Caro Angelo,
più di quanto dice John Neuhaus («[the CdF and the Holy Father] think Fr Maciel did do something wrong») penso sia appropriato quanto scritto dall'altro super-informato, John Allen, secondo cui la CdF e il Santo Padre avrebbero convenuto sul fatto che «some of the accusations against the charismatic 86-year-old Mexican priest are well-founded». Da lì il riconoscimento della sostanza sufficiente per aprire un processo (non per stilare un verdetto). Ma un processo che data l'età e le condizioni di salute del Fondatore non era opportuno fare. Per cui, come scrive padre Owen Kearns, Marcial Maciel «becomes like an accused priest awaiting trial. Only, in this case, there will be no trial». Il senso ultimo di questa soluzione punitiva, perché comunque di punizione si tratta, mi pare sfuggente. Penso volutamente.
Per quanto riguarda le accuse. Non è vero che circolassero da decenni. Circolano dal 1997, da quando gli otto accusatori le hanno fatte pubblicamente, per la prima volta. Prima non esistevano.
Le calunnie provenienti dai gesuiti di Comillas che portarono al commissionariamento della Legione dal '56 al '59, erano sostanzialmente che padre Maciel faceva uso di stupefacenti (!), che aveva delle amanti (donne), e che era coinvolto in malversazioni finanziarie. Accuse quasi coincidenti con quelle che venivano mosse (sempre dai gesuiti) a un altro fondatore, Escrivà de Balaguer.
«Through my interviews I detected animosity in some of the individuals, especially [...] It was also clear to me at the time that the accusations were part of a design, a methodically organized campaign, to discredit Father Maciel and the Legionaries of Christ. Rather than appearing candid, the nature of the accusations were disingenuous and always seemed calculated to create the greatest impact with the particular audience to whom they were presented. However, I am surprised that more than forty years later, Father Maciel is accused of sexual abuse by some of the same individuals who did not hesitate to accuse him in the 1950s of so many other faults and grave crimes that were proven totally false. We, the Apostolic Visitators, gave them every opportunity to level any accusation they had, but not once was this type of offense mentioned».
Negli anni successivi padre Maciel è stato accompagnato da mormorazioni e calunnie (anche qui, del tutto simili a quelle che hanno tormentato da Escrivà) ma mai su presunti abusi sessuali (e da notare che di ipotetici abusati ne erano già usciti dall'Ordine... una legione). Perché? Beh, Mons. Polidoro dice chiaramente: «Rather than appearing candid, the nature of the accusations were disingenuous and always seemed calculated to create the greatest impact with the particular audience to whom they were presented». Il che è un particolare ricorrente: per apparire sensazionali, le accuse false degli "ex" ricalcano spesso i temi forti del momento. Quelli che hanno un maggior impatto sull'audience.
Ma negli anni '50 il topos della molestia omosessuale in seminario non esisteva. Esisteva quello del prete che andava a donne (che oggi suona un peccato veniale, basti pensare alla reazione che ha suscitato la confessione dell'Abbé Pierre) da cui le calunnie classiche di quegli anni, non solo nei confronti di padre Maciel o di Escrivà, che cercavano di calcare la mano su quel tasto. Negli anni '90 invece - e qui ha ragione Introvigne - negli Stati Uniti si è creato un clima di eccitazione anticattolica sul tema del sacerdote che molesta i bambini (molto prima di quando in Italia ne abbiamo preso coscienza dai giornali). Guarda caso, proprio nel crescendo del furore anti preti-pedofili gli otto accusatori (erano nove, ma Miguel Diaz Rivera ha poi ritrattato, confessando di essere stato spinto dagli ex-compagni ad aderire alla truffa) sono venuti fuori con la storia delle molestie sessuali. Che coincidenza.
