
Oggi il Corriere della Notte pubblica il discorso tenuto dall’Abbé di San Satiro in occasione del conferimento a Parigi della Legion d’Honneur. Il Nostro annuncia il tema del prossimo capitolo della propria Recherche, la poesia di Baudelaire, e allo stesso tempo torna alle origini della sua peregrinazione verso la verità principiale: Talleyrand e la Rovina di Kasch.
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L’ultimo numero della rivista Mediterraneo Dossier, diretta dal contadino quinziano Gino Girolomoni, dopo aver già dedicato un numero monografico a Guido Ceronetti per i suoi 80 anni (dove compare l'inarrivabile omaggio di Enzo Bianchi dal titolo Un brindisi di-vino per Guido) ospita un articolo di Francesco Zambon, sempre su Ceronetti, dal titolo Un pellegrinaggio a Montségur. In sogno con Guido Ceronetti (in realtà già apparso su Cartevive, periodico della biblioteca cantonale di Lugano).
“L’eresia catara è uno dei temi più ricorrenti nelle lettere e nelle telefonate fra Guido e me – scrive Zambon – soprattutto dopo che, una decina di anni fa, ho pubblicato da Adelphi un libro contenente l’intero corpus dei testi catari originali fortunosamente scampati alla distruzione o all’oblio. Poco dopo l’uscita del libro, ci fu una delle tante mancate occasioni di incontro: fu organizzato a Caraglio, vicino a Cuneo, un convegno sul catarismo al quale fui invitato e avrebbe dovuto intervenire anche Ceronetti. Avendo dovuto rinunciare, Ceronetti scrisse però un bell’articolo su La Stampa; riferendosi al mio libro, dichiarava che quella catara non è per lui una delle tante eresie, ma l’eresia – l’eresia per eccellenza. E i suoi lettori sanno quanto spesso e con quale pathos tornino nelle sue poesie e nei suoi saggi i riferimenti alla storia e alle dottrine catare, al rito del consolamento, al rogo di Montségur”.
Zambon racconta poi sotto forma di sogno il viaggio che avrebbe voluto compiere con l’amico Guido C. – novello Guido Cavalcanti, cioè l’amico di Dante iniziato alla setta gnostica dei Fedeli D’Amore secondo lo studioso veneziano – in terra catara.
Viaggio che passa per l’estasi del Ceronetti di fronte alla cupola della chiesa della Daurade, a Tolosa, già fiorente centro del pensiero cataro e cortese (e richiamo colto al sonetto di Cavalcanti Una giovane donna di Tolosa) e trova il suo acme di fronte a un’immagine del castello/rifugio degli albigesi, con la rievocazione dei versi del sonetto ceronettiano Consolamentum: “I piedi accorsi le contatte essenze / di noi non morti di Montségur”.
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Bene. L’Abbé Calasso nel pezzo di oggi cita Lévi Strauss, che nel 1985 scriveva: “Ho cominciato a riflettere in un’epoca in cui la nostra cultura aggrediva altre culture – e quel tempo mi sono eretto a loro difensore e testimone. Oggi ho l’impressione che il movimento si sia invertito e che la nostra cultura sia finita sulla difensiva di fronte a minacce esterne, fra le quali figura probabilmente l’esplosione islamica. E di colpo mi sono ritrovato a essere difensore etnologico e fermamente deciso della mia stessa cultura”.
Ceronetti, il 3 marzo sulla Stampa, intervistava in ginocchio Massimo Introvigne sul pericolo del fondamentalismo islamista per la “nostra” cultura, per la civiltà europea/occidentale.
Dal che wXre, nella sua ingenuità, deduce una cosa: se anche Adelphi, non solo Magda Allam, è per la difesa dell’Occidente, c’è decisamente qualcosa che non va nella categoria di Occidente...
A Montségur (foto sopra), per wXre l’Occidente era Hugues des Arcis. Per l'Abbé di San Satiro, quello di Bose e per monsieur Ceronetti era evidentemente Bernard Marty.