Per LaParola:
voglio molto bene a Cielle, anche per tanti incontri con splendide persone del movimento che mi hanno arricchito e verso cui sono debitore.
Lascio a chi vive in prima persona questa realtà, come Corrado, un'analisi di contraddizioni e problemi interni.
Per Testori. Cito da una recesione di In Exitu fatta da Luca Doninelli (Avvenire 1997) e da un'altra di Oliviero Ponte di Pino (Il Manifesto 1997).
"Testo estremo, testo dei testi del genio di Novate, In Exitu è la confessione borbottata, rantolata, raschiata, espettorata, ruttata, bestemmiata e pregata di Riboldi Gino nell'ora in cui, dopo una vita di droga e di prostituzione, si inietta l'ultima, fatale dose in un gabinetto della 'tutankamica' stazione centrale di Milano; ora in cui Gesù Cristo - carne di ogni carne perché Dio incarnato - si affaccia prepotentemente da una goccia di sperma sulle piastrelle ingiallite del cesso e le Sue mani afferrano il morente con sé" (Doninelli)
"In Exitu è costruito su due livelli. In superficie la disgregazione psicologica, fisica e del linguaggio di Riboldi Gino, la dissoluzione del tessuto sociale che lo spinge all'autodistruzione. Appena sotto, una analogia stratificata - tanto blasfema quanto salvifica - tra l'ostia e il sacramento, il seme del rapporto omosessuale, la goccia che esce dalla siringa. E, sottolinea l'interpretazione di Andrea Facciocchi in quello spazio vuoto e nero, tra la parola e il corpo, tra l'attore e lo spettatore. Non c'è scavo psicologico, non c'è spazio per la pietà o per la consolazione. Quel grumo di dolore assoluto e di male, quel sacramento tragico, non può incontrare la luce della grazia. Può, solo esplodere in questo esorcismo, in questa scarica di pulsioni, in una rabbia impotente che si ulula contro, atterrita da uria cupa bellezza". (Ponte Di Pino)
Ecco, di fronte a siffatte cose, più che commuovermi per il genio di Novate a me viene da vomitare. Vinti i conati, farei quello che ha fatto recentemente il cardinale Caffarra di fronte alla mostra gay oltraggiosa verso la Madonna: andrei in un santuario potente e chiederei di celebrare una Messa di riparazione per gli oltraggi a Nostro Signore.
Per le cose che ho letto, fatico sia a vedere dove stia la grandezza letteraria di Testori - ma questo può essere un mio limite culturale - sia in che modo possa essere recuperato costruttivamente per la fede e per la Chiesa.
Dio ne abbia (avuto) misericordia.
Perdona la franchezza. Con simpatia,
GdC