
Magister segnala la citazione di Hawthorne fatta dal Papa nell’omelia di sabato, nella cattedrale di San Patrizio a New York.
Ripesco e trascrivo un articolo uscito su Avvenire il 10 dicembre 2004: Il segreto di Rose, la figlia suora di Hawthorne, di Andrea Galli. Può fare forse da sfondo alla curiosa citazione papale.
«Era già un anno provvidenziale, il 2004, per Nathaniel Hawthorne, il grande scrittore americano, con il duecentesimo anniversario della nascita e la serie di commemorazioni che si sono susseguite negli ultimi mesi negli Stati Uniti e all'estero. Italia compresa, dove nei giorni scorsi, a Roma, l'Associazione italiana di Studi nordamericani ha reso omaggio con un convegno all'autore de La lettera scarlatta. Come se non bastasse, poi, sono arrivate le elezioni americane, la vittoria di George W. Bush e il successivo dibattito sulla persistenza delle radici cristiane e puritane nel mondo Usa: quelle radici che lo scrittore del New England più di ogni altro ha raffigurato e contribuito a cristallizzare nell'immaginario collettivo.
Che lo spirito di Hawthorne in un qualche modo aleggi sul dibattito culturale e civile Usa, lo ha ricordato sul Foglio anche Siegmund Ginzberg, con un lungo articolo dedicato alla compresenza negli scritti di questo autore delle "due facce del Dio Padre dell'America", quella puritana e quella liberale. Adelphi, inoltre, ha da poco dato alle stampe l'inedito – per l'Italia – Venti giorni con Julian (pagine 120, euro 8,00), un estratto poco noto dai voluminosi taccuini di appunti lasciati dallo scrittore al momento della morte. Si tratta di un resoconto che Hawthorne fece, in modo diaristico, dei giorni trascorsi nell'estate del 1851 con il figlioletto Julian, mentre la moglie Sophie, assieme alle altre due figlie, si trovava a Boston in visita ai genitori. Un racconto breve, che restituisce l'esperienza di un uomo "schivo, introverso, incline a elaborare storie di memorabile e fascinosa cupezza" - come scrive Roberto Calasso nella quarta di copertina –, lasciato solo ad accudire un bambino di cinque anni, "mezzo elfo e mezzo angelo", infaticabile produttore di parole e di domande. Pagine che permettono di scrutare da un'angolatura domestica uno dei padri fondatori della letteratura americana, figura tersa e allo stesso tempo vagamente enigmatica, sospesa tra la cultura dei propri avi e lo spirito di Ralph Waldo Emerson e dei trascendentalisti, tra la severa sobrietà del gentiluomo del Massachussets e la compiaciuta cedevolezza ai momenti ludici di un amante della quotidianità.
Ma anche la Chiesa cattolica ha reso omaggio, seppur indirettamente, alla figura di Hawthorne. La Conferenza episcopale americana ha infatti presentato la settimana scorsa il nuovo Catechismo per gli adulti, dove, fra i modelli di santità proposti ai fedeli, spicca il nome di Rose Hawthorne, la terza figlia di Nathaniel, la cui causa di beatificazione è stata aperta l'anno scorso dal cardinale di New York Edward Egan.
La storia di Rose Hawthorne (1851-1926) è probabilmente fra le più singolari e meno note del cattolicesimo americano di fine '800. Legatissima al padre, che perse all'età di soli 13 anni, Rose crebbe con la madre spostandosi tra Stati Uniti, Inghilterra e Germania e coltivando come il fratello maggiore Julian ambizioni letterarie. Ambizioni che, all'età di 20 anni, poté condividere con il marito George Lathrop, figlio di un ex-console degli Stati Uniti ad Honolulu, il quale aveva abbandonato gli studi di diritto per intraprendere l'attività di giornalista e scrittore. Stabilitisi a New York nel 1871, Rose e George iniziarono entrambi collaborazioni con numerose riviste letterarie – George divenne condirettore del prestigioso Atlantic Monthly e nel 1883 fondò l'American Copyright League - diedero alle stampe poesie, articoli, studi biografici su Hawthorne, i quali però, se permisero loro di affermarsi nei salotti letterari newyorkesi, non permisero loro di superare uno stato di pressoché continua precarietà finanziaria e di inquietudine esistenziale. Quest'ultima acuita anche dalla morte dell'unico figlio della coppia, Francis, di appena 5 anni.
Una situazione di instabilità che subì però una svolta quando, nel 1891, i coniugi Lathrop optarono per una scelta scandalosa: si convertirono al cattolicesimo. Una decisione che suscitò diffusi commenti di sdegno da parte di una società, quella dell'East Coast, che mal digeriva che la figlia del grande Nathaniel Hawhtorne potesse aderire al credo papista dell'odiato sottoproletariato italo-irlandese. Un dileggio, anche sui giornali, che Rose rimandò al mittente rivelando come lo stesso padre, nei suoi viaggi in Italia, avesse manifestato una crescente "simpatia" nei confonti del cattolicesimo, tracce della quale rimasero anche nel romanzo di ambientazione italiana Il fauno di marmo.
Ma se la "simpatia" dello scrittore di Concord per il cattolicesimo rimase un fatto celato, nella figlia Rose essa fiorì in tutta la sua forza e visibilità. Di lì a poco, infatti, morto prematuramente il marito e percepita la vocazione a servire i più poveri e sofferenti, Rose abbandonò definitivamente il mondo della lettere, si fece terziaria domenicana e aprì una casa per l'assistenza ai malati terminali di cancro (quando il cancro era ancora considerato malattia contagiosa) nel poverissimo Lower East Side di New York. Cresciuta negli anni l'attività assistenziale e aggregatesi al progetto altre volontarie, Rose diede poi vita a un ordine religioso, legato alla famiglia domenicana, che tuttora opera con il nome di Sisters of Hawthorne a New York, Atlanta e Philadelphia. E che, anche soltanto dal nome, ricorda quello che - forse - sarebbe potuto essere l'approdo spirituale di uno dei più grandi narratori dell'800 americano, nonché discendente di eletti puritani e di implacabili nemici di Roma».