Guido, ho letto adesso l'istruzione su omosessuali e sacerdozio.
La nota si estende a "coloro che sostengono la cosiddetta cultura gay" e poi parla di "disturbi sessuali incompatibili col sacerdozio". Tu che sei più informato, chi dei soliti ha già scheccato?
Ciao, ld
Ah, se si facesse una campagna per il preservativo! Ah, se si facesse una campagna per la contraccezione! Di certo aiuterebbero qualche agenzia di pubblicità, ma farebbero poco contro aids e aborti.
Ho visto l'ultima copertina dell'Espresso: l'aids cresce tra i quarantenni borghesi. La colpa sarebbe del Vaticano, dice il giornalista. Ma non ci crede neppure lui, lo scrive solo per contratto. In realtà l'articolo dice cose ben più sensate. Ad esempio riporta la testimonianza di chi ammette "pago un prezzo salato, pensavo di scamparla sempre".
Il fatto nuovo è che l'infezione cresce tra la gente che sa, con tanti libri in casa, AD sul tavolino, FMR in libreria e l'Espresso nel cestone. Quando si tratta solo di disperati e di terzo mondo è facile farla facile. Basta dirlo, dicono; basterebbe che i preti missionari facessero leggere gli articoli di Chiara Valentini. E tutto andrebbe a posto. Basta informare per sapere e basta sapere per fare. Ecco un pregiudizio che fa morti.
Non basta sapere per fare. Si fa perché si attende a una promessa. E alcune ingannano.
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Caro Guido,
ma si dipingono ancora ex-voto? E si appendono ancora? Il Santuario del Boden, ad esempio, un tempo ne era stracolmo. Oggi, non che siano stati tolti, ma li hanno collocati in una sorta di percorso museale che parte dalla sacrestia. Anche ad Oropa sono collocati nei lunghi corridoi del santuario e non nella chiesetta. Per motivi di spazio, sicuramente, ma anche per non distrarre il pellegrino dalla sua preghiera. Gli ex-voto sono testimonianze importanti ma meglio collocarli in una posizione più defilata - così avrà pensato chi ci deve pensare. E secondo me a ragione.
Ebbene, sai a chi apparteneva una delle più grandi collezioni di ex-voto? A Eugenio Cefis. Sì proprio lui, Il normalizzatore, il presidente dell'Eni dopo Mattei. Il partigiano dei 40 giorni della Repubblica dell'Ossola, lo scalatore della Montedison.
Parte della collezione adesso è un piccolo museo: una donazione che ha fatto alla terra dove ha combattuto. Quasi cinquemila pezzi, provenienti in gran parte dalla zona e dal Messico.
So che da Lugano, luogo del ritiro silenzioso, Cefis se ne occupava ancora, settimanalmente.
ld

Niente. Non ne parlano il Corriere, Repubblica, la Stampa, tutti alle prese con idiozie tipo la Cei alla conquista della società italiana (oh, ce ne vuole per crederlo. Chissà in che Paese vivono, se sono stati qualche volta allo stadio o al bar e hanno sentito il polso della gente...) o la visita di Berlusconi ieri in Vaticano. Non ne parla nemmeno Avvenire, mi pare.
Quando invece è l’unica cosa che conta. Il fatto che oggi, carissimo Luigi, è la nostra festa, la festa più bella dell’anno (tolti Natale e Pasqua), lo zenit dell’anno liturigico, la più più bella memoria che celebriamo: Cristo Re dell’universo! E che oggi, a Guadalajara, sono stati beatificati otto martiri messicani, otto Cristeros che morirono (insieme a migliaia di altri) nella persecuzione (macelleria) anticattolica tra il 1926 e il 1929. Evento alla cui memoria è dedicato in parte il nostro carteggio.
Otto martiri, di cui uno, José Sánchez del Río, aveva quattordici anni. Fu preso, torturato (ad un certo punto gli scorticarono le piante dei piedi e lo costrinsero a camminare prima sul sale e poi sui sassi), per costringerlo a rinnegare Cristo. Si rifiutò e gli spararono alla testa. Morì gridando “Viva Crosto Re e Santa Maria di Guadalupe!”.
Che è anche il saluto che ti porgo, al ritorno da un viaggio impegnativo, che mi ha tenuto un po’ lontano dal computer.
Auguri! A te e a tutti i nostri amici di penna.. GdC
Complimenti a Porph. per la battuta più bella del mese, un omaggio agli amanti dell’alta fedeltà.
Per Angelo: ammetto che qualche volta può scappare la mano nella vis polemica. E un briciolo di cenere sul capo fa sempre bene.
