr. (Adnkronos) - L’annunciata contestazione del cardinale Francis Bernard Law si è risolta nella presenza di due donne e di una folla di giornalisti in piazza San Pietro che manifestavano contro l’ex arcivescovo di Boston e attuale arciprete di Santa Maria Maggiore.
Il cardinale, noto per essersi dimesso in seguito allo scandalo dei preti pedofili dilagato nella sua diocesi pronuncerà oggi una delle messe in memoria di Giovanni Paolo II previste dai Novendiali. Quando la notizia si è diffusa si sono levate voci di protesta dagli Stati Uniti. Le associazioni delle vittime degli abusi hanno criticato la scelta di far presiedere una delle celebrazioni per papa Wojtyla da un cardinale così discusso. Tuttavia le contestazioni annunciate per il pomeriggio non hanno avuto un gran seguito: due donne hanno protestato contro il cardinale in piazza San Pietro, ma decisamente di più erano le decine di giornalisti e operatori tv che le hanno circondate. Una di loro, Barbara Blaime, è la presidente di un’organizzazione che riunisce le vittime degli abusi sessuali da parte dei preti in America.