Berlusconi fa la mossa della gru e annuncia che rimane candidato leader alle politiche 2006.
Rutelli, oggi, toglie la cera e mette la cera da Soros, a colazione.
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Caro Luigi,
che sia l’elezione di Papa Ratzinger il motivo? E’ molto probabile. Certo non è casuale che alla prossima giornata mondiale della giovientù a Colonia Juventutem, il ramo giovanile dell’associazione internazionale Una Voce, cultrice della Messa nel rito di S. Pio V, non solo si unirà ai ragazzotti postconciliari di tutto il globo, ma avrà il privilegio di essere ufficialmente ricevuta da cardinali come Francis George (Chicago), George Pell (Sidney) e Francis Arinze. Mica poco.
GdC
Caro Guido,
sapevo di PesceVivo, ma non sapevo di condividere anche con Andreotti l'abitudine di tenere sul comodino una copia dei pensieri di San Josémaria Escrivà.
Oggi puntatone di Repubblica sull'Opus Dei. L'occasione è il XXX anniversario del transito in cielo del Fundador. O il supporto al lancio, in edicola con Repubblica, dell'ultimo polpettone analfabeta di Dan Brown, Angeli e demoni. Non si capisce bene, ma le manchette in cima fanno propendere per quest'ultima ipotesi.
A proposito, secondo il Sillabario di Dan Brown diligentemente riportato da Repubblica io terrei sul comodino una copia di La Via (?) al posto di Cammino. Il che denota quanto chi abbia cucinato questa pagine di Repubblica ne sappia di Opus Dei.
Apre il reportage un articolo di colore di Filippo Ceccarelli. Peccato, nulla di nuovo a parte delle considerazioni molto profonde sul motivo per cui uno non potrebbe mettersi un cancello all'ingresso di casa. Il resto è la solita roba sulle particolarissime pratiche spirituali e ascetiche come: non accavallare le gambe quando si fa formazione, dormire ogni tanto per terra (e i boyscout, particolarissimi pure loro?), confessioni in pubblico (questa l'ha sentita altrove ma fa sempre colpo), e l'immancabile cilicio. Il tutto perché attraverso la mortificazione della carne si raggiunge l'assoluto. Bastasse! Ma si sa, a Repubblica sono moderni e vanno veloci.
Da leggere invece l'intervista di Politi al Cardinale Herranz che fu segretario e amico di Escrivà. Onesta e puntuale la bibliografia proposta dalla Lipperini. Nel senso che cita tutti i libri che hanno voluto far del male all'Opus Dei ma provvede lei stessa a disinnescarli. In quanto vere e proprie bufale al di là di ogni ragionevolezza: come l'Indice dei libri proibiti che persisterebbe nella struttura dell'Opus!
L'articolo di Giovagnoli (mio professore di Storia contemporanea in Cattolica) è interessante. Giovagnoli riporta gli interrogativi che sono stati sollevati sul ruolo assegnato all'autorità nella guida delle coscienze, allo spazio riservato alla Bibbia, secondo alcuni non così centrale come in altre esperienze del cattolicesimo contemporaneo. Ma su questo posso proprio dire che non è così. L'Opus Dei è una prelatura personale. Il documenti del Magistero della Chiesa hanno un ruolo preponderante; i sacramenti, la preghiera, la lettura della Bibbia sono cura semplice quanto quotidiana. Anche la storia dell'Opera passa in secondo piano difronte all'amore per la Chiesa. Ecco, un rischio che per l'Opus Dei è praticamente impossibile: che si instauri una autoreferenzialità che possa essere scambiata per autosufficienza.
Questo semplicemente non esiste, se non nel titolista di Repubblica e negli articoli di Ceccarelli.
ld
Caro Luigi,
questo è “dialogo” – azione che presuppone uno scambio bidirezionale – interreligioso. Arriva dagli Stati Uniti la notizia della nascita di Jews Against Anti-Christian Defamation, un’associazione ebraica fondata da Don Feder – giornalista, opinionista a lungo del Boston Herald, da prendere con le pinze su diversi temi, ma da valorizzare su altri - per dar man forte ai cristiani nel sostenere le campagne di odio e di discriminazione nei loro confronti.
