venerdì, 08 febbraio 2008

La straordinaria (e silenziata) avventura dell'IVE

E’ curioso che i nostri vaticanisti non ne abbiano mai parlato.  E che le vedette antifasciste del Manifesto o di Liberazione non abbiano ancora lanciato alti lai e badilate di sterco.

Davvero curioso.

Perché il boom dell’Istituto del Verbo Incarnato (IVE), l’ordine argentino fondato da p. Carlos Miguel Buela (quello più anziano, al centro nella foto) nel 1984, è uno dei più sorprendenti e imprevedibili della Chiesa postconciliare.

 

Una famiglia religiosa che dopo soli 25 anni di vita conta, nel ramo maschile, 302 sacerdoti, 195 seminaristi in formazione, 51 novizi, 92 seminaristi minori, ed è presente in 66 diocesi di 32 paesi; che vede il suo ramo femminile, le Serve del Signore e della Vergine di Matarà, con a capo una giovane suora olandese, annoverare 226 religiose di voti perpetui, 251 di voti temporali e altrettante tra postulandato e noviziato, presenti in 37 diocesi di 22 paesi; il cui  ramo contemplativo ha aperto monasteri a San Rafael (Argentina), Arequipa (Perù), Güímar, Tenerife (Spagna), Anjarah (Giordania) e a Trivento (Italia); a cui si aggiunge un braccio laicale in crescita.

 

Una famiglia religiosa che unisce un forte impegno culturale - vedasi l'inestimabile progetto di pubblicazione dell’opera omnia di Cornelio Fabro (www.corneliofabro.org), autore su cui si impernia la formazione filosofica e teologica di sacerdoti e suore - allo slancio missionario in paesi difficili o estremi per la Chiesa cattolica. Qualche esempio:

 

Albania

Guyana

Etiopia

Israele

Giordania

Kenia

Sudan

Egitto

Ucraina

Russia

Tajikistan

Tatarstan

Tunisia

Cina

Lituania

Olanda

Islanda

Groenlandia

 

In più, una famiglia religiosa che unisce un marcato spirito di povertà – la sua "spartanità" l’ho potuta constatare di persona ­– a uno stile, quando è utile, moderno e ben attrezzato (vedasi l’uso spigliato di internet come mezzo di apostolato).

  

Il tutto è partito da una sperduta città nella provincia argentina di Mendoza, San Rafael, emergendo dai meandri della contorta storia dell'Argentina del secondo ‘900 e dalla crisi acuta, nel dopo Concilio, della Chiesa argentina, una di quelle che più hanno segnato il passo in America Latina.

 

Un'esperienza frutto anche del lascito spirituale di un grande sacerdote, Julio Meinvielle. E, nelle persecuzioni intraecclesiali che l'IVE ha dovuto subito affrontare, della protezione del cardinale Angelo Sodano (un po' come per i Legionari di Cristo).

 

Ma soprattutto, una storia che è solo agli inizi.

 

PS= Qui le immagini del primo Natale dell’IVE dopo lo sbarco in Groenlandia. Qui l'ordinazione di tre sacerdoti in Ucraina.

Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)

Commenti
#1   09 Febbraio 2008 - 20:42
 
Ne sapevo nulla, ma il nume filosofico sotto il quale si sono posti me li rende più che simpatici.

Sursum corda
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#2   09 Febbraio 2008 - 21:06
 
sono molto, molto bravi
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente wXre

#3   10 Febbraio 2008 - 12:20
 
Padre Fabro santo subito!
luigipuddu
utente anonimo

#4   10 Febbraio 2008 - 14:28
 
Certo che formarsi su p. Fabro non dev'essere una passeggiata.
Provate a leggere qualche suo saggio di metafisica: altro che Fisica teorica alla Sapienza...

lo scolare
utente anonimo

#5   16 Febbraio 2008 - 10:52
 
La problematica metafisica del tomismo essenziale continua a lasciarmi insonne.
xyz
utente anonimo

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