Caro Luigi,
sì, sul referendum la mia era ironia. Non sono certo fra quelli che pensano: tanto peggio tanto meglio. Anzi. Penso che l’atteggiamento giusto sia quello di stringere i denti per far sì che la proposta di abrogazione della legge non passi, indipendentemente dal fatto che tutti i benpensanti mediatici remino contro. A questo proposito mi viene in mente il Paolo VI che così poco piace a Melloni e ad Alberigo (a Bologna circola la voce che per quest’ultimo Montini sia una sorta di bestia nera): ai tempi della legge sul divorzio, quando era chiaro a tanti che il referendum sarebbe stato perso, il Papa - come si legge negli appunti privati portati alla luce recentemente dallo storico Gian Maria Vian - voleva che si combattesse a difesa dell’indissolubilità del matrimonio ad ogni costo. Era una questione di principio, scriveva. Pensando anche, presumo, ai famosi “Cattolici per il No”, quelli a favore del divorzio, i vari Pietro Scoppola, Luigi Pedrazzi, Luigi Macario, Pierre Carniti, Emilio Gabaglio, Cesare del Piano ecc. che scrissero una delle pagine più avvilenti del cosiddetto “cattolicesimo democratico”.
E qui veniamo alla realtà Camaldolese, che di quella tradizione è stata ed è un punto dei riferimento. Tu suggerisci la presenza di errori, di scivolamenti culturali che nel tempo sono diventati sempre più visibili e marcati. E’ probabile, anche se l’impressione è che nel fenomeno camaldolese ci siano delle complessità storiche notevoli, e che l'analisi andrebbe spinta parecchio a ritroso (partendo magari dal rapporto mai ben indagato tra il patriziato veneziano e Camaldoli nel ’500, tra l'ambigua figura del serenissimo Cardinale Gasparo Contarini e i monaci camaldolesi, passando, duecento anni dopo, per il feeling tra Camaldoli e il giansenismo, ecc.). Saltando l'analisi delle cause - che necessiterebbe una tesi di dottorato più che una letterina come questa scritta al sole di una spiaggia sarda - resta la questione pratica di che fare con siffatte realtà, spesso virtualmente al di fuori del cattolicesimo romano. La difesa della dottrina cattolica non è un’attività che permetta particolari sconti, però convengo con te sulla necessità di far proprio un atteggiamento tipico di Santa Romana Chiesa: quello di tentare di recuperare realtà deviate o devianti attraverso la preghiera, attraverso un dialogo che diventi “bonifica” telogica e culturale, attraverso opere di carità intellettuale, ecc. Un’impresa non facile, soprattutto con realtà comunitarie che hanno alle spalle tradizioni consolidate. Ma nemmeno impossibile, come la stessa storia della Chiesa insegna in tanti suoi capitoli luminosi.
Chiudo un po' in fretta per sopraggiunti impegni balneari, ma ne riparleremo.
GdC