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Il 10 febbraio Avvenire ha dedicato un articolo a «Kyushu, la più meridionale delle quattro isole maggiori che disegnano l’arcipelago giapponese, dove oggi il numero dei cattolici è circa il 10% della popolazione».
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Qualche giorno fa anche il New York Times ha dedicato un servizio struggente alla presenza cattolica nelle lande desolate del Giapppone del Sud, presenza che, causa il vento della secolarizzazione e l’emigrazione delle giovani generazioni nei grandi centri urbani, si sta assottigliando sempre di più.
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L’articolo del NYT è segnalato da un blog curioso: Catholic in Japan, il cui autore è un giovane americano finito in terra nipponica per motivi di studio, se capisco bene.
L’anonimo blogger racconta cosa vuol dire essere cattolici romani in un Paese dove tutti insieme, protestanti ortodossi e papisti, valgono circa l’1% della popolazione. Pare non sia molto facile.