In occasione dell’ultimo referendum si è parlato molto di Giorgio Israel, come esempio di ebreo capace di sintonizzarsi sulle posizioni cattoliche e non in difesa della vita. Evidentemente Israel non è proprio una mosca bianca nel suo mondo.
GdC
Musica, Big Sur, soffio dello Spirito. Caro Luigi, l’altra cosa che mi veniva in mente leggendo la storia di Jacqueline Chew è una riflessione che ho fatto alcuni giorni fa, quando una gentile fanciulla mi ha regalato un pezzo che mi mancava: il DVD del G3 Live, la tourné del 1996-97 che ha visto insieme tre fra i più grandi chitarristi in circolazione: Steve Vai, Joe Satriani ed Eric Johnson.
Preciso la fisionomia dei protagonisti: Steve Vai è probabilmente il più grande chitarrista elettrico di sempre, se mettiamo da parte Jimi Hendrix, che è un caso tutto a sé; Satriani, pur non essendo inarrivabile tecnicamente, è chitarrista di grande, grandissima sensibilità e originalità. E’ stato un pioniere dello strumento all'inizio degli anni ’80 e ha saputo coltivare la sua fama con il passare del tempo, anche quando veniva via via superato da una schiera di giovani talenti. Eric Johnson è invece un simpatico fenomeno proveniente dal Texas, uno che, 50enne e con un viso da eterno fanciullo, suona la sua Stratocaster come un violoncello, con la sensibilità di un Rostropovich.
La tourné ha avuto un enorme successo - ed è stata ripetuta 3 volte, con l’innesto di altri acrobati della sei corde - anche perché dopo diversi anni ha riproposto una formula storica, quella del trio Al Di Meola, John McLaughlin e Paco De Lucia, immortalato nel famoso disco “Friday night in San Francisco” del 1981.
Ma arriviamo al dunque. Caratteristica comune di Vai, Satriani a Johnson, oltre ai virtuosismi e al raro talento, è una tensione musicale positiva, lieta, che emerge anche dalle melodie più pensose o introspettive. E’ un tipo di musica, la loro, dal colore brillante, anche nei passaggi più ruvidi (per la cronaca, Steve Vai e Satriani se li cerchi in un negozio di CD li trovi sempre nel settore heavy metal, non ho mai capito il motivo). Uno stile dall’effetto “rigenerante” per chi ascolta.
Un caso? Una coincidenza? Può darsi. Però ci sono alcuni dati che, presi in considerazione, suggeriscono una possibile spiegazione.
Joe Satriani è nato a Long Island nel 1958 da una famiglia cattolica, ha frequentato a lungo una scuola cattolica e si professa cattolico, anche se non ama parlare della propria fede (nel mondo dello spettacolo non è che faccia guadagnare molti punti, si sa). Sposato con una pittrice dal nome esotico, Rubina, non solo è monogamo da oltre vent’anni (il che nel mondo dello spettacolo è quasi un miracolo) ma si dice innamoratissimo di sua moglie e della sua famiglia. Rubina è il nome dell’etichetta indipendente che Satriani ha fondato anni fa ed è anche il nome di una delle sue composizioni più belle, in un album dell’86. Ma tutti i suoi dischi hanno almeno un brano dedicato ai suoi affetti, con titoli come “Home”, “You saved my life”, “Always with me, always with you”, ecc. che testimoniano una peculiare sensibilità per il valore della famiglia.
Eric Johnson viene dal Texas, dicevamo, e non è cattolico. Ha frequentato però anche lui un college confessionale, protestante, prima di avventurarsi diciottenne nel mondo degli strumentisti. A parte la sua musica che, come ti dicevo, è di una eleganza e di una “positività” del tutto speciale, anche i testi delle sue poche composizioni non strumentali hanno contenuti insolitamente edificanti. Inoltre, lui protestante, in un album del ’97 ha inserito quella che è la più riuscita versione dell’Ave Maria di Schubert mai realizzata in atmosfere fusion e distorte. Sai, quei tentativi di riportare brani classici in contesti elettrici che in genere producono delle vere schifezze, ma che in questo caso, con basso batteria chitarra elettrica e tastiera, si sono dimostrati possibili e suggestivi.
