lunedì, 25 febbraio 2008

Dead or alive!

Una diocesi che da 14 anni non ha una sola vocazione sacerdotale fa pensare. Se si aggiunge che la diocesi è in Irlanda, fa pensare ancora di più. Se si aggiunge poi che la diocesi è quella di Ossory, piccola sì, ma anche una delle più ricche di ricordi e segni dell’epopea cattolica dell’Isola, colpisce.

 

Lo scorso dicembre monsignor Séamus Freeman, il vescovo locale, ha detto fuori dai denti che se la tendenza rimarrà inalterata, tra una ventina d'anni la diocesi di Ossory sarà destinata a chiudere i battenti. E ha invitato a mettere il problema vocazionale in cima alla lista delle priorità della Chiesa irlandese.

 

Come scrive  il domenicano Gerard Dunne OP, “In my forty odd years, I have not heard any other bishop or religious superior say in a public way that the promotion of vocations was a priority. Hopefully now, through the courage and enthusiasm of the new bishop, others will follow”.

 

Già. Perché questa situazione non è solamente una questione di fede calante, che resta ovviamente la causa principale. E’ anche il frutto di 40 anni in cui la pastorale “ufficiale” ha battuto con vacua ripetitività sull’importanza del laicato, relegando in seconda, terza o quarta fila la figura del prete. Anni in cui è diventato politicamente scorretto ricordare che le vocazioni non “cadono” dal cielo. Alcune certamente sì, ma la Chiesa saggiamente dura di una volta sapeva che la chiamata divina passa anche attraverso una chiamata molto terrena: per esempio – come era normale in Irlanda fino agli anni ’60 – quella di sacerdoti che visitavano le scuole e parlavano agli adolescenti della bellezza di spendere la vita per Dio. O di religiosi che proponevano attivamente ai ragazzi e alle ragazze “migliori” la via della consacrazione e della missione, via in cui convogliare la sete di eroismo e di ideali propri della giovinezza. Uomini di Chiesa, insomma, che svolgevano quell’attività con un nome militare che oggi farebbe inorridire i più: il reclutamento vocazionale. Un po’ come i marines fanno oggi in Usa, all’uscita della scuole, davanti ai supermercati, ai centri sportivi, per arruolare nuove leve.

 

Violenza psicologica? Poca fiducia nella Grazia? Pelagianesimo di ritorno? No. Era semplicemente un modo per far giungere all’orecchio e al cuore del maggior numero di giovani le parole lapidarie, asseverative, rivolte dal Signore ad Andrea e Pietro: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini”.

 

Monsignor Freeman, probabilmente memore di tutto ciò, ha ripristinato un team vocazionale che nelle intenzioni ricorda vagamente quello stile rinnegato.

Da noi, a parte casi particolari, si resta a qualche intenzione per le vocazioni letta durante la preghiera dei fedeli, al lavoro burocratico di qualche ufficio diocesano, e poco più.

 

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Comunque, per non buttarla troppo in negativo, è bene ricordare che quella irlandese è una Chiesa che offre ancora delle sorprese nella sua parte “resistente”, come può testimoniare Angelo B.

 

Una di queste è certamente Alive!, la free press più diffusa del Paese, con le sue 345mila copie distribuite.

Fondata e diretta da un altro domenicano, Brian McKevitt OP, si tratta di una rivistina mensile in cui uno può ritrovare la fede dell'Irlanda popolare, semplice e a tratti ingenua, ma viva e sanguigna.

 

Ogni tanto gli do un’occhiata, e mi rincuora sempre un po’.

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Commenti
#1   25 Febbraio 2008 - 13:17
 
Sì, davvero rincuorante la sua lettura.
Si pensi solo all'effetto che farebbe da noi l'intervento contro la pornografia, lì pubblicato a p. 5, di sua Em.za Paul Loverde, magari su Famiglia Cristiana.

