sabato, 25 settembre 2004

Didachè

Caro Guido,

quest'estate ho letto la Didachè. E' uno dei testi cristiani più antichi, risale al primo secolo, e contiene tra l'altro le più antiche preghiere eucaristiche.

La Didachè è un testo fondamentale, nel senso che va dritto al fondamento. L'incipit è folgorante: "Due sono le vie, una della vita e una della morte, e la differenza è grande fra queste due vie. Ora questa è la via della vita: innanzi tutto amerai Dio che ti ha creato, poi il prossimo tuo come te stesso". Ricorda quel passo bellissimo del Deuteronomio: "Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita" (Dt. 30,19).

Qui siamo alle decisioni ultime e profonde. Ci si ferma e non si può risalire oltre. Hai mai provato a confutare qualcuno che abbia deciso che la morte vale più della vita? E' difficile, quasi impossibile. E ho in mente sia quello che si fa saltare in aria, sia quello che si gongola con l'attimo fuggente.

Eppure la superiorità della vita sulla morte non è una scelta irrazionale, nè arbitraria. Non è un'opzione per le anime pie. Quel comandamento "scegli la vita" ha un fondamento teoreticamente forte: il primato dell'essere sul non-essere. In breve significa che il nulla presuppone l'essere, l'essere viene prima. Per negare devo essere, la negazione passa attraverso un'affermazione. Più si nega e più si riafferma.

Non voglio eccedere nel razionalismo, ma la fede cristiana si radica proprio in quel primato dell'essere. E lo fa proprio in due grandi misteri. All'inizio e alla fine del tempo. Nel teorema di creazione, per dirla alla Bontadini, che salva l'essere da una impossibile comparsa, in quanto contraddittoria, dal nulla. E nel mistero pasquale che salva l'essere da un altrimenti contraddittorio scomparire nel nulla.

Stammi bene, ld

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Commenti
#1   28 Settembre 2004 - 12:37
 
Scrivendo "...quello che si gongola con l'attimo fuggente.", intendi quelli che scrivono quanto segue?

...mi aggrappavo alla morte con tutto il fervore di cui ero ancora capace... pensavo alla mia morte come a una gioia grandissima, celeste, come all'inizio di una eterna notte nuziale... ....più tardi quando osai rientrare nella vita, scoprii che la mia dea regnava solo a metà. Divideva le cose più grandi e le più piccole con un antagonista, che voleva la vita.

Il demiurgo è un ibrido

Alfred Kubin, Die andere Seite


Franz von Lahn
utente anonimo

#2   28 Settembre 2004 - 14:49
 
caro Franz,
non so se Luigi è d'accordo, ma io penso che la tua citazione di Kubin calzi a pennello. Per quanto riguarda, poi, il "demiurgo ibrido" o bisessuale e i suoi moderni devoti, ti propongo anch'io una citazione, dell'editore italiano del libro che hai appena citato, cioè Roberto Calasso. Che, commentando le famose memorie del giudice tedesco Daniel Paul Schreber, scrive:"..tutta la doppiezza umana che si scatena nel romanzo... è innanzitutto il labile riflesso di una atroce doppiezza divina, che amministra segretamente la storia dall'inizio dei tempi. Il linguaggio comune insista pure a dire che che l'Ordine del Mondo è retto da Dio, o da se stesso, ma il Presidente constatò che due dei, Orzmud e Ariman, muovono la sua ruota - e che essi abitano in un cielo già sdoppiato in due reami, anteriore e posteriore". Il Presidente in questione è ovviamente Schreber, il quale "di insospettabile professione, di salda etica prussiana, di poderosa ascendenza votata alla virtù, ceppo di persecutori in nome della virtù, scoprì un giorno di poter essere donna: donna fottuta. Era la vera alba di tempi nuovi, di una nuova confusione, che non ha ancora raggiunto il suo auspicabile apice.."
da "L'impuro folle", Adelphi 1974

GdC
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#3   28 Settembre 2004 - 15:50
 
Caro Franz,
grazie per la citazione. "L'Altra Parte" di Kubin, libro n. 1 della Biblioteca Adelphi, descrive in modo suggestivo la struttura dell'universo che i "gongolatori" presuppongono:
tutto è ridotto a un vorticare di forme, in preda al capriccio di un demiurgo, piccolo dio minore pasticcione, che fa e distrugge; non c'è né alto né basso, bene, male, vita, morte si equivalgono, il prima e il dopo si annullano, forse rimane la patetica contemplazione dell'istante, di momenti sciolti l'uno dall'altro.

Quello che mi preme dire è che Kubin è tutt'al più suggestivo, va bene per trastullarsi all'aperitivo. Ma nel momento in cui pretende di affermare qualcosa diventa contraddittorio, il suo discorso si autoannulla. Il problema del primato dell'essere si ripropone sempre con forza e con esso il problema della verità. Che è insopprimibile, ricompare sempre, più forte del nulla e della morte. Ciao
ld
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