lunedì, 30 agosto 2004

Fede olimpica

Caro Luigi,

avrai visto anche tu la maratona di ieri, bellissima, emozionante, ecc. L'unica cosa che mi ha un po' deluso è che nessuno dei commentatori ha individuato il protagonista forse principale della gara (almeno nella sua parte finale). Mi spiego.

Vanderlei Cordeiro de Lima, il corridore brasiliano arrivato terzo, è un cattolico. Cornelius Horan, il 57enne irlandese pche già aveva fatto il kamikaze l'anno scorso al Gran Premio di Silverstone, e che ad un certo punto ha placato il maratoneta brasiliano con il suo cartello "Leggete la Bibbia...", è un ex-prete cattolico (con problemi psichici, va da sé). Meb Keflezighi, l'etritreo trapiantato negli Stati Uniti arrivato secondo, è un protestante fervente (in passato ha lasciato diverse dichiarazioni sull'importanza della fede nella sua vita di sportivo. Il doppio segno di croce fatto con precisione a fine gara non era affatto casuale). Stefano Baldini, il nostro mega-campione, è un cattolico genuino. Spirito semplice, ottavo di undici figli, di famiglia contadina e cattolica della bassa reggiana, dicono che abbia passato la gioventù tra oratorio, amici e sport (anche qui, quando a fine gara ha puntato il dito al cielo e ha pronunciato alcune parole con gli occhi rivolti all'in su - parole che si è rifiutato di rivelare nella trasmissione di Marco Mazzocchi - con Chi avrà parlato? Io un'idea ce l'avrei).

Insomma, il vero, invisibile protagonista della maratona di ieri è stata la Fede. Che quando è autentica oltre a muovere le montagne è capace di farti correre 42 kilometri e 195 metri in 2 ore e 8 minuti. Quando é folle, può farti entrare in pista con un kilt, inneggiare a Dio e zompare addosso al malcapitato di turno.

GdC

PS= dimenticavo, Meb Keflezighi, viene anche lui come Baldini da una covata di 11 figli.







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Commenti
#1   01 Settembre 2004 - 09:29
 
anche queste disattenzioni le pagheremo, anzi le stiamo già pagando.
vedrai che il CIO arriverà a proibire agli atleti di fare segni di croce o di portare simboli religiosi durante le gare per non "turbare" gli altri atleti o il pubblico (pagante)...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Faramir

#2   01 Settembre 2004 - 11:38
 
Concordo, caro Gino. Dobbiamo contrastare sia questo laicismo grottesco - ma venefico - che considera la dimensione religiosa dell'uomo un imbarazzante accidente, per di più di ostacolo al comun vivere. Sia la pavidità delle persone "educate", quelle che, come scriveva tanti anni fa V. Messori all'inizio del suo "Ipotesi su Gesù" - non parlano mai in pubblico di tre argomenti: il sesso, la morte e Gesù Cristo.

Guido
utente anonimo

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