L'applaudito intervento di Lupo Alberto Melloni al meeting annuale del Grande Oriente d’Italia (Rimini dal 13 al 15 aprile). GdC
Mi hanno colpito queste parole del Papa sulla necessaria storicizzazione del caos post-conciliare:
"Ma perché è andata così? Prima vorrei cominciare con un’osservazione storica. I tempi di un postconcilio sono quasi sempre molto difficili. Dopo il grande Concilio di Nicea – che per noi è realmente il fondamento della nostra fede, di fatto noi confessiamo la fede formulata a Nicea – non è nata una situazione di riconciliazione e di unità come aveva sperato Costantino, promotore di tale grande Concilio, ma una situazione realmente caotica di lite di tutti contro tutti.
San Basilio nel suo libro sullo Spirito Santo paragona la situazione della Chiesa dopo il Concilio di Nicea a una battaglia navale nella notte, dove nessuno più conosce l’altro, ma tutti sono contro tutti. Era realmente una situazione di caos totale: così descrive con colori forti il dramma del dopoconcilio, del dopo Nicea, san Basilio.
Poi 50 anni dopo, per il Concilio primo di Costantinopoli, l’imperatore invita san Gregorio Nazianzeno a partecipare al concilio e san Gregorio Nazianzeno risponde: no, non vengo, perché io conosco queste cose, so che da tutti i Concili nascono solo confusione e battaglia, quindi non vengo. E non è andato.
Quindi non è adesso, in retrospettiva, una sorpresa così grande come era nel primo momento per noi tutti digerire il Concilio, questo grande messaggio. Immetterlo nella vita della Chiesa, riceverlo, così che diventi vita della Chiesa, assimilarlo nelle diverse realtà della Chiesa è una sofferenza, e solo nella sofferenza si realizza anche la crescita. Crescere è sempre anche soffrire, perché è uscire da uno stato e passare a un altro".
Mi hanno colpito queste parole anche perché, visto che dopo Nicea I l’avversario numero uno fu l’arianesimo, e visto che 1800 anni dopo sopravvive ancora una chiesa ariana, mi chiedo: ma dovremo ritrovarci anche fra 1800 anni i Bertani, i Martini, i Bose, gli Alberigo e i Melloni?
GdC
Per LaParola:
voglio molto bene a Cielle, anche per tanti incontri con splendide persone del movimento che mi hanno arricchito e verso cui sono debitore.
Lascio a chi vive in prima persona questa realtà, come Corrado, un'analisi di contraddizioni e problemi interni.
Per Testori. Cito da una recesione di In Exitu fatta da Luca Doninelli (Avvenire 1997) e da un'altra di Oliviero Ponte di Pino (Il Manifesto 1997).
"Testo estremo, testo dei testi del genio di Novate, In Exitu è la confessione borbottata, rantolata, raschiata, espettorata, ruttata, bestemmiata e pregata di Riboldi Gino nell'ora in cui, dopo una vita di droga e di prostituzione, si inietta l'ultima, fatale dose in un gabinetto della 'tutankamica' stazione centrale di Milano; ora in cui Gesù Cristo - carne di ogni carne perché Dio incarnato - si affaccia prepotentemente da una goccia di sperma sulle piastrelle ingiallite del cesso e le Sue mani afferrano il morente con sé" (Doninelli)
"In Exitu è costruito su due livelli. In superficie la disgregazione psicologica, fisica e del linguaggio di Riboldi Gino, la dissoluzione del tessuto sociale che lo spinge all'autodistruzione. Appena sotto, una analogia stratificata - tanto blasfema quanto salvifica - tra l'ostia e il sacramento, il seme del rapporto omosessuale, la goccia che esce dalla siringa. E, sottolinea l'interpretazione di Andrea Facciocchi in quello spazio vuoto e nero, tra la parola e il corpo, tra l'attore e lo spettatore. Non c'è scavo psicologico, non c'è spazio per la pietà o per la consolazione. Quel grumo di dolore assoluto e di male, quel sacramento tragico, non può incontrare la luce della grazia. Può, solo esplodere in questo esorcismo, in questa scarica di pulsioni, in una rabbia impotente che si ulula contro, atterrita da uria cupa bellezza". (Ponte Di Pino)
Ecco, di fronte a siffatte cose, più che commuovermi per il genio di Novate a me viene da vomitare. Vinti i conati, farei quello che ha fatto recentemente il cardinale Caffarra di fronte alla mostra gay oltraggiosa verso la Madonna: andrei in un santuario potente e chiederei di celebrare una Messa di riparazione per gli oltraggi a Nostro Signore.