No, caro Angelo, in questo caso di vittime di abusi sessuali da risarcire moralmente proprio non ce ne sono. Fidati. Ci sono delle vittime, sì, ma di altro tipo. Come scrivevo l'altro giorno è innegabile che accanto alla storia della Legione si siano create storie parallele di enorme sofferenza, la sofferenza di fuoriusciti che si sono ritrovati con una vita spezzata, e che in tanti casi sono rimasti in una penosa condizione di indeterminatezza esistenziale, di solitudine, spesso senza un lavoro e senza un appiglio per rifarsi una vita (vedi Paul Lennon, l'animatore irlandese del sito Regain).
Su questo punto è probabile che la Legione debba fare dei mea culpa. Ma non solo lei. Direi la maggiorparte degli ordini religiosi o delle realtà ecclesiali simili. Il muro che si crea tra chi abbandona un ordine e l'ordine stesso (fenomeno diffusissimo, conosco vicende lancinanti di ex-gesuiti, tanto per dire) è una dinamica che ha delle spiegazioni (l'autodifesa dell'Ordine da persone che possono portare turbamento nella comunità, inquinare con il risentimento la vita degli ex-confratelli, ecc.), ma che una volta aveva degli ammortizzatori naturali, mentre oggi non li ha più. Una volta il contadino che si faceva cappuccino, se usciva dai frati mal che andasse tornava a lavorare nei campi. Oggi un uomo di 40, 50 anni - magari senza fratelli e senza il sostegno di un tessuto familiare come c'era una volta - che esce da una realtà religiosa cosa fa? Dove va? A chi si appoggia? La tentazione della disperazione è tremenda. E la mano che gli viene data dalle comunità che ha lasciato è spesso insufficiente.
Ripeto, non ci sono, nel caso della Legione, vittime di abusi sessuali da risarcire. Ci metterei la mano sul fuoco. Chiunque ha visto da vicino le comunità legionarie sa qual è la limpidezza e l'equilibrio che vi regna, anche per quanto attiene il tratto umano fra confratelli. Cito un dettaglio: il Fondatore ha sempre detto che i Legionari devono essere trasparenti come il vetro e che le loro case devono essere allo stesso tempo un riflesso e uno stimolo di questo atteggiamento. Da qui gli ambienti luminosi, le grandi vetrate, gli spazi puliti. Da qui le porte delle stanze aperte o socchiuse, mai chiuse del tutto. E molti altri particolari del genere che non sto ad elencare. Ma che colpirebbero, penso, più di un lettore, soprattutto se a conoscenza dello stile e delle regole vigenti in un normale seminario diocesano.
Soprattutto, però, chi conosce bene la Legione e si legge un libro come El Legionario di Alejandro Espinosa (uno degli accusatori) si mette a ridere (se non ci fosse da piangere). Una caricatura tale che dire pulp/trash è poco. Stessa cosa per Vows of Silence, che sta per uscire in italiano. Entrambi esempi chiari non della volontà di raccontare una storia vera, ma di fare del male. Di vendicarsi.
Sì Guido, va bene tutto, ma vuoi che siano così scemi quella della CdF da non capire che dietro...? No, non lo voglio. Il problema è che chi conosce nel dettaglio e dal di dentro come funziona una realtà può costruire delle accuse assolutamente verosimili, se non stringenti. Faccio un esempio un po' banale. Anni fa mi è capitato di condividere un appartamento con dei compagni di università. Bene, se oggi volessi diffamare qualcuno di loro per ipotetici fatti sessuali accaduti in quel luogo, potete stare certi che lo saprei fare molto, ma molto bene. Tanto bene da far venire più di un ragionevole dubbio nella mente del mio ascoltatore (che non conoscesse l'accusato) e tanto più se oltre a me ripetessero le stesse cose altri due o tre ex-coinquilini.
Guido, mi spiace, ma non sei credibile: in quello che dici si sente troppo che sei di parte. E' vero, lo ammetto, sono di parte. Come scrive oggi Magister io sono tra quelli che considerano padre Maciel non solo innocente, non solo un uomo di Dio, ma un santo. Solo, mi permetto di dire, a ragion veduta.
GdC