Infine Steve Vai: come ti dicevo, probabilmente il più grande chitarrista (chitarra elettrica, ovviamente) di sempre. E qui il discorso si fa davvero interessante, non solo perché c’è di mezzo un talento fuori dall’ordinario e dallo straordinario. Si fa interessante perché Steve Vai - nato pure lui a Long Island, nel 1966, e per un breve periodo allievo del compaesano Satriani - fu notato e lanciato nel mondo dei musicisti professionisti da un altro geniaccio, Frank Zappa. Da Zappa Vai ha preso molto: dallo stile anarchico, all’insopprimibile vena ludica, alla complessiva bizzarria musicale ecc. Molto, tranne una caratteristica: il gusto pesantemente dissacratorio e l’irriverenza verso tutto ciò che sapeva di religioso, che erano propri di Zappa.
La cosa curiosa, e stranamente poco notata, è infatti che nella lunga carriera di Steve Vai l’elemento religioso, “cristianeggiante”, è uno dei fili conduttori di tutta la sua produzione. Qualche esempio per dare l’idea: il brano più celebre e forse più bello composto da Steve Vai si intitola “For The Love of God”. Nel 1992, l’album “Sex and Religion” tira dentro sì banalmente il tema del sesso, ma per il resto, dalla splendida “Still my bleeding heart” a “The Road to Mt. Calvary” a “Rescue me or bury me” è tutto intessuto di riferimenti cristiani e in modo non così scontato. Così nell’album “The Ultra Zone” del ’99, brani come “The silence within” o “Windows to the soul”, per non parlare di “Whispering a prayer” nel doppio album “Alive in an ultra world”, evocano atmosfere, diciamo così, di orazione. Fino ad arrivare all’ultimo parto del Nostro, cioè “Real illusions”, uscito qualche mese fa, e in cui brani come “Building the Church”, “Dying for your love” o “Under it all” riprendono le ricorrenti suggestioni cristianeggianti.
Altro particolare. Anche Steve Vai, come Satriani, manifesta un insolito, appassionato e delicato amore per la propria famiglia: per la moglie Pia (moglie ininterrottamente ormai da vent’anni), per i figli Julian Angel e Fire, per la sorella Pam, per i genitori, tutti quanti regolarmente inseriti in cori, dediche, ringraziamenti, testi di canzoni ecc. Una sensibilità che ha un sapore un po' "italiano"... un po' cattolico...
Insomma, Caro Luigi, scrivo tutto questo sia per segnalare al Vaticano possibili inviti per il prossimo concerto di Natale, sia per confermare ciò che dici tu: lo Spirito soffia veramente dove vuole, zufola sui registri musicali più impensati...
GdC
Caro Luigi, la storia è splendida (un grazie alla nostra preziosa fonte irlandese) e, per un’associazione di pensieri, mi fa venire in mente un paio di cosucce interessanti.
La prima è la recensione su Avvenire di oggi, firmata da Gianfranco Ravasi, di un libello scritto nel 1513 “dall’aristocratico veneziano Paolo Giustiniani, divenuto camaldolese, d’intesa con l’amico e confratello Vincenzo Quirini”. Un libello indirizzato all’allora Pontefice Leone X, che anticipava tutte le tematiche di Lutero e che, secondo l’eruditissimo ma un po’ ingenuo Ravasi, se fosse stato preso sul serio avrebbe potuto evitare la catastrofe della Riforma.