Per le cose che ho letto, fatico sia a vedere dove stia la grandezza letteraria di Testori - ma questo può essere un mio limite culturale - sia in che modo possa essere recuperato costruttivamente per la fede e per la Chiesa.
Dio ne abbia (avuto) misericordia.
Perdona la franchezza. Con simpatia,
GdC
Si accettano scommesse sul fatto che la retata anti-Al Qaeda di Perugia si concluderà con un buco nell'acqua.
E si rivelerà frutto di un clima mediatico in cui se sbatti dentro un Imam accusato di terrorismo internazionale ti guadagni una segnalazione in prima anche sull'Herald Tribune, mentre se incastri uno stupratore rumeno o un giro di trafficanti nigeriani, tutt'al più avrai un articolo di taglio basso su Repubblica (grazie al fatto che ha molte pagine da riempire) e un servizio più ampio sulle cronache locali.
Pronto a giocarci una pizza.
GdC
Grazie a Zaccheo, trovo questo post di Carlo Gambescia su Ferrara straussiano e Cicciolina che condivido abbastanza e segnalo.
Con una postilla banale, fatta in spirito di carità, rivolta ai tanti amici di Cielle: che, ahimé, scambiano la porneia del Foglio come un vezzo anti-moralistico e anti-borghese, il quale fa risuonare in loro corde sensibili (il cristianesimo non è una morale, un codice di buona educazione, ma un incontro, un avvenimento, ecc.).
Mentre è invece tutt'altra roba.
Scivolone che si è già ripetuto un'infinità di volte in passato, con il pedofilo sadico Pasolini, con il pederasta "mistico" Testori, con i Coulianu e gli Eliade della Jaca Book e tutti i liquami che codesta casa editrice ha acriticamente diffuso... ma che stavolta presenta pericoli ben maggiori, da un punto di vista culturale.
Vano prendersela con la sinistra ecclesiale, se le contro-proposte sono poi Il Foglio e Magdi Allam.
Siamo al solito, immortale giochino degli errori contrapposti.
GdC

Luigi, ti dicevo al telefono dell'indimenticabile finale di Wimbledon.
Tu sai della mia profonda devozione per Federer, quindi mi perdonerai per questo omaggio, un po' tardivo, a uno svizzero cattolico e al più grande tennista di sempre.
GdC
“Per Marco Pannella nutro stima e provo affetto. La sua rettitudine morale e la sua integrità ideale, al di là del funambolismo politico voluto o subito, sono incontestabili” (Magdi Allam, Corriere della Sera, 27 giugno 2006)
“Oggi Israele costituisce il discrimine tra la civiltà e le barbarie, tra la cultura della vita e la cultura della morte, tra il bene e il male” (Magdi Allam, discorso per il premio conferitogli dall’American Jewish Committe, 6 maggio 2007)
“Secondo un sondaggio realizzato dall'Accademia delle Scienze in Turchia, oggi il 75% dei liceali turchi non crede alla teoria dell'evoluzione. A questo punto da noi in Europa si è aperta la gara tra i creazionisti di ispirazione cristiana, che hanno negli Stati Uniti la loro roccaforte, e quelli islamici che ci stanno invadendo con il loro Atlante della creazione. Forse non sappiamo chi dei due prevarrà, di certo sappiamo che saremo tutti quanti perdenti” (Magdi Allam, Corriere della Sera, 4 giugno 2007)
Luigi, diciamo che se Magdi Allam è l'Occidente, io mi sento un po' in Oriente.
