giovedì, 26 luglio 2007

Testori e CL

Per LaParola:

voglio molto bene a Cielle, anche per tanti incontri con splendide persone del movimento che mi hanno arricchito e verso cui sono debitore.

Lascio a chi vive in prima persona questa realtà, come Corrado, un'analisi di contraddizioni e problemi interni.

Per Testori. Cito da una recesione di In Exitu fatta da Luca Doninelli (Avvenire 1997) e da un'altra di Oliviero Ponte di Pino (Il Manifesto 1997).

"Testo estremo, testo dei testi del genio di Novate, In Exitu è la confessione borbottata, rantolata, raschiata, espettorata, ruttata, bestemmiata e pregata di Riboldi Gino nell'ora in cui, dopo una vita di droga e di prostituzione, si inietta l'ultima, fatale dose in un gabinetto della 'tutankamica' stazione centrale di Milano; ora in cui Gesù Cristo - carne di ogni carne perché Dio incarnato - si affaccia prepotentemente da una goccia di sperma sulle piastrelle ingiallite del cesso e le Sue mani afferrano il morente con sé" (Doninelli)

"In Exitu è costruito su due livelli. In superficie la disgregazione psicologica, fisica e del linguaggio di Riboldi Gino, la dissoluzione del tessuto sociale che lo spinge all'autodistruzione. Appena sotto, una analogia stratificata - tanto blasfema quanto salvifica - tra l'ostia e il sacramento, il seme del rapporto omosessuale, la goccia che esce dalla siringa. E, sottolinea l'interpretazione di Andrea Facciocchi in quello spazio vuoto e nero, tra la parola e il corpo, tra l'attore e lo spettatore. Non c'è scavo psicologico, non c'è spazio per la pietà o per la consolazione. Quel grumo di dolore assoluto e di male, quel sacramento tragico, non può incontrare la luce della grazia. Può, solo esplodere in questo esorcismo, in questa scarica di pulsioni, in una rabbia impotente che si ulula contro, atterrita da uria cupa bellezza". (Ponte Di Pino)

Ecco, di fronte a siffatte cose, più che commuovermi per il genio di Novate a me viene da vomitare. Vinti i conati, farei quello che ha fatto recentemente il cardinale Caffarra di fronte alla mostra gay oltraggiosa verso la Madonna: andrei in un santuario potente e chiederei di celebrare una Messa di riparazione per gli oltraggi a Nostro Signore.

Per le cose che ho letto, fatico sia a vedere dove stia la grandezza letteraria di Testori - ma questo può essere un mio limite culturale - sia in che modo possa essere recuperato costruttivamente per la fede e per la Chiesa.

Dio ne abbia (avuto) misericordia.

Perdona la franchezza. Con simpatia,

GdC

Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)

Commenti
#1   26 Luglio 2007 - 22:26
 
La franchezza è sempre un'amica gradita. Non è da perdonare: è da accogliere a braccia aperte. In queste provocazioni testoriane, della cui grandezza letteraria non si discute qui, io ritrovo e apprezzo un insegnamento fondamentale: e cioè che non c'è abisso di peccato nel quale non possa ritrovarsi la pietà salvifica del Signore.
Può essere che in qualche misura la visionarietà dell'artista abbia ecceduto nel proporre i fantasmi della sua mente, della sua vita passata, di alcune sue esperienze personali estreme, nei confronti delle quali, in me, la pietà prevale sulla condanna.
Ma lui affermava, mi pare, di avere scoperto che la presenza del Signore non si espresse, per lui, "fuori" dalla sua esperienza reale, ma "dentro" di essa, e che, alla fine, la sua cosiddetta "conversione" non fu altro che un atto di resa verso Colui che tanto lo aveva inseguito.
Può essere un tipo di esperienza. In fondo, il bel salmo così recita: "Se salgo in cielo, là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti".
E' ovvio che, una volta che Lo abbia trovato, è dovere dell'uomo seguirlLo. E quale sia il modo di un artista per fare ciò, è un'altra cosa di cui qui non si tratta (per mia fortuna, ché non ne sarei capace).
Una piccola inesattezza sui fatti bolognesi: l'evento che ha indotto l'Em.mo Card.Caffarra alla Messa riparatrice al Santuario di San Luca non fu la mostra, mai effettuatasi perché annullata, ma una manifestazione che, pochi giorni dopo, davanti alla Cattedrale nel mentre i fedeli vi veneravano la miracolosa efffigie, "trascese" in atteggiamenti volgarmente offensivi.
Circa i temi "ciellini", infine, cercherò in qualche modo di proseguire la mia ricerca come potrò. Grazie, comunque.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente laparola

#2   26 Luglio 2007 - 23:09
 
Caro GdC,
Riguardo a Testori, a dire il vero confesso che ho letto poco di lui, ma di lui mi ricorderò sempre una splendida lettera apparsa su "Il Sabato" intorno al 1980 o giù di lì indirizzata ad un ragazzino di 14 anni che aveva ucciso sua madre nel sonno : una tragedia terribile che Testori seppe direi trasfigurare alla luce della Pietà e della Misericordia divine. Non ho più letto niente del genere di fronte a fatti di cronaca del genere ormai ahimè all'ordine del giorno : solo urla, rabbie ed orgogli, scontri incivili di civiltà e via di questo passo.
Non sono io a dover giudicare Testori, tra l'altro ho già da pensare ai miei di peccatacci, ma solo per avere scritto quella lettera sono sicuro che Dio di lui , della sua anima , ha certamente avuto Misericordia. Spero che l'abbia anche per me !

Caro laparola,
Mi viene in mente una frase che credo abbia detto Julian Carròn : "La Verità è testarda" . Ovvero se qualcosa è vero, prima o poi viene fuori ! Sia in bene che in male. Ovvero più che timore di una fatwa ti confesserò che ho timore di Dio che però è Padre giusto e misericordioso.

Buon lavoro amici.

Corrado
utente anonimo

#3   31 Agosto 2007 - 08:58
 
caro GdC riguardo a Testori ti consiglio una sua breve intervista "La mia maledizione" sul sito wwwdirittoditutti.it della Giuffrè Le strenne 2000 (pag 175). Molto istruttivo.
Silvia F.
utente anonimo

Commenti