Però non penso, in coscienza, di aver tracimato nel giudizio su Bose. Una comunità che rappresenta, nella sostanza, la trasposizione in formato monastico dell’eresia bolognese coltivata da Giuseppe Alberigo, il vero Fondatore (ma ne riparleremo).
Sui bogomili. Di bogomilismo fu accusato Gregorio Palamas e a più riprese il movimento esicasta, da parte di ambienti sia latini che bizantini. La questione è dibattuta e complessa, ma non pare casuale che Bose si sia ossessivamente concentrata proprio sull’esicasmo, con l’aiuto di specialisti come Antonio Rigo e con il plauso di bizantiniste hillmaniane come Silvia Ronchey.
Come fece notare un articolo apparso su Studi Cattolici qualche tempo fa, la figura di Marcione ha ricevuto una benevola attenzione, e a più riprese, da parte di Cristianesimo nella Storia, la rivista diretta da Giuseppe Alberigo, nel cui comitato di direzione siedeva fino all’altro ieri anche il nostro Enzo Bianchi. La somiglianze tra la teologia dei bogomili e quella di Marcione sono ampiamente riconosciute dagli erosiologi.
GdC
Luigi,
sempre sul discorso che si faceva in riferimento all’Abbé Pierre – ovvero come alcuni personaggi sono stati fatti passare quali santi e profeti, mentre invece erano solo, nel migliore dei casi, preti inzuppati dello spirito del Mondo – ti segnalo quest’altra cosuccia.
Qualche anno fa, accanto al Cardinale Martini svettava come riferimento per i cattolici aggiornati Timothy Radcliffe OP, niente popo’ di meno che il Maestro generale dei Frati Predicatori.
Per non farci dimenticare la statura dell’uomo e del religioso, le edizioni Qiqajon (quelle della comunità bogomila di Bose) hanno anche pubblicato recentemente un libro-intervista di padre Timothy.
Il quale il primo novembre ha inviato una missiva al Times per sostenere che: sbagliato è l’eventuale volontà papale di escludere dall’ordinazione sacerdotale persone con tendenze omosessuali. Andrebbero piuttosto esclusi coloro che nutrono sentimenti omofobici e misogini.
Dandoci forse un anticipo di quello che, raggiunti i 93 anni d’età e la senile incontinenza, anche lui ci rivelerà.
GdC
PS= Se senti Azione Parallela, digli che mi scuso del ritardo della risposta al suo quesito. Digli anche che le figure che nobilitano la Chiesa italiana sono un’infinità, solo il loro nome dice poco o nulla al lettore comune. Se poi mi si chiede qual è una figura italiana che meriterebbe di essere fatta conoscere all’estero, al posto del leader dei bogomili di Bose, ne butto lì uno: Matteo Calisi, della Comunità di Gesù, di Bari.
Guido, non è romanticismo né aspiro a fare segnalibri per le paoline. E' solo che è un periodo di lavoro intenso e, uscito di casa, ho solo un istante da dedicare al blog.
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Caro Guido,
dicevamo La disputa del Sacramento di Raffaello: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Sulla parete di fronte l’affresco della Scuola di Atene: il bene, il vero, il bello. Tutta la scena sembra quasi protrarsi in avanti per entrare nel semicerchio della Disputa. Ma chi riesce ad entrare, almeno secondo Raffaello?
L’affresco non è la celebrazione di due grandi filosofi, Platone e Aristotele, circondati dalla tradizione filosofica e scientifica dell’Antica Grecia. No, Raffaello, da pioniere del teatro quale era, mette in scena una rappresentazione, un’azione scenica. Mette in scena Platone contro Aristotele.
Sul palco avviene una novità. Lo dicono le due figure laterali: un ragazzo che entra fresco fresco da sinistra, l’altro vestito che esce malamente a destra. La novità è un cambiamento che si presenta come paradosso: Platone subentra ad Aristotele, il maestro subentra al discepolo. Paradosso che si era appena verificato storicamente con la riscoperta di Platone rinvigorita dal Concilio di Firenze. Aria nuova che Raffaello aveva respirato a pieni polmoni, (anzi con due polmoni, visto che era stato ricucito lo strappo sul filioque).
Aristotele sta spiegando e con un gesto richiama la terra. Platone arriva in quel momento, entra in scena e con un gesto indica il cielo. Aristotele parte dall’empirico. Platone dall’ipotesi superiore. Aristotele si gira e si adombra. Platone ha la luce in fronte. L’ombra è l’errore, la luce è la verità. I due si guardano. Aristotele è fermo, bloccato dal libro appoggiato alla gamba. L’Etica non fa avanzare Aristotele. Platone si muove. Il Timeo lo lascia libero. Può avanzare. Verso la Disputa del Sacramento.
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