GdC
Tanto di cappello a un avversario: Sergio Romano. Il primo da parte laico-muratoria ad avere l'onestà, oggi sul Corriere, di spiegare, seppur parzialmente, perché la Chiesa non poteva concedere i funerali a Piergiorgio Welby.
GdC
Le due lettere
Si sono celebrati negli scorsi giorni i funerali religiosi pubblici di un famoso avvocato, morto per suicidio. Sono sinceramente contento che la Chiesa in questo caso non li abbia negati al suicida: la «pietas», secondo me, anche se non credente, è uno dei cardini della religione. Mi dispiace, ma non mi sorprende, il constatare una volta di più che la Chiesa romana adotti ancora e sempre due pesi e due misure: funerali religiosi e pure pubblici per il personaggio famoso anche se suicida. Vietati a Piergiorgio Welby, che non si era suicidato ma aveva fatto smettere il proseguimento dell'accanimento terapeutico in atto da anni su di lui.
Ma Welby non era un personaggio importante...
Se per caso vi fosse un Dio da qualche parte, sono certo che davanti all'eventuale processo religioso per decidere la sorte eterna dei buoni e dei cattivi, Welby avrebbe dalla sua parte, come difensore, uno dei più famosi principi del foro.
- Renato Papazian
Un altro suicidio di una persona illustre, un altro funerale religioso.
Inevitabile il dubbio e la domanda: su che cosa si basa la Chiesa per decidere se un suicida ha diritto o meno al funerale religioso?
- Marco Pisano
La risposta
Cari Papazian e Pisano,
occorre ricordare anzitutto che il suicidio, per molto tempo, non fu soltanto un peccato contro natura. Fu anche, nel sistema giuridico di molti Stati di tradizione cristiana, un reato. Tempi remoti? Non esattamente. L’Inghilterra dovette attendere il 1961 perché una legge (The English Suicide Act) lo depenalizzasse.
Sino ad allora, almeno in teoria, il tentato suicidio avrebbe giustificato un’azione penale e il suicida fallito avrebbe corso il rischio di finire in prigione.
Negli Stati Uniti, soprattutto là dove la tradizione religiosa è particolarmente forte e radicata, la norma sopravvisse in alcuni casi sino agli anni Settanta e in Oklahoma, ad esempio, fu revocata soltanto nel 1976.
Per i suicidi riusciti, invece, la pena fu lungamente, al tempo stesso, statale e religiosa.
In alcuni sistemi giuridici il cuore veniva trafitto con un punteruolo, il corpo seppellito lungo la pubblica via in terra sconsacrata, i beni del morto venivano confiscati e assegnati al demanio reale. Non è tutto. Quando revocarono le vecchie leggi, anche gli Stati in cui il sistema giuridico era fondato sulla «common law» inglese si affrettarono a sanzionare come un reato l’assistenza al suicidio. Soltanto in tempi più recenti sembra essersi aperto un varco nel rigore della legge. Vi sono Paesi europei in cui l’assistenza al suicidio è ora considerata, in alcune circostanze, ammissibile, altri in cui i legislatori e i magistrati si dibattono in dilemmi che non sono soltanto morali. Vi è chi sostiene con qualche giustificazione, infatti, che una maggiore tolleranza potrebbe favorire in ultima analisi i disegni egoistici di chi desidera sbarazzarsi di un fardello o approfittare dell’eredità di un congiunto.
La Chiesa, dal canto suo, ha modificato progressivamente la sua posizione. Dopo avere negato al suicida il funerale religioso e il seppellimento in terra consacrata, ha compreso che il generale sentimento della pubblica opinione era ormai diverso e che l’antico rigore non sarebbe stato più compreso dalla maggioranza dei fedeli. Ma deve giustificare la sua maggiore tolleranza in termini religiosi e lo fa, se ho ben capito, presumendo che la coscienza del suicida sia oscurata da una sorta di smarrimento psicologico.