Non so se ricordi che un anno fa parlavamo dei collegamenti cinquecenteschi (e anche successivi) tra Camaldoli e il patriziato veneziano, ambiente storicamente ed esotericamente nemico di Roma, anzi secondo uno osservatore speciale come Pietro Aretino, l’anti-Roma per eccellenza. Bene, lungi dall’essere un segnale di allarme, il pamphlet di Giustiniani era proprio l’anticipo di quella sotterranea operazione veneziana di cui Lutero e la sua Riforma sono stati l’esplosivo terminale estero, via personaggi come Aldo Manunzio, Mutianus Rufus e Georg Burckhardt. Non è certo un caso che – tanto per dirne una e tra le più banali – il “protestantesimo” sia stato accolto e alimentato in Italia proprio nei territori della Serenissima, con dirette ricadute sulla realtà camaldolese, fino al seicento e all’eresia giansenista di cui Camaldoli tentò di essere veicolo in Italia.
Il che non vuol dire, intendiamoci, che la nostra Jacqueline Chew abbia scelto un cattivo approdo dopo la sua riconversione, o che Ravasi sia un inconscio emulo di Paolo Sarpi. Vuol dire solo che, se costei si metterà a studiare con attenzione la storia della sua nuova famiglia spirituale e costui si perirà di andare a vedere quali furono i fili che mossero Lutero nella sua azione anti-cattolica, entrambi troveranno delle sorprese. E il pungente odorino marcio-salmastro della Laguna.
Questa era la prima cosuccia, la seconda te la scrivo domani.
Ciao, GdC
Caro Guido,
due storie che hanno come scenario Big Sur.
Angelo ci segnala la storia della conversione di Jacqueline Chew. Conversione passata attraverso la musica di Messiaen (il che testimonia che lo Spirito Santo soffia veramente dove vuole). Jacqueline è adesso oblata camaldolese presso il monastero benedettino di New Camaldoli, nella zona di Big Sur.
Sapevo di un monastero camaldolese in California. Ma non sapevo che si trovasse lì, a Big Sur, che significa Henry Miller e Jack Kerouac, meta culto e buen ritiro dei profeti della beat generation. Questi ormai non ci sono più. E neppure i loro discepoli. Bruciati mentre inseguivano bianchiconigli tra i cespugli di Big Sur.
ld
Caro Guido,
bello e salutare lo scambio espistolare tra Puddu e Bottone sul post-Concilio. Lettura propedeutica per chi non vuole più nominare il Vaticano II con superficialità.
Ciao, ld
Sai qual è l'aspettativa media di vita di un trans? 30 anni. L'ho scoperto ieri sera sempre su radiopopolare. La causa principale di morte è il suicidio.
Da questo dato di fatto, ne ricavavano queste deduzioni:
1. la causa dei suicidi non può che essere la transfobia;
2. se non ci fosse la transfobia, il trans vivrebbe e vivrebbe felice.
Non sapevo che il contesto sociale avesse questo potere. Quindi basterebbe epurarlo. Eppure questa io l'ho già sentita...
ld
Caro Guido,
poco fa me ne stavo tornando a casa da Milano, in macchina, meditabondo sui cd consigliati da LuigiPuddu e non trovati per probabile eccedenza di tre tenori sugli scaffali.
Me ne stavo tornando, ti dicevo, quando intercetto su radiopopolare una trasmissione "in costume" che mi informa di un pericolo incombente: la musica reggae è pericolosa. Checché ne dica la Bbc il peace and smoke di Bob Marley è morto e sepolto. Il reggae incita alla violenza e, in linea con la religione rasta, è profondamente omofobo.
E' mobilitazione. Ogni associazione è mobilitata: ogni data di concerto reggae va monitorata, segnalata e, se a rischio omofobia, boicottata. Come è successo per un concerto patrocinato nientemeno che dalla regione Toscana (prontamente redarguita dal Grillini).
Fanno bene, proprio bene. Con chi incita alla violenza non si scherza. Come fece Fausto Bertinotti con Marilyn Manson. Che lo patrocinò e lo fece cantare alla festa di liberazione, difendendolo dalla violenza e dal pregiudizio di preti e assessori.
ciao, ld
Caro Luigi,
non è vero che l’albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce. Spesso ne fa meno.
