venerdì, 27 agosto 2004

Fo e il Duomo di Modena

Caro Guido,


ieri sera Fo in tv. Ma il Duomo di Modena che c'entrava? Poco. Due ore e più di monologo (con pezzi anche riscaldati) per la solita lezione di storia vista come scontro dei ricchi contro i poveri. Storia a fumetti: ha utilizzato più i suoi disegni che non i documenti, altrimenti il ragionamento non chiudeva come lui voleva. Che è come spiegare gli eventi con le illustrazioni della Domenica del Corriere.

Fin qui siamo nel pittoresco. Stanche invece mi sono sembrate le sue trovate per dare attualità. Faceva i paralleli con l’oggi. E con chi? il berlusca. Ovvero con un fatto politico piccino, ormai già passato ai suoi ultimi colpi di coda. Comunque, ognuno scelga i suoi avversari.

Quando si è messo a fare esegesi biblica ha mostrato tutti i suoi limiti. Adamo ed Eva avrebbero preferito consapevolmente la conoscenza alla vita eterna, discetta lui. Ma si può ridurre così la profondità del Genesi? Ci è o ci fa? Che poi la citazione completa è la “conoscenza del bene e del male”, ovvero che l’uomo e la donna non hanno l’arbitrio di ciò che è bene e di ciò che è male. Perché creature, in quanto fatti da Altro. E invece hanno pensato di essere assolute. Hanno negato un fatto, l’essere sempre relazione. Ma forse Fo pensa di essersi fatto da solo, davanti e anche didietro.

Hai notato che ha presentato il Dio dell’Antico Testamento come iracondo e pure pasticcione. Invece con Gesù (quello ovviamente partorito dalla sua fantasia) si è anche commosso. Caro Guido da Cocconato, qui puzza di Marcione. La solita eresia che oppone antico e nuovo testamento, il dio creatore minore e il dio dell’amore.

Il Duomo di Modena è proprio bello. Poteva partire da quello che voleva, dietro qualcosa avrebbe trovato talmente è ricco. Mi è piaciuto quando ha fatto notare il parallelo tra l’arca di Noè e la città di Modena. Quello è stato proprio bello.

Sai cosa? Lui ha fatto lo spettacolo e noi stiamo qui a fargli le pulci. Intanto lui lo ha fatto. Perlomeno una lezione di metodo. Tu l’hai fatta una cosa così? Io no. Ancora.

wXre
ld

 















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Commenti
#1   27 Agosto 2004 - 15:20
 
Caro Luigi,
complimenti anzitutto per il blog: una bella idea pubblicare in forma elettronico-epistolare riflessioni così interessanti. Ho visto anch'io ieri sera lo spettacolo di Fo e concordo con la tua conclusione: lui ha impartito una lezione di metodo ed ha rischiato. Hai anche ragione a rilevare la sproporzione di Berlusconi con temi così alti, ma Fo è pur sempre -e con orgoglio- un giullare, non un moralista: attacca i potenti (magari solo di una parte, è vero...), non compete a lui correggere i costumi. Non è nemmeno esegeta, ma la Scrittura è talmente ricca che dovremmo accettare che venga anche fraintesa: Adamo ed Eva non sono davvero campioni del libero pensiero, ma ti rendi anche conto che l'interpretazione in termini di relazione è modernizzante, sa più di Lévinas che di coscienza religiosa medievale. E' almeno plausibile che in altre epoche il divieto di mangiare di quell'albero assumesse di fatto una connotazione gerarchica ed autoritaria.
Sul marcionismo poi non eccederei nella critica: esso è una soluzione semplicistica ad un problema reale, l'innegabile asperità dell'Antico Testamento. A me sembra che a voler difendere aprioristicamente tutto, alla fine rischiamo di risultare ridicoli. Che dire del genocidio rituale che Dio (?) avrebbe ordinato agli Israeliti? Come ritenere divinamente ispirato il versetto finale del salmo 137: "Figlia di Babilonia devastatrice, beato chi ti renderà quanto ci hai fatto. Beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sbatterà contro la pietra"?
[Su questo punto mi permetto di rimandarti ad un post del mio blog:
http://in_aenigmate.blogspot.com/2004_04_01_in_aenigmate_archive.html ]

Dario Fo non è uno storico o un esegeta, è dubbio che davvero meritasse il Nobel (il cattolico Mario Luzi, il più grande poeta italiano vivente, era certo più degno candidato!), tuttavia ha compiuto ieri non solo una lodevole divulgazione culturale, ma anche una catechesi bislacca e criticabilissima, ma che pur sempre orientava a Cristo.

Paolo Aranha
utente anonimo

#2   27 Agosto 2004 - 17:33
 
grazie Paolo mi fa piacere che tu sia passato nel blog (che non è solo mio ma anche di guido ben più ferrato di me). Avevo letto il tuo ultimo intervento da magister e ho tentato di entrare nel tuo blog ma non ci riesco. proverò da altro pc.

Hai ragione, la scrittura è ricca, non la esauriremo mai, ma il fraintenderla con tanta faciloneria è altra cosa. un chiodo è un chiodo.

E' vero comunque che "E' almeno plausibile che in altre epoche il divieto di mangiare di quell'albero assumesse di fatto una connotazione gerarchica ed autoritaria". Certo. Vedi anche in seguito con i comandamenti: innanzitutto c'è un divieto, non fare così e non fare colà, giusto per essere chiari e fermare l'escalation della violenza. Avrai capito che ho in mente Girard. Ma poi abbiamo anche l'intelligenza per capire il perché del divieto. Non c'è divieto nella scrittura senza il riferimento a una antropologia e a un idea di bene per l'uomo. E poi c'è la volontà libera di aderire a quel bene.
Non credo, sai, si debba arrivare a Levinas. Leggevo in vacanza la lettera a Diogneto. Bellissima. C'è già tutta la consapevolezza dell'orrore di una conoscenza lasciata a se stessa, al proprio arbitrio. E la lettera cita san Paolo: "la conoscenza gonfia, l'amore edifica".

Mi fa piacere poi che citi la provocazione di Marcione. Non pretendo di difendere tutto. Mi preme però ribadire l'unità delle scritture, proprio come è detto esplicitamente nell'episodio di Emmaus. Invece oggi anche in occasione di eventi drammatici come la guerra c'è chi si mette ad opporre legge vs amore.

Spero anch'io che la bellezza del Duomo di Modena, costruito dalla forza e dalla sapienza di un popolo unito nella pace di Cristo, sia più forte della bislacca catechesi di Fo. Grazie, alla prossima.
LD
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