venerdì, 29 settembre 2006

Cattocomunista, boh.

Guido, per maggiore leggibilità metto qua un commento che volevo mettere agli interventi di Bernardo, Zaccheo e Giovanni da Rho (nel post qui sotto).

Una cosa è dire che ci si rivolge allo stesso Dio (e non a manitù, ma al Dio del Pentateuco), una cosa invece dire che le tre religioni che discendono da Abramo conducono tutte alla salvezza. Zaccheo (che sa difendersi da solo, ma lo dico perché è un passaggio fondamentale anche per me) fa un discorso di tipo culturale sull'Islam, e non di tipo religioso.

L'approccio culturale, basato sulla ragione, vale nei confronti dell'islam e anche nei confronti dei non credenti.

Tra coloro che non sono cristiani ci sono però dei naturaliter christiani, proprio per una evidenza culturale a cui aderiscono con coerenza.

Dire che c'è lo spazio per un incontro e una condivisione culturale con l'Islam su temi fondamentali, mi pare plausibile.

Dire che all'interno del mondo occidentale ci sia una tradizione culturale fortemente anticristiana, mi pare si mostri con evidenza.

Che una parte di questo mondo occidentale anticristiano cerchi di contraffarsi sventolando una alleanza o una tregua col mondo cristiano (e specificamente cattolico), mi pare si mostri con evidenza.

Che questa tregua-alleanza sia in funzione di mire geopolitiche in territorio di religione islamica, a me pare plausibile.

Che tanti discorsi adulatori e magnacharteschi sull'occidente cristiano siano retorica per sopire la voce della Chiesa, l'unica voce forte e indipendente che ha osato non allinearsi a partire dal '91 ai progetti geopolitici di cui sopra, a me pare evidente.

Che in Europa il mondo musulmano costituisca un problema, mi pare vero. Come lo è ogni immigrazione, mi pare evidente.

Che il mondo musulmano sia un mondo debole, diviso all'interno, subordinato, destinato al collasso nel giro di pochi decenni, mi pare molto plausibile.

Che quel mondo occidentale anticristiano e fondamentalmente anticattolico, anche prima del declino della rilevanza geopolitica dei mondi musulmani, non esiterà a (tornare ad) attaccare la Chiesa e il suo popolo, mi pare evidente.

ld

giovedì, 28 settembre 2006

Fondelli

Caro Luigi, apro il blog di Magister qualche giorno fa. Mi dice di andare “assolutamente” a leggere il discorso di Ahmadinejad all’Onu, da cui – così mi par di capire – uscirebbe in modo inequivocabile, nero su bianco, tutta la malvagità, il nazismo ontologico del personaggio. Ed evidentemente del suo mondo.

 

Clicco il testo dell’Hitler iraniano, già preparato all’orrore che incontrerò. Leggo fino in fondo e mi dico… ha ragione Magister, è proprio un testo da leggere. Ma il motivo opposto, perché è un discorso appassionato, bello, o comunque migliore della media, e i cui (pochi) punti non condivisibili, sono se non altro “comprensibili”.

 

Faccio un esempio. Il pezzo che ha sicuramente mandato in sollucchero Magister, e su cui monta tutta la panna, è di quattro righe. Queste: “Il pretesto per la fondazione del regime che occupa la Palestina è talmente mediocre che alle persone non viene nemmeno dato il permesso di parlarne; altrimenti, con il chiarimento della questione, inizierebbe a mancare una filosofìa per l'esistenza del regime sionista; ed infatti oggi questa filosofìa non esiste più”.

 

Per contestualizzarle, non ci vuole un esperto di intelligence. Basta un giornalista con i piedi per terra e un articolo come questo di Virginia Tilley, di cui ti allego una particina:

 

A final word is due about Mr. Ahmadinejad's "Holocaust denial". Holocaust denial is a very sensitive issue in the West, where it notoriously serves anti-Semitism. Elsewhere in the world, however, fogginess about the Holocaust traces more to a sheer lack of information. One might think there is plenty of information about the Holocaust worldwide, but this is a mistake. (Lest we be snooty, Americans show the same startling insularity from general knowledge when, for example, they live to late adulthood still not grasping that US forces killed at least two million Vietnamese and believing that anyone who says so is anti-American. Most French people have not yet accepted that their army slaughtered a million Arabs in Algeria.)

Skepticism about the Holocaust narrative has started to take hold in the Middle East not because people hate Jews but because that narrative is deployed to argue that Israel has a right to "defend itself" by attacking every country in its vicinity. Middle East publics are so used to western canards legitimizing colonial or imperial takeovers that some wonder if the six-million-dead argument is just another myth or exaggerated tale. It is dismal that Mr. Ahmadinejad seems to belong to this sector.