Saluti
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#2   25 Febbraio 2008 - 16:55
 
ma anche christian family sta riprendendo un po' di coraggio:
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=78967
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#3   25 Febbraio 2008 - 17:39
 
Mi spiace contraddirvi ma il Concilio o il postconcilio non c'entrano proprio per niente con la crisi, non solo vocazionale, del cattolicesimo irlandese. E' piuttosto il contrario, la chiesa irlandese paga decenni di clericalismo e di mancanza di fiducia nel laicato. (Frank Duff ebbe enormi problemi con McQuaid)
La crisi vocazionale e' scoppiata 35 anni dopo il Concilio e la causa principale sono gli scandali di natura sessuale che hanno riguardato la gerarchia. Parliamo di preti e vescovi formati ben prima del 1965 e gli abusi in questione sono documentati dagli anni '40.
Per decenni la Chiesa e' stata identificata con la gerarchia e naturalmente nel momento in cui
i fedeli hanno perso fiducia nella gerarchia hanno anche abbandonato la pratica religiosa.
Purtroppo e' stato il potere ed il prestigio sociale del prete che ha permesso che gli scandali venissero insabbiati. Altro che Concilio e pastorale postconciliare!! Evitiamo certi luoghi comuni. Le chiese non si sono svuotate di preti ma di laici, proprio perche' erano clericali. In Irlanda non esiste Azione Cattolica, CL conta un centinaio di aderenti ed e' assente dalle universita', mancano praticamente gli scout, CVX, carismatici, neocatecumenali. C'e' qualche focolarino e Youth 2000.
L'unica realta' che sopravvive e' la Legion of Mary, ben poco clericale.
AB
utente anonimo

#4   25 Febbraio 2008 - 22:38
 
tu conosci di gran lunga meglio l'ambiente. Mi fido. Però, a occhio, anche l'idea che la crisi vocazionale sia dipesa dagli scandali mi sembra un po' forzata. Sia per una questione temporale, perché il raffreddamento è iniziato prima, sia perché non mi sembra che lo scandalo, vero o presunto che sia, e in genere presunto, sia in grado di bloccare una spinta vocazionale, quando c'è, se non per un breve periodo (non parliamo di far perdere la fede a chi ce l'ha davvero). Vedi anche quello che sta avvenendo in diversi diocesi Usa.
Io rilancio l'ipotesi per cui un diverso atteggiamento, passivo, nei confronti delle vocazioni - unito a un clima diventato sempre meno attraente nei seminari e negli ordini religiosi, dovuto a quell'appassimento che è stato uno degli effetti collaterali di un Concilio interpretato secondo lo spirito e la banalità dei tempi - ha giocato un ruolo importante...
Rilancio sul piatto l'ipotesi, maturata tempo fa in alcuni interessanti colloqui con un legionario di cristo e un ex fratello delle scuole cristiane, entrambi irlandesi, e, come si dice a poker, vedo:)
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#5   25 Febbraio 2008 - 22:39
 
postilla: sai, AB, che qui non abbiamo nulla contro il Concilio, ci mancherebbe! Semmai qualcosina contro l'etat d'esprit ecclesiale in base al quale è stato declinato... Ma tutto qui.
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#6   27 Febbraio 2008 - 19:32
 