Celebriamo infatti, con un mese di ritardo, il dies natalis di un grande sacerdote, l’abbé Jean-François Guérin, salito al cielo il 21 maggio scorso con la stessa pia discrezione che ha avuto in vita.
Nato a Tours nel 1929, nel 1976 l’abbé Guerin è stato il fondatore di una fraternità sacerdotale che aveva e ha come scopo quello di formare giovani presbiteri secondo i dettami del Concilio Vaticano II e in piena fedeltà alla Tradizione della Chiesa.
Poiché però nella Chiesa francese degli anni ’70 anche scelte come quella di portare la talare erano motivo di dissenso, di picchetti fuori dai seminari, di campagne diffamatorie nelle modalità più svariate, l’abbé in questione, senza star troppo a polemizzare, chiese al Cardinale Giuseppe Siri di ospitare nella sua diocesi il proprio gruppetto di seminaristi.
Così avvenne. E a Genova la Communauté Saint-Martin è germogliata, ha dato i suoi primi frutti, è cresciuta, fino a quando, calmatesi le acque, ha poi fatto ritorno nella madre patria, stabilendo la sua sede a Blois.
Oggi è una realtà che conta 80 sacerdoti dinamici e ben formati – più una trentina di seminaristi – e che si distingue per il sostegno pastorale dato alle diocesi in cui opera e per la vita in comunità dei suoi sacerdoti.
Tu che conosci la Francia e la sua Chiesa puoi ben capire quale tesoro una cosa del genere rappresenti...
Ciao, GdC
Caro Luigi,
anch’io non so cosa voglia dire laico per i tanti che parlano e scrivono. Laici siamo, a rigor di termine, tu ed io, cioè cattolici non facenti parte del clero ordinato. Rilancio quindi la proposta di fare chiarezza: evitando la parola “laico/i” in riferimento ai non cattolici e sostituendola con una serie di termini che ho suggerito tempo fa.
Aggiungo una cosa. Oggi al comitato straordinario di Radicali Italiani Rita Bernardini ha snocciolato una serie di cifre impietose sulla salute finanziaria della Casa. A spanne: 1900 sono gli iscritti al Partito, 2700 gli iscritti più i benefattori; da questi l’anno scorso sono stati raccolti circa 500.000 euro. Con una struttura e un complesso di servizi, quelli di Torre Argentina, che costano però 1.900.000 euro all’anno. Conseguenze: licenziamento in corso di diversi impiegati (e sono, erano tanti a lavorare per Pannella & Co.); prospettive: sbaraccare la sede storica a due passi dal Pantheon e trasferirsi in periferia; timori: non riuscire a presentarsi alle prossime elezioni politiche del 2006.
Un quadro non certo esaltante, come puoi intuire. Reso grottesco però, più che drammatico, dall'ineffabile suggerimento arrivato da Giacinto, che qui volgarizzo: “Ragazzi, contro il finanziamento pubblico ai partiti [come sai uno dei cavalli di battaglia della storia radicale, nonostante già Radio Radicale viva da anni e illegittimamente di finanziamento pubblico] ci siamo impegnati così tanto, abbiamo fatto tante e tali battaglie in tutti questi anni, che se in un momento di bisogno ne approfittiamo un pochettino, chiedendo qualcosa allo Stato, non potranno mica accusarci di essere dei parassiti della partitocrazia...”
Il che non mi scandalizza. Basta solo che non rompano più i coglioni con la storia della mafiosità partitocratica, del regime e tutto il resto.
GdC
Guido, io laico non so più cosa voglia dire.
ld
Guido, è partito il rodeo dei mille sul che fare dopo la batosta del referendum. Ci saranno aspiranti senatori a vita come Pannella e Scalfari.
Solo che mi sa che potrò seguirla a spizzichi e bocconi, almeno fino a domenica. Quindi lascio questo post: così magari se qualcuno sente qualche perla da ricordare, la può segnalare nei commenti. Gliene sarei grato. Ciao
ld
Caro Guido,
il musicista che c'è ma non si deve sentire è il direttore d'orchestra, il principio che fa scaturire l'unità della musica facendo suonare il silenzio tra le note.