Still, Mr. Ahmadinejad did not say what the US Subcommittee on Intelligence Policy reported that he said: "They have invented a myth that Jews were massacred and place this above God, religions and the prophets." He actually said, "In the name of the Holocaust they have created a myth and regard it to be worthier than God, religion and the prophets." This language targets the myth of the Holocaust, not the Holocaust itself - i.e., "myth" as "mystique", or what has been done with the Holocaust. Other writers, including important Jewish theologians, have criticized the "cult" or "ghost" of the Holocaust without denying that it happened. In any case, Mr. Ahmadinejad's main message has been that, if the Holocaust happened as Europe says it did, then Europe, and not the Muslim world, is responsible for it.

 

Resta solo una domanda cogente. Ma Magister chi pensa di prendere per i fondelli?

GdC

mercoledì, 27 settembre 2006

Occasum

L’articolo di Blondet mi pare cadere a fagiolo nel mezzo della discussione su Chiesa, Islam e Occidente. A parte qualche passaggio qua e là, lo sottoscrivo.

 

GdC

lunedì, 25 settembre 2006

Figli di Abramo (non Lincoln)

Caro Luigi,

 

sempre su Islam e Occidente: c’è un passaggio di un editoriale di Ida Magli uscito sul Giornale del 18 settembre, che temo sia sfuggito a molti, anche ad alcuni dei nostri amici catto-radicali.

 

Te lo ripropongo, perché nella sua stringatezza tocca uno dei nodi di questo odio antiislamico, che al fondo, anche se molti non se accorgono, è un odio per alcuni fondamenti della nostra stessa fede cattolica.

 

“Lo dico per coloro che ancora non lo sapessero: il peggio dell’islamismo consiste nell’essersi agganciato ai primi cinque libri dell’Antico Testamento”.

 

Chiaro?

 

GdC

venerdì, 22 settembre 2006

Iran

1) “Anti-Semitism is not an eastern phenomenon, it's not an Islamic or Iranian phenomenon - anti-Semitism is a European phenomenon” he says, arguing that Jews in Iran even in their worst days never suffered as much as they did in Europe.
 
2) “In the last five years the government has allowed Iranian Jews to go to Israel freely, meet their families and when they come back they face no problems”, says Mr Mohtamed.
 
Caro Luigi, la seconda frase è di Maurice Mohtamed, ebreo eletto al Parlamento di Teheran. La prima è di Ciamak Morsathegh, medico ebreo responsabile del Sapir hospital, ospedale ebraico di Teheran, dove muslim and jews lavorano insieme. Finanziato dal Governo di Ahmadinejead.
 
Per una descrizione abbastanza realistica, presumo, della condizione degli ebrei in Iran, e leggermente diversa dalle boiate che trovi scritte da Carlo Panella sul Foglio, puoi dare un'occhiata a questo articolo sul sito della BBC.
 
GdC
giovedì, 21 settembre 2006

Libertà

Caro Luigi,
 
allora, come canta Pappalardo, dopo un estate protrattasi anche troppo... rrrricominciamo.
 
Dove eravamo rimasti? Sinceramente non ricordo più. Più facile dire da dove possiamo iniziare. Ovvero dal rapporto fra Islam e Occidente. Ti ho lasciato qualche breve post nelle ultime settimane sull’argomento e vedo che pure tu hai seminato.
 
Ti dico subito che ti causerò una grossa delusione, ma in questi mesi le mie posizioni sono un po’ cambiate. Trattasi del frutto inaspettato di conversazioni con amici ruspanti ma di buon senso, di meditazioni personali davanti a un boccale di birrra, della lettura di un po’ di libri e soprattutto di molti giornali. Ovviamente quelli buoni.
 
Prendi Libero per esempio. Sì, Libero. Togli tutto il ciarpame e il trash, le cose inutili tipo la rubrica di Francesca Senette o adesso quella di Moggi. Togli il ciarlare sulla inutile politica di casa nostra (non cosa nostra, casa nostra) e tieni le cose migliori. Tipo gli articoli di Angelo Pezzana.
 
