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Concilium, la rivista fondata da Yves Congar, Hans Küng, Johannes Baptist Metz, Karl Rahner ed Edward Schillebeeckx, oggi vanta altri numi teologici, ovviamente.
Nell’attuale comitato di direzione figurano, per dire, Jon Sobrino e Silvia Scatena, storica vicinissima ad Alberto Melloni, mentre nel comitato scientifico, accanto a Giuseppe Alberigo †, figurano Jürgen Moltmann, Gustavo Gutierrez, Leonardo Boff et plurimi alii.
Un bimestrale sempre molto interessante.
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Per esempio, nel numero 1/2008 debutta come nuovo direttore Felix Wilfred, teologo dell’Università di Madras, in India, scegliendo come titolo e tema della rivista Le omosessualità.
L’argomento, non facile, viene trattato dagli autori con quell’apertura al mondo e nell’ascolto di quello “spirito del Concilio” che hanno sempre contraddistinto Concilium.
“C’è da sperare che il sostegno pionieristico dato a persone gay e lesbiche possa portare un maggior numero di cristiani a riconoscere che questi modelli di vita hanno valore e dovrebbero essere celebrati – insieme ad altre espressioni umanizzanti – come elementi positivi della famiglia umana e come un’anticipazione del santo governo (polity) di Dio sul mondo”, scrive Julie Claque, docente di teologia cattolica ed etica all’Università di Glasgow, nel suo I valori morali dell’Europa: segni o ferite della civiltà?
Ma quello che auspica la Claque è proprio ciò che stenta ad avvenire in Sudafrica, come spiega padre Charles P. Ryan, della società missionaria di S. Patrizio, attualmente direttore del corso di teologia morale del St. Joseph’s Theological Institute di Cedara, ne L’omosessualità in Sudafrica. “Nonostante una società che conserva leggi relative all’omosessualità insolitamente liberali”, scrive il missionario europeo, “l’omofobia, il negazionismo, la discriminazione e il pregiudizio sono ancora attivi sia nella vita secolare del Paese sia nella Chiesa, inclusa la Chiesa cattolica”.
E brucia ancora, a padre Charles, una rispostaccia ricevuta da una platea di sacerdoti sudafricani impegnati nella formazione dei seminaristi, i quali lo avevano chiamato a parlare della nota della Cdf sui Criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali, nel 2006: “Avanti di questo passo lei ci giustificherà anche i rapporti sessuali con gli animali!”.
Allargando lo sguardo in senso ecumenico, Philip Cubertson, episcopaliano, direttore del St. John’s Theological College di Auckland, e Tavita Maliko, ministro della Chiesa congregazionalista delle Isole Samoa, presentano un altro utile saggio: “Il perizoma non è samoano”. Alla scoperta di una teologia trasgressiva del terzo genere nell’area del Pacifico.
Erik Borgman, laico domenicano olandese, nonché membro del comitato direttivo di Concilium, in Non “fissare” la natura in termini statici ricorda che “purtroppo la tradizione della legge naturale cattolica nella sua forma ecclesiale ufficiale ha ripreso l’idea moderna di natura come statica norma comune”.
Deryn Guest, docente di ermeneutica biblica all’Università di Birmingham, studiosa della pratica della vita religiosa, “specie nei modi in cui questa riguarda le persone lesbiche, gay, bisessuali e trans-generi”, offre un approfondimento dal titolo suggestivo: Incontro alle bestie. Ermeneutica lesbica della Bibbia “per strada”. Ovvero, scrive la Guest citando una collega, Marcella M. Althaus-Reid: “Perché non possiamo parlare in termini immaginifici di Dio come di un finocchio (faggot)? Perché non riusciamo a vedere il divino al di fuori delle strutture riduttive di una teologia sessuale sistematica, che sa poco dell’amore fuori dai sistemi regolativi decenti di categorie sessuali controllabili”.
La quale Althaus-Reid, docente alla facoltà teologica dell’Università di Edinburgo, firma il capitoletto successivo, il più importante forse dell'intera rivista: Teoria queer e teologia della liberazione, dove viene illustrato il passaggio dall’opzione preferenziale per i poveri all’opzione preferenziale per lesbiche gay e trans.
Chiude il numero monografico uno scritto di James Alison, teologo inglese, ex domenicano: Lettera a un giovane cattolico gay.
Insomma, un materiale teologico, come si può intuire, di alto livello. Magari, vista la complessità delle analisi e la loro carica profetica, un materiale adatto non proprio a tutti.
Noi infatti, che non abbiamo la cultura degli scrittori di Concilium, né la loro capacità di aggiornamento, restiamo inguaribilmente legati alla teologia semplice e démodé di Paolo D’Ungheria, alla sua Summa de Poenitentia del 1215: “I sodomiti sono gli avversari di Dio, assassini e distruttori dell’umanità. Essi sembrano dire a Dio: Tu hai creato gli uomini perché si moltiplicassero. Ma noi lavoriamo perché la tua opera venga distrutta”.
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