Lo perdona, in altre parole, perché ritiene che abbia perduto, nel momento in cui ha deciso di togliersi la vita, il bene della ragione. E’ questo, credo, il motivo per cui non poté, o non volle autorizzare una cerimonia religiosa per Welby. Dopo i suoi scritti e le sue dichiarazioni era impossibile sostenere che il suo gesto fosse un atto di momentanea e incontrollabile disperazione.
- Sergio Romano
"Pope Benedict XVI, who recently issued a motu proprio allowing all Catholic priests to celebrate the old Latin Mass, uses the older ritual himself for his private Mass, CWN has learned.
Informed sources at the Vatican have confirmed reports that the Holy Father regularly celebrates Mass using the 1962 Roman Missal".
GdC
Ne parla oggi la Stampa e mi sembra un'ottima idea: un DVD di introduzione al rito tridentino prodotto e distribuito per posta dalla Fraternità di San Pio X. Con precedenza data alle richieste di seminaristi e sacerdoti.
Qui un "assaggio" di sei minuti del video in questione.
Qui i riferimenti della comunità di Montalenghe a cui è possibile richiederlo.
GdC
“La Chiesa di Roma desidera o pensa di riuscire rottamare il Concilio Vaticano II?” si chiede nervoso il nostro Alberto sul Corriere della Sera di oggi.
Circolano rumours in ambienti vaticani, per “voce di persone autorevoli e di sicura affidabilità” come scriverebbe Pio Pompa, secondo cui Benedetto XVI avrebbe parlato con un augusto monsignore di curia (che non è Agostino Marchetto) dell’idea di approntare un’articolata e puntuale storia del Concilio Vaticano II per rompere fnalmente il monopolio sull’argomento detenuto dalla scuola di Bologna. E offrire così alla Chiesa la ricostruzione vera e l’interpretazione ufficiale dei lavori delle assise conciliari.
Rottamare il Concilio no. Più probabile la rottamazione di Melloni.
GdC
Finalmente, Melloni locutus est. Oggi sul Riformista.
Da leggere, gustare e conservare...
GdC

Chissà, magari ora anche il Regno, nella sua rassegna internazionale, o Famiglia Cristiana parleranno ai propri lettori di questi fenomeni da loro sì schifati, come il pellegrinaggio di Pentecoste da Parigi a Chartres, che raccoglie ogni anno centinaia di giovanissimi francesi legati al rito di San Pio V e alle radici cattoliche della propria storia. In un Paese dove la frequenza alla Messa domenicale è caduta a percentuali olandesi, figurarsi quella alle processioni.
GdC

Attendiamo con ansia l'esegesi di Melloni al Motu Proprio e alla sua lettera d'accompagnamento.
"Non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra edizione del Missale Romanum. Nella storia della Liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto" (B XVI)
GdC
Gigi, è possibile, visto la prontezza dell’editoria cattolica italiana, e visto che Von Balthasar fa molto Communio e quindi molto Cl e molto Ratzinger, che il libro di Alyssa Lyra Pitstick "Light in Darkness: Hans Urs von Balthasar and the Catholic Doctrine of Christ's Descent into Hell" non esca mai in italiano. Sarà bene procurarselo in lingua originale allora.
Pare sia una delle più accurate analisi dell’eterodossia della famosa e nebulosa visione balthasariana dell’inferno.
Libro preceduto da un dibattitto su First Things lo scorso dicembre tra l’autrice e il gesuita Edward Oakes. GdC
Caro Luigi,
quanto tempo... riprendo da dove siamo partiti quasi due anni fa: da Bose... immancabile, sempre lì, tanto insignificante quanto onnipresente.
Ho letto gli articoli sul ritiro dei cattolici demokratici a casa di Enzo B., ho letto le varie dichiarazioni, soprattutto il pen(s)oso intervento di Pierluigi Castagnetti sul quotidiano della Margherita, sempre a proposito del suddetto ritiro.
Bene, l'unica cosa che mi è venuta da pensare è: ma perché il Sant'Uffizio non decide di chiudere Bose e di farci al suo posto un agriturismo?
GdC