Ti dirò, in passato Pezzana l’avevo assai sottovalutato e snobbato. Anzi, ci avevo proprio sputato sopra senza nemmeno leggerlo. Ora, invece, me lo sono letto. Con calma. Ho dato anche una scorsa ai pezzi in archivio sul suo sito, Informazionecorretta.com e devo dire che in molte cose mi ha inaspettatamente colpito. Anche e soprattutto riguardo all’idea di un’aggressione islamica che in fondo minaccia l’anima profonda del nostro mondo, i valori più alti della nostra società. Un’idea espressa con un nitore e una sincerità che, mi pare, sopravanzano anche quelle di un Magdi Allam.
 
Come saprai, Pezzana è stato negli anni ’70 uno degli animatori del "Fuori", il Fronte unitario omosessuali rivoluzionari italiani. Un fatto che aveva sempre alimentato in me un pregiudizio duro, cattivo nei suoi confronti. Bene, incuriosito sempre più dal personaggio, scosso non poco dal tentativo estivo di distruggere l’unica democrazia in Medio Oriente, Israele, e dagli ultimi impressionanti proclami di Al Qaeda, ho cercato di capire meglio, andando alle radici dell’esperienza culturale del Nostro e al nocciolo della questione: la difesa di un Occidente che Pezzana, in fondo, dice essere non solo suo, ma anche nostro.
 
E così, mentre cercavo di dare un senso a tutto quanto, mi sono imbattatuto in un libro fresco di stampa, “Gay. La guida italiana in 150 voci” edizioni Mondadori, che mi ha fatto capire. Lì ho trovato in particolare una pagina che secondo me riassume meglio di ogni altra, meglio anche delle ultime annate del Weekly Standard, qual è il senso di una battaglia culturale che è ormai giunto il momento di abbracciare. Una pagina della biografia di un amico di Pezzana, suo antico compagno di lotta e fondatore assieme a lui del “Fuori”: Mario Mieli.
 
Cito: “Deluso dalla politica, Mieli torna al teatro e alla scrittura, con il romanzo autobiografico Il risveglio dei faraoni, in cui si descrive come il Messia e racconta le proprie esperienze di vita in chiave mistico-esoterica. Nello stesso periodo realizza Non è mai troppo tardi, il filmato che documenta una delle performance più estreme e allo stesso tempo più politicamente lucide con cui dà forma alle teorie espresse nel libro. Ripreso in un Super 8 artigianale, Mieli, aiutato da un’amica, si traveste, impiegando una cura particolare nella scelta del trucco e degli abiti. Completata la cerimonia di vestizione si reca in bagno e, rivolgendosi direttamente alla macchina da presa, dà luogo a un’azione di coprofagia. Al termine si lava i denti, indossa un mantello nero e, sempre truccato, si reca con l’amica di fronte al colonnato del Vaticano. L’utopia di sé descritta in Elementi di critica omosessuale approda così alla magia mistica, in cui allucinazione e realtà si fondono, ironia e follia sono impossibili da separare. Mario Mieli muore suicida il 12 marzo 1983”.
 
Non so tu cosa ne pensi. Secondo me il valore della Libertà per cui Mario Mieli ha dato la vita, e che oggi continuano a testimoniare i Pezzana, Il Foglio con i suoi Scalise o i Pera e i Panebianco con la loro open society, non può essere lasciato indifeso.
 
Non possiamo più essere pavidi. Dobbiamo combattere. 
 
Guido
mercoledì, 20 settembre 2006

Identità di un occidentale

Grazie Dio per non avermi fatto bersagliere.

ld

giovedì, 14 settembre 2006

Umberto, barba e capelli, grazie.

Caro Guido,

dai fondi della laguna veneziana, è emerso un tetrapode che discetta su scimmie e evoluzione. I darwinisti esultano: trovato l'anello di congiunzione tra il barbiere e il chirurgo.

ld

ps. mi sono permesso una variazione sul tema per segnalarti gli articoli di Agnoli e Sermonti su E' vita di oggi (ma il pdf non è ancora pubblicato sul web)

mercoledì, 13 settembre 2006

Se al festival, mentre parla Sarcaz, arriva l'eterno, anche se sto a bere uno spritz, avvertitemi

Il festival letteratura, il festival filosofia. Leggi zaccheo sul festival spiritualità. 

Il principio nascosto da cui discende l'organizzazione di questi rodeo-festival è l'aperitivo. Non c'è più la cena, la lampreda intera, il consummatum est. Nel nostro tempo ciò che infonde ordine ai giorni è un'ora vaga. Che parte alle 17 e si inoltra fino a notte fonda. L'aperitivo è un brivido, dove tutto è ancora da farsi. Il destino ci aspetta. Domani non sarà mai. Adesso è l'eterno. Allora si va. Un momento. Cosa c'è.  La caipiroska. Ma non va più. Allora un white russian. Ma è un after dinner. Ma se il dinner non esiste più. Allora beviamo, ma cosa c'è di là. Un aperitivo. Ma lasciamo un aperitivo per un altro aperitivo? Di là c'è Hillmann. Ma qui c'è Sarcaz. Sì, ma poi torniamo.