Così è la direzione di Carlo Maria Giulini: sempre intento a far emergere i problemi e le soluzioni che l'autore ha posto nella partitura, sempre alla ricerca di far risuonare una ricchezza che è già data.
Le sue esecuzioni sono libere sia dalla filologia squadrata col metronomo sia dagli eccessi di protagonismo: le sovraesposizioni di cartapesta à la Karajan o i mugolii di Gould sopra le variazioni Glodberg risultano, alla fine, sterili nel loro solipsismo. Paturnie mentali più che intelligenza.
Molto più fruttuoso ascoltare Giulini: non fosse per quel paradosso che nasce dalla tensione di un musicista che suona fedelmente le note di un altro musicista.
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Caro Guido,
anche se sarò impegnato ad appendere bandiere vaticane presso municipi, prefetture e pizzerie non rinuncerò ad ascoltarmi alla radio il rodeo in programma all'Ergife questo fine settimana.
I radicali qui si interrogheranno sul che fare. Siccome il partito di marketing più longevo d'Italia ha bisogno di soldi, dovrà rilanciarsi con una bella campagna per motivare la propria esistenza. I bilanci parlano chiaro: questione di vita o di morte.
Lo zio d'America ci terrebbe ad una campagna su cui ha già investito parecchi soldi: 45 milioni di dollari per Transforming the Culture of Dying. "We cannot control the fact that people die, but as a society, we certainly have the power of influence the experience of dying". In allegato c'è anche il kit mors tua, vita mea.
Riprendere con forza questi temi sarebbe salutare per i radicali, giusto per prendere una boccata d'ossigeno, per darsi uno scopo, insomma per tirare avanti. Beh sì, in alternativa rimane sempre il kit di cui sopra.
Stammi bene mi raccomando, ld
Caro Luigi,
Grazie delle informazioni sui Radicali. Un partito di arroganti e piccoli viziosi, che avrà tanti aderenti quanti sono i tesserati Anspi nel mio oratorio. E che con questo referendum ha ottenuto quel che si meritava: una sonora pernacchia e un cazzotto sui denti.
Anch’io ti segnalo una chicca. Il vegliardo del giornalismo italiano, Enzo Biagi, dopo i suoi grotteschi quattro sì sul Corsera di domenica, ci rivela un altro lato della sua augusta figura: quello dell’ottuagenario golosone di chiappe e tette al sole. Ciao, GdC
Caro Guido,
adesso che siamo retrocessi a paese meno laico e a democrazia vigilata, vedrai meriteremo nuovamente le attenzioni di chi di società aperte e di rivoluzioni popolari se ne intende. Come quello che presta i soldini ai radicali, Soros (speculandoci pure sopra, almeno così dicono). Filantropo come sempre è pieno di idee. Ce lo riapre lui il discorso sulla 194, o lo fa riaprire ai suoi amici.
Questi sono gli europassistence della contraccezione. Qui invece sei hai tempo per il predicozzo. Questi sono quelli storici. Se passiamo alla pars costruens entriamo in tema con il referendum dei nostri giorni e abbiamo questi qui. Aggiungo questo giusto per fare un po' di colore.
Come ti dicevo tutti amici suoi, tutti sul libro paga. Adesso che siamo classificati come la Moldavia, vedrai ci dedicheranno nuovamente il loro tempo prezioso.
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Caro Guido,
i radicali fanno i liberali, liberisti, libertari, ma poi seguono pecoroni le parole d'ordine di Pannella. Il quale è un ottimo provocatore ma capisce poco della realtà e soprattutto di comunicazione.
Ricordo che prima delle Europee, durante una loro riunione (in onda su radio radicale), hanno chiesto a Giacinto su quale idea fare leva per la campagna elettorale. E lui, tra prolissità ed ellissi, ha tirato fuori la vecchia storia del finanziamento ai partiti. E loro supini hanno spedito a tutte le famiglie italiane un manifesto che ripeteva esattamente quanto detto: "i partiti vi hanno preso in giro, noi siamo contro il finanziamento ai partiti etc etc". Argomento così azzeccato che abbiamo visto che fine hanno fatto alle europee i radicali.
