Jenny Saville è senza dubbio un’artista di grande talento, forse la vera erede di Francis Bacon. Cito alcune note biografiche su di lei:
“Nata a Cambridge nel 1970, vive e lavora a Londra . Dopo essersi diplomata con successo alla Glasgow School of Art nel 1992, viene scoperta dal gallerista e mecenate Charles Saatchi, che dal 1992 al 1994 le commissiona alcuni dipinti per varie mostre collettive. Si distingue immediatamente nel panorama artistico contemporaneo per la sua singolare visione del nudo femminile dipinto a olio, in cui l’erotismo non è espresso tanto dal soggetto donna, quanto dalla superficie della carne abordante, dipinta ossessivamente, copiando fotografie, spesso tratte da riviste mediche”.

“Avendo assistito ad alcuni interventi di chirurgia plastica in una clinica di New York nel 1994, subisce il fascino della nuova tecnologia di trasformazione del corpo umano del quale può approfondire la conoscenza. Ispirata anche da Le Lacrime dell’Eros di Georges Bataille, un volume di fotografie scattate in Cina all’inizio del secolo scorso che documentano la macabra esecuzione di un uomo che, intorpidito dagli effetti dell’oppio, viene tagliato a pezzi, abbandona momentaneamente la pittura per sperimentare la fotografia”.

Interpellata sul perché oggi abbia scelto di vivere a Palermo, dice la Saville: "Ho scelto questa città italiana perché è permeata da un senso di morte, da una consapevolezza straordinaria... Quando vai a comprare la carne vedi carcasse dappertutto, interiora di animali esposte....". “Se voi vedete una ferita e io vedo la materia, vedo del colore, è la stessa cosa per me, mi interessa la patologia della pittura, il fatto di produrre qualcosa di brutto e renderlo desiderabile. Io riesco a rappresentare solo ciò che vedo… se vado giù a comprare le sigarette e passo dal mercato di Ballarò, la carne è esibita, l'esposizione della morte è ovunque, se vuoi comprare della carne a Palermo, vai per strada e il corpo dell'animale è lì, appeso, che sanguina”.

Così invece il New York Times: “Ms. Saville has devised a kind of elaborate pictorial plate tectonics of shifting planes and strokes of paint that reveal her dead-weight bodies as hollow, painted shells. They are artistic cadavers being both dissected and reconstructed in a process that links different paintings or parts of paintings to photography, sculpture and abstraction, as well as suggesting darker analogies like surgery, deformity and torture".


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Ivan Nicoletto (quello in fondo al tavolo a sinistra, nella foto in basso) “è monaco dell’eremo di Camaldoli che ama il suo tempo e il suo mondo” – come si legge sulla quarta di copertina del suo ultimo pamphlet Transumananze. Per una spiritualità del/nel mutamento (Città Aperta/Servitium) – e “prega al cospetto di Dio perché liberi la sua laicità adulta dai vincoli infantili della religiosità e gli dia ogni istante il coraggio e la gioia di diventare” (cosa non è specificato).
In un interludio (pp. 55-60) con tanto di succinto apparato iconografico – titolo: “La carne esposta di Jenny Saville” – Ivan rende omaggio all'arte della pittrice batailliana, “che sulla superficie della pelle costeggia le linee d’ombra della vita, si immerge nella melme di una quotidianità senza scampo, nella pratica quotidiana di un’interpretazione del mondo, del modo per viverlo, per sopportarlo. Arte che alimenta il desiderio, il sogno di una nuova, altra realtà, grazie ad una conoscenza sensibile, che ama ciò con cui viene a contatto, della toccante e impalpabile sostanza dell’amore”.
Del resto (pag. 73), "Nell'istante della morte scompare la solida realtà che immaginiamo di possedere. Nel tessuto della forma s'aprono degli squarci, dove, nell'istante, il lavoro si sospende e si sperpera (Georges Bataille)".
Pare che Ivan sia primo assistente del Priore Generale della Congregazione dei monaci camaldolesi.
Auguri. Alla congregazione.
