Caro Luigi,
ti mando questa banale precisazione, solo perché colpito dalla congerie di castronerie uscite oggi sulla stampa.
Maria Chiara Fazio, la figlia di Antonio Fazio, “non si fa suora”. Non “entra nei Legionari di Cristo”. Non sta seguendo un percorso spirituale, “orientata dal prete della sua parrocchia”. Non si appresta a diventare “missionaria”. La cosa è molto più banale e quotidiani nazionali come il Corriere, Repubblica o Il Giornale, seppur notoriamente pagani, dimostrano tutta la loro incompetenza in cose ecclesiali. Il che fa un po’ pena.
L’esperienza in America Latina che la figlia di Fazio ha fatto, e che dicono l’abbia assai segnata, è stata, presumibilmente, uno dei viaggi in Messico organizzati regolarmente dall’associazione di volontariato Gioventù Missionaria, che altro non è che uno dei tanti apostolati che i Legionari di Cristo hanno in Italia (apostolati che, come è nello stile dei legionari, ma anche dell’Opus Dei, non si presentano con il marchio LC stampato sopra).
A proposito di Gioventù Missionaria, ricorderai che settimane fa Rondolino sulla Stampa, e poi mi pare Cazzullo sul Corriere, avevano tirato fuori la storia di un tale Lorenzo Calistri, un giovanotto romano che ha dedicato un suo libro di poesie a Gianpiero Fiorani e Maria Cristina Rosati, la moglie di Fazio Antonio. Bene, anche Calistri, intervistato, ha detto di far parte, anzi, di essere uno dei fondatori di Gioventù Missionaria. Oh: manco uno che, da buon giornalista, abbia saputo tirar fuori il fatto che GM non è altro, appunto, che un apostolato della Legione di Cristo. Anzi, per la precisione, del Regnum Christi, ovvero il movimento di laici legato alla Legione.
E qui veniamo alla figlia di Fazio. Che non si fa suora. Semplicemente, a quanto è dato di capire, diventa una consacrata del Regnum Christi. RC, come tanti altri movimenti laicali, ha infatti diversi gradi di affiliazione: il più alto è quello della consacrazione con i tre voti di castità, povertà e obbedienza. Un po’ come accade per i memores domini di CL o i numerari dell’Opus (voti a parte, ovviamente).
E le consacrate del Regnum Christi, a quanto consta, non vanno in missione, nel senso di curare i bambini ammalati in Africa. In genere diventano direttrici delle scuole, istituti universitari che i Legionari hanno in giro per il mondo. O di altre realtà simili. E non vanno in giro con il velo bianco, ma vestono come normali donne laiche, inserite nel mondo. Solo più pudicamente.
Comunque mi pare una vicenda molto bella. No?
GdC
Caro Guido, ancora in vacanza l'altro giorno osservavo la Pietà di Cannobio, un piccolo quadro su pergamena. Che poi è pure piuttosto noto perché al centro di un evento miracoloso.
Ai lati di Cristo, ci sono Maria e Giovanni. Dietro, la croce e i simboli della passione. Alcuni di questi simboli possono apparire piuttosto criptici e stravaganti: come quella mano che stringe dei capelli o quella che compie quel gesto beffardo con il pollice stretto tra l'indice e il medio. Indicano, come una sorta di endiadi, il momento della derisione di Cristo da parte dei soldati romani. Allora era un modo piuttosto comune di rappresentarlo. Oggi per comprenderlo e ricostruire tutto in unità, basta conoscere l'opera di Giotto nella Cappella degli Scrovegni. Qui la scena è ricostruita nella sua interezza. Ti faccio notare solo un particolare. Con un gioco di piani prospettici, il braccio di un soldato "sfonda" l'aureola per afferrare i capelli di Gesù: la mano in questo modo appare da sola, come staccata. Piccolo omaggio, forse, a quel modo di raffigurare la Passione.
Ah, dimenticavo la cosa importante: la Festa del Miracolo di Cannobio è l'8 gennaio.
A presto, Luigi
Caro Luigi,
dici tu a Marco, se lo vedi, che dopo aver letto il libro di Wootton su Sarpi c’è un’altra bella pista che si può seguire (stavolta facilmente, perché è tutta su internet)? E’ quella dell’epistolario tra Galileo Galilei e Fulgenzio Micanzio, il segretario di Sarpi, che sopravvisse a lungo all’amatissimo maestro (amatissimo perché dicono che i due fossero un po’ come Batman e Robin).
I contatti di Fulgenzio Micanzio con Galileo – come quelli con Thomas Hobbes, Francis Bacon, et alia – danno un’idea di dove arrivò la longa manus di Fra Paolo. Magari tramite i suoi discepoli.
GdC
PS= Se incontri per strada Schwarzwelf, digli che tra poco arriviamo anche da lui, ovviamente.
Caro Luigi, eccomi qui!
Le vacanze per me si avviano alla fine (buon mare, come ti dicevo, in Trinacria) ed è ora di riprendere gli impegni del tempo ordinario. Tra cui, ovviamente, la nostra corrispondenza, indispensabile digestivo per tante giornate acidule.
Devo poi due risposte, una a Marco sulla Venezia segreta, e una a Schwarzwelf su Romano Amerio, che mi sono portato senza volere in spiaggia, ma che sarà bene rendere subito ai legittimi intelocutori.