Alla fine, a casa si torna sempre. Ma solo quando si è sufficientemente stanchi per non sentirsi soli. Il corpo riposa e cerca un fondamento su cui riposare; al mattino, poiché si è alzato, suppone di non avere bisogno del fondamento.

ld

lunedì, 11 settembre 2006

Il rasoio di Veronesi

Caro Guido,

vai a leggerti l'ultimo articolo di Umberto Veronesi su L'Espresso. E' il promo alla sua seconda conferenza mondiale sul futuro della scienza E' scritto così male che deve averlo scritto lui stesso. Non c'è un ragionamento minimamente concluso. Quattro luoghi comuni su darwin che sembra di stare dal barbiere. Fa tanto lo scienziato e poi che ti cita con aria trombonica? il caso e la necessità di Monod! che è come andare a spasso col borsello. 

Ecco qui una raccolta di perle.

La teoria darwiniana è l’unica oggi in grado di spiegare i fatti noti della biologia
 
Nella visione scientifica e darwiniana, la vita è retta da due forze: la casualità (mutamento del dna) e il condizionamento ambientale.
 
C’è chi non vuole rinunciare alle speranze del trascendentale. (sì, ha scritto trascendentale)
 
Più del 20% della materia che ci circonda è sconosciuta. (questa qui è la più spettacolare)
 
Conosciamo circa 250 pianeti e sappiamo che circa un quinto di questi ha condizioni di vita simili alla Terra, per cui è razionale ipotizzare che ci siano forma di vita simili alla nostra. Questo spazza vila la concezione che il firmamento è stato costruito come una immensa volta che protegge e illumina la nostra terra.
 
Ciò che emerge di nuovo è che una forma di intelligenza esiste anche in una singola cellula.
 
Si affollano domande che cercano risposte.
 
Per esempio se anche in una semplice cellula ci sono istinto e reazione, allora c’è una organizzazione del sistema di difesa per assolvere ai due compiti di sopravvivere e riprodursi?
 
Io credo che il ruolo dell’uomo sia proprio di assecondare in modo intelligente la spinta del proprio dna che ci impone di vivere, riprodurci e poi morire per lasciare spazio alle nuove generazioni.
 
Nasce di qui l’etica della scienza: che deve essere a servizio dell’uomo per difenderne la vita, migliorarne la qualità, proteggerla dalle malattie.  E per dargli la possibilità, con il pensiero etico, di elaborare i grandi valori (libertà, tolleranza, solidarietà, pacifismo) da trasmettere alle future generazioni.
 
Eh già, il chirurgo è l'evoluzione del barbiere.
 
ld
venerdì, 01 settembre 2006

Occhio non vede, Darwin non duole

Caro Guido,

oggi sul Riformista c'è un articolo di Orlando Franceschelli. Non fosse per la polemichetta che tenta e stenta, sarebbe solo lungo e futile fin dal titolo. C'è l'ha su con chi oggi a Castelgandolfo si incontra per parlare di creazione e evoluzione.

Franceschelli non è lucidissimo: parla di evoluzione come fosse sinonimo di darwinismo;  dice che la creazione è un dogma; paventa un attacco alla modernità per un ritorno alla teologia naturale di Paley. 

Vabbé, ognuno paventa quello che vuole. Il fatto è che, alla fine, stringi stringi, per prendersela con il Dio della creazione (quello bravo, bello, potente e sapiente, per intenderci) tira fuori e si appella ad argomenti come il male, lo spreco, il caso. Complimenti, non c'è che dire, per chi voleva lasciare a casa la teleologia sono argomenti forti e soprattutto fondati. Mancava solo che ci tirasse fuori la storia dell'occhio.

La sai, no? L'occhio è citato solitamente come esempio per negare il darwinismo. Poi salta fuori il Franceschelli della situazione che dice, "eh, no: l'occhio non è perfetto, perché di notte non ci vede, diventa miope e anche cieco. L'occhio è imperfetto e non prova il finalismo". 

Il fatto è questo. Franceschelli non deve star lì a vedere travi e pagliuzze del finalismo. Ma porsi il problema se certi dati del mondo naturale che presentano una complessità irriducibile siano compatibili con la teoria del darwinismo. E porselo con quella rettitudine morale e intelletuale che proprio lui auspica.

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