Stessa cosa con il referendum. Pannella dà la linea: andare contro i clerico fascisti oscurantisti. Eccetto Fassino, si è portato dietro nella crociata radicali e referendari. E abbiamo visto.
Come dice Mastella, porta sfiga? Non lo so. Ma certamente, in parte, è la nostra fortuna.
ciao, ld
Caro Guido,
il risultato del referendum va letto anche in base a un altro elemento, che segna quasi una novità, almeno per gli ultimi trent'anni: le diverse organizzazioni cattoliche si sono ritrovate unite. Unite non solo nella fede ma anche nel riconoscimento delle ragioni di questa battaglia. Questo ha permesso una grande mobilitazione. Questo è stato il centro moltiplicatore di un'astensione consapevole e numerosa.
I giornali, che stupidi! Inseguivano don Gallo, il Vescovo Emerito di Foggia, gli Adista, e quell'altro lì come si chiama. Questi, certo, emergono, fanno boccacce e dispettucci. E possono pure fare male. Ma chi c'è con loro? Quando si chiude il sipario, dopo la pacca sulla spalla di un Capezzone qualsiasi. Chi rimane con loro? Nessuno. Proprio nessuno.
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Caro Guido,
e ammettiamo un 45% di menefreghisti. Gli abrogazionisti sono il 26% (ma dentro sono compresi pure i prodi). Quanto rimane agli astenuti consapevoli? Un buon 29%.
Che poi pensa ai partiti e alle organizzazioni che si sono schierati per il sì: manco i parenti hanno portato a votare!
ciao, ld
Ci sono pure buone notizie per i radicali. Hanno raggiunto quota 1000 adesioni: domenica possono fare ancora un po' di rodeo all'Ergife.
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Caro Guido, gli italiani non avrebbero votato perché non sapevano, per la data balneare, per via del prete a messa, per paura, per il film su rai due, per Pera e per Casini, perché agli italiani a san Marino non sono arrivate le schede.
26%: neanche i duri e puri sono andati a votare. 74%: tutti ignoranti e baciapile? Forse. Chissà se ai cultori del relativismo qualche dubbio viene.
ciao, ld
Imperdibile Bordin, adesso alle ore 22.58, su Radio Radicale. Vien quasi voglia di telefonargli e consolarlo.
GdC
Caro Guido,
in questi giorni bastavano poche parole al telefono.
Oggi, invece, ti invio qualche foto della gitarella al Sacro Monte di Varallo. E' un luogo straordinario: c'e chi ha contemplato le statue (con particolare entusiasmo per gli animali della cappella dedicata ad Adamo ed Eva), c'è chi ha ricordato cosa significa mettere la vita ai voti.
Ciao, ld
Caro Luigi,
oggi il duro editoriale di Avvenire a difesa delle ragioni del non voto è firmato da Paolo Nepi, un docente di filosofia a Tor Vergata, origini di Azione cattolica.
Curioso che il Nepi sia stato vari anni curatore degli scritti politici di Bachelet insieme a Rosy Bindi, oggi dalla parte opposta, quella dei traditori mascherati (se mi concedi l’espressione un po’ cattiva).
Misteri di AC, su cui magari può fare luce l’amico Angelo.
GdC
Hai visto ballarò?
Puntata equilibratissima. Nessuno ha sentenziato prima della pubblicità (eccetto quelli del sì), nessun caso umano intervistato nell'ombra, la Navarini meglio interromperla e far parlare e parlare occhi da bambi col nodo in gola, meglio far parlare LaLoggia (ma che centrava), Fassino ha detto le cose mezze false ma passate come tutte vere e innocue, e se Vescovi mette all'angolo razionalmente quella del Sì di Bologna, Floris conclude equilibrato: "ok due scienziati la pensano diversamente".
All'eterologa sono andato a dormire.
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