Inizio proprio da qui, dalla risposta a Marco su Venezia, che però sarà in più puntate (speriamo che Marco capisca e pazienti. Tu sai che scrivo strappando coi denti minuti preziosi..).
Tutto è nato, mi pare, alcune settimane o mesi fa, quando dicevo che la storia di Venezia, come realtà anti-cattolica, è tanto criptica ed esoterica, quanto cruciale nell’epoca moderna. Imprescindibile per chi voglia capire qualcosa delle vicende dell’Europa post-medievale.
Purtroppo non c’è una bibliografia ufficiale a riguardo, come chiedeva Marco. E’ tutta da ricostruire, setacciando la storia della cultura italiana ed europea.
Da par mio butto lì solo alcuni spunti, anzi spuntini, molto diversi tra loro, ma che magari possono stuzzicare l’appetito.
Il primo spuntino è un libro chiave per capire il fascino, il mito che Venezia ha esercitato sulla nazione che più di tutte ne ha riprodotto la forma esteriore (di impero marittimo/finanziario), il modello di governo (rigidamente oligarchico), il tipo di “operatività” e di esercizio del potere (basato sul laoro delle élites culturali) e che è stata animata dallo stesso spiritus rector: l’ostilità radicale per il cattolicesimo romano. La nazione di cui parlo è ovviamente l’Inghilterra, mentre il libro è “The stones of Venice” di John Ruskin.
Un’opera straordinaria quella del pedofilo Ruskin (sì, John aveva questo vizietto, gli piacevano le fanciulle non ancora teens), che stregò uno scrittore come Proust e una generazione di neo-gotici British. Un’opera il cui inizio dice già tutto o quasi dell’autentica questione veneziana. Ruskin, infatti, nella prima pagina del suo testo traccia un percorso metastorico, o metapolitico, molto chiaro, che passa per tre punti: Tiro, Venezia e Londra. Tiro come capitale di quel mondo punico-cananeo nemico prima del popolo ebraico (vedi Antico testamento) e di Roma (vedi Annibale e Cartagine). Tiro come potenza marittimo-commerciale antesignana di due potenze che avrebbero continuato la sua missione anti-ebraica + anti-romana = anti-cattolica: appunto, Venezia e Londra.
Un altro spuntino può essere quello che Blondet cita di sfuggita negli “Adelphi della Dissoluzione”, da cui ha preso dati che ha riportato in alcuni articoli e in un capitolo di “Complotti II”. Non è un libro vero e proprio, ma un dattiloscritto, intitolato “The roots of the Trust”, firmato da Allen e Rachel Douglas, due esponenti dell’apparato di Lyndon LaRouche negli USA. E’ un lavoro corposo che fu fatto circolare alla fine degli anni ‘80 fra i servizi segreti italiani e in ambienti vaticani (il gruppo di LaRouche, che da noi viene presentato come una combriccola pittoresca, è in realtà espressione di una parte della comunità di intelligence americana). E’ una ricerca storica, fatta su documenti del fu KGB, sulla storia della Russia e in particolare delle vicende che dopo la rivoluzione d’Ottobre portarono alla nascita del cosiddetto trust di Djerzinsky, il futuro KGB.
Perché questo misterioso testo fu passato ai servizi italiani e a qualche alto prelato vaticano? Ma perché erano gli anni delle torbide operazioni di Gorbacev, esponente, diciamo così, di quella fazione antinazionalistica del regime russo, coordinata da precisi ambienti angloamericani, il cui fine non era il superamento del comunismo e la democratizzazione dell’Unione Sovietica – come veniva fatto credere dai media – quanto la disintegrazione della Russia e il saccheggio delle sue ricchezze, quello che sarebbe avvenuto durante l’era Eltsin per mano dei cosiddetti oligarchi. A chi, insomma, si commuoveva di fronte alla figura di Gorbacev comunista illuminato e buono, una fazione della comunità di intelligence USA – alleata, diciamo così, con la fazione anti-gorbaceviana dell’establishment sovietico – voleva far capire al Vaticano come Gorby fosse un wolf in sheep’s clothes. E come le sue aperture al cattolicesimo fossero strumentali all’ottenimento del favore dell’opinione pubblica europea, del suo appoggio in vista della progettata “liberalizzazione” della Russia, ovvero del suo regresso socio-economico, se non del suo annichilimento (nessuno si è mai chiesto come mai Gorby, che in Russia è considerato niente meno che un bieco traditore della patria, è da sempre un fedele columnist del La Stampa di Kissinger?).
Storie un po’ intricate, certo. Fatto sta che il lavoro dei Douglas è ricco di informazioni inedite proprio sull’identità occulta di Venezia e sulle sue trame in funzione anti-cattolica, anche se limitatamente alle operazioni nel Mediterraneo orientale e nell’Europa dell’Est.
Un testo che non è certamente dei più facili da reperire. Ma chiedendo a qualche vecchio agente del Sisde magari salta fuori.
Il terzo spuntino riguarda una delle figure emblematiche della storia della Serenissima. Un gigante, la cui figura è rimasta curiosamente in ombra nella storiografia italiana dell’ultimo secolo: Fra Paolo Sarpi. Su di lui è uscito un libro eccellente – il migliore tra quelli a mia conoscenza sull’argomento – a firma di David Wootton: “Paolo Sarpi: Between Renaissance and Enlightenment”. E’ una lettura che apre gli occhi sul tema di cui stiamo discorrendo…
GdC