mercoledì, 01 agosto 2007

Garzonio e la chiesa di San Satiro

Curioso che nessuno abbia mai speso una parola in ambito ecclesiale sul profilo  culturale di Marco Garzonio, prolifico scrittore "spirituale", devoto nonché biografo del cardinale Martini (come di Schuster e Giovanni XXIII) e presidente della Fondazione Ambrosianeum.

Mica pizza e fichi insomma.

GdC

La Lezione di Jung da Pavese a Fellini (Corriere della Sera, 31 luglio 2007
Marco Garzonio*

Ci sono voluti 40 anni, ma l'edizione degli scritti di C.G. Jung finalmente è completata. Bollati Boringhieri manda in libreria gli «indici analitici» delle Opere (C.G. Jung, Indici analitici, Bollati Boringhieri, pp.518, 67). In oltre 500 pagine, attraverso nomi di persona, sogni, argomenti, autori, questo secondo tomo del diciannovesimo e ultimo volume consente di rintracciare e unire i fili di uno dei percorsi umani e clinici più suggestivi, complessi, dibattuti, influenti del '900. Parlare della fortuna di Jung nel nostro Paese è rivisitare decenni di storia della cultura, degli interessi e delle vicende che hanno coinvolto non solo gli specialisti ma editori, scrittori, poeti, artisti, intellettuali. Pensiamo a Pavese che nel 1942 fece pubblicare Il problema dell' inconscio nella psicologia moderna da Einaudi; a Ernesto Buonaiuti, lo storico modernista avversato dal Vaticano e invece accolto con grande stima da Jung stesso e dai circoli junghiani internazionali; uno dei capitoli del conflitto allora tra psicoanalisi e Chiesa: Gemelli scrisse un libello contro gli «errori» di Jung. Pensiamo ad Adriano Olivetti, primo titolare dei diritti di Jung, con la passione politico-filosofica per il personalismo e le sue Edizioni di Comunità, al sodalizio con Bobi Bazlen (che sarà ispiratore di Adelphi e di una cultura «altra» rispetto a storicismo e marxismo imperanti) in analisi con Ernst Bernhard, come Natalia Ginzburg. Personaggio importante questo medico ebreo berlinese, lo junghiano che nella Roma postbellica accolse nel suo studio nevrosi e turbamenti fantastici di Federico Fellini (8 e ½ e Giulietta degli spiriti sono passati di là), le tormentate e ironiche esplorazioni di Giorgio Manganelli, una generazione di psichiatri (e non solo) che avrebbero dato vita ad Aipa e Cipa, le associazioni storiche dello junghismo italiano. Quando negli Anni '60 Paolo Boringhieri dà vita al progetto delle Opere di Jung, così come aveva già fatto con quelle di Freud (completate nel 1980), e ne affida la cura a Luigi Aurigemma, concretizza un'attesa diffusa. La linea editoriale è posta dallo stesso autore (morto nel 1961). Sulla scia delle edizioni inglese e tedesca i volumi si articolano per temi e contengono l'ultima versione di ciascuno scritto senza apparati critici né confronti storici. La scelta ha le contraddizioni e le ambiguità di Jung stretto fra lo sforzo di porre punti fermi (Tipi psicologici, edito nel 1969, primo testo della serie, tradotto dal freudiano Musatti, reca un'appendice «d'autore»: un centinaio di pagine di «Definizioni») e la creatività, il senso della provvisorietà di ogni conquista nel lavoro sul profondo, a confronto con l'inconscio, e della inesauribilità nella ricerca. Si configura così nel corpus junghiano un nucleo consolidato: lo Jung «ufficiale», i 24 tomi di Bollati Boringhieri, quasi diecimila pagine, ora conchiuso dagli «indici» (un decennio per completarli!). Parallelo, e a tratti come fiume carsico, scorre un flusso continuo di sapere e di esperienze, che fa emergere molti materiali inediti il più delle volte già autorizzati da Jung in vita a circolare tra i seguaci. Sono preziosi, fan conoscere l'uomo, la sterminata cultura, le sorprendenti incursioni in campi che egli lega alla psiche (mitologia, religione, alchimia, tradizioni orientali), ma soprattutto l'aspetto empirico della sua pratica analitica: il modo di lavorare coi pazienti e gli insegnamenti trasmessi di persona agli allievi. Un altro Jung rispetto a quello un po' convenzionale del presunto spiritualismo e degli archetipi universalmente validi e sempre uguali a se stessi. Ecco in anni recenti il susseguirsi della pubblicazione dei Seminari, editi ora da Bollati Boringhieri, ora dalle edizioni Magi. Queste hanno ripreso anche le conferenze dello Jung studente universitario e pubblicato l'epistolario. E altre novità si annunciano, in gran segreto. Le competizioni editoriali testimoniano la contemporaneità di un autore, che ha ancora molto da dire (e da farsi scoprire) proprio per quanto di poliedrico e di non completamente definito il suo lavoro offre. Quasi un'«opera aperta», prendendo in prestito da Eco l'espressione. 

* Psicologo analista e psicoterapeuta, socio CIPA (di cui è stato presidente dal 1997 al 2001) con funzione docente e di training, IAPP, AISPT, ISST, è autore di numerosi volumi tradotti anche all’estero. Presso La biblioteca di Vivarium ha pubblicato Un sogno lungo cent’anni. Freud, Jung, gli altri un secolo dopo L’Interpretazione dei sogni, 1999; Milano sogna, 2000; “Teatro di terra, di acqua, di mani”, in Nella stanza dell’analista junghiano, a cura di M. I. Wuel, 2002. Insegna allo IULM e collabora al Corriere della Sera.  

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Commenti
#1   01 Agosto 2007 - 17:01
 
"E altre novità si annunciano, in gran segreto". Anelo pubblicazione sui poteri magici delle gemme.
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#2   01 Agosto 2007 - 20:58
 
Hai visto che il presunto gemmoforo si trovava alla riunione del Grande Oriente (vedi posto sotto) con Lupo Alberto..?
GdC
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#3   04 Agosto 2007 - 01:11
 
Visto, visto...
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