Grazier per il rilancio. Rispondo appena ho un po' di tempo.
AB
utente anonimo

#7   07 Marzo 2008 - 17:05
 
C'è da premettere che l'Irlanda è seconda solo a Malta per quanto riguarda la frequenza alla messa domenicale e quindi certamente esiste una crisi al confronto con il passato, anche quello prossimo, ma il peggio deve ancora venire.
Se si guarda la storia, non è vero che l'Irlanda ha sempre avuto un alto numero di vocazioni. In realtà questo è un fenomeno del Novecento che coincide grossomodo con la storia dello stato repubblicano. Quando, negli anni '20, dopo aver conquistato l'indipendenza, il fragile e povero stato irlandese si è trovato a dover fronteggiare la gestione del quotidiano ha fatto affidamento all'unica istituzione solida e capillarmente diffusa, ossia la Chiesa Cattolica.
Insieme alle minoritarie chiese protestanti, alla Chiesa Cattolica è stato affidato il compito di gestire scuole, ospedali, orfanotrofi, di fornire assistenza a poveri e bisognosi, di estirpare piaghe sociali quali l'alcolismo e la prostituzione.
In questo contesto sacerdoti e religiosi hanno acquistato un sempre maggiore ruolo sociale. Nelle piccole comunità rurali nessuno aveva più potere del parroco. Non voglio negare la sincerità di molte delle vocazioni del tempo però bisogna riconoscere che il prestigio sociale legato alla figura del prete rappresentava una forte attrattiva specialmente per chi apparteneva a classi sociali più disagiate. In quella che era una delle più povere nazioni d'Europa, chi entrava in seminario aveva facile e gratuito accesso all'istruzione e la prospettiva di un ruolo rilevante sul territorio.
Con il rapido cambiamento delle condizioni socioeconomiche negli ultimi 15 anni si è verificata anche una rapida crisi delle vocazioni, crisi che in altre parti d’Europa (ma non ovunque allo stesso modo) è avvenuta due decenni prima ed ha coinciso con gli anni successivi al Concilio Vaticano II, il cosiddetto postconcilio. Il caso irlandese è particolarmente interessante perché smentisce il luogo comune, che confonde causa e successione temporale, secondo il quale la crisi attuale della Chiesa Cattolica sia in qualche modo riconducibile alle scelte del Concilio o alle sue interpretazioni.
Ovviamente ogni fenomeno sociale non ha semplicemente una sola causa, né la crisi delle vocazioni è interamente comprensibile se ci limitassimo a spiegazioni sociologiche. Ha influito senza dubbio una crescente secolarizzazione, probabilmente la mancanza di un’adeguata promozione nelle parrocchie ma c’è un aspetto che negli ultimi anni ha riguardato la chiesa irlandese più di ogni altra in Europa, ossia gli scandali del clero e dei vescovi. (Mi riferisco non solo agli abusi sessuali ma anche a casi famosi di religiosi e vescovi che avevano figli segreti mantenuti con i soldi della Chiesa.) Se vogliamo capire come sia potuto accadere che un numero considerevole (al confronto di altri Paesi) di pedofili e molestatori abbia trovato spazio tra il clero e tra i religiosi irlandesi dobbiamo tener conto del clima di impunità garantito dalla loro posizione sociale.
Quanto all'influenza degli scandali sessuali sulla fede dell’uomo comune, negli USA, dove la Chiesa è stata scossa da scandali simili, il numero delle conversioni non è cambiato negli anni. Ciò porta a pensare che lo scandalo allontana non tanto il fedele ben formato e motivato, quanto quello marginale. E ciò è più o meno quanto è accaduto in Irlanda negli ultimi 15 anni. Una larga fetta della popolazione si considerava cattolica per tradizione ed abitudine, sono cambiate le abitudini e quindi si è abbandonata la fede.
Per quanto riguarda sacerdoti e religiosi, se in passato il prete era una figura fondamentale, oggi gli scandali hanno prodotto diffidenza e sfiducia nei confronti della gerarchia e nello stesso tempo reso per nulla attraente la prospettiva di una vita dedicata al Signore ed alla Chiesa.
Qual è stato l’errore? Cosa è mancato? È mancato un laicato maturo ed una piena ricezione del Concilio Vaticano II.
In Irlanda è sorta quella che è oggi la più diffusa organizzazione laicale al mondo, ossia la Legion of Mary, ad opera di quel sant’uomo e genio religioso che fu Frank Duff. Frank Duff fu accolto in Concilio con un’ovazione e del Concilio anticipò i temi più importanti quali appunto il ruolo attivo dei laici e l’ecumenismo. Proprio questi temi furono motivo di censura da parte del suo vescovo, McQuaid, che in Concilio fu uno dei rappresentanti dell’ala tradizionalista. Con il senno di poi possiamo dire che la storia ha dato ragione a Frank Duff. La chiesa clericale ha fallito. Se la chiesa irlandese avesse valorizzato il laicato, che è appunto uno dei temi fondamentali del Concilio, gli scandali che hanno visto protagonisti il clero ma non i laici avrebbero avuto effetti diversi. L’identificazione del cattolicesimo con il clericalismo è stata la sua rovina.
utente anonimo

#8   08 Marzo 2008 - 21:25
 
Bella analisi. Grazie. La metterò in evidenza nei prossimi giorni.
Sugli scandali, l'unica cosa che mi permetto di aggiungere è che bisogna porre attenzione anche al fenomeno dei casi gonfiati dai media, delle false accuse - false allegations - e della persecuzione dei preti e religiosi innocenti. In Irlanda, come in Usa, il fenomeno, di cui ovviamente si parla pochisismo, è rilevante.
GdC

PS= Condoglianze per Tom Kelly, mi ero dimenticato di scriverti
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