Caro Guido,
grazie per avermi tirato fuori quell’intervista sempre attuale. In effetti, ancora un mezzo sillogismo di Pera e Ruini mi diventava un neo-con.
E invece le differenze ci sono. A partire dalla constatazione che quella guerra non doveva essere iniziata. Il che non significa: adesso tutti a casa. Ma che la dottrina della guerra preventiva fa acqua da ogni parte.
A questo proposito senti cosa dice San Tommaso in “La politica dei principi cristiani”, Edizioni Cantagalli. Ti cito alcuni brani tratti dal Libro I, Cap. 6.
“Se poi l’eccesso della tirannide fosse insopportabile, secondo alcuni toccherebbe al valore degli uomini forti uccidere il tiranno ed esporsi al pericolo della morte per la liberazione del popolo: e di questo c’è un esempio nell’antico Testamento. Infatti un certo Aod (come narra Giud. 3, 15 ss.) uccise Eglon re di Moab che opprimeva con una grande schiavitù il popolo di Dio conficcandogli un pugnale nel fianco.
Ma questo non è consono alla dottrina degli Apostoli. Infatti S. Pietro ci insegna che dobbiamo essere soggetti con reverenza non solo ai signori buoni e temperati, ma anche ai perversi.”
Non è rassegnazione, ma realismo: “sarebbe pericoloso per il popolo e per i suoi governanti, se arbitrariamente si potesse attentare alla vita di coloro che governano, sia pure tiranni. Per lo più infatti a pericoli di questo genere si espongono più i cattivi che i buoni. Ora ai cattivi il governo dei re risulta gravoso non meno di quello dei tiranni... Perciò un simile arbitrio procurerebbe al popolo più il pericolo di perdere un buon re che il rimedio della cacciata di un tiranno. Risulta dunque che contro la crudeltà dei tiranni si deve procedere non secondo l’arbitrio di qualcuno ma per mezzo della pubblica autorità. Se alla comunità spetta di scegliersi il re, secondo il diritto il re creato può essere destituito e il suo potere frenato dalla comunità stessa, se adopera tirannicamente la sua potestà. E non si deve ritenere che questa comunità manchi di fedeltà destituendo il re, poiché egli stesso non comportandosi fedelmente nel governo della comunità, come esige il dovere del re, si è meritato che i sudditi non mantengano il patto stretto con lui”.
Il Dottore Angelico è quindi sempre realista e pieno di buon senso: non si tratta di negare a priori l’uso della forza, ma di evitare l’arbitrio dell’uso della forza. E la forza perde l’arbitrio se usata per mezzo della pubblica autorità, ovvero se nasce da un patto condiviso dalla comunità. Quella unità che è condizione e prefigurazione della pace.
Fin qui per quello che non si deve fare. Ma questo non basta, ovviamente. La tragedia di questi giorni smentisce ogni facile irenismo.
Quindi, se hai contributi da segnalarmi su quello che invece si deve fare, te ne sarò grato.
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