Caro Guido,
quest'estate ho letto la Didachè. E' uno dei testi cristiani più antichi, risale al primo secolo, e contiene tra l'altro le più antiche preghiere eucaristiche.
La Didachè è un testo fondamentale, nel senso che va dritto al fondamento. L'incipit è folgorante: "Due sono le vie, una della vita e una della morte, e la differenza è grande fra queste due vie. Ora questa è la via della vita: innanzi tutto amerai Dio che ti ha creato, poi il prossimo tuo come te stesso". Ricorda quel passo bellissimo del Deuteronomio: "Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita" (Dt. 30,19).
Qui siamo alle decisioni ultime e profonde. Ci si ferma e non si può risalire oltre. Hai mai provato a confutare qualcuno che abbia deciso che la morte vale più della vita? E' difficile, quasi impossibile. E ho in mente sia quello che si fa saltare in aria, sia quello che si gongola con l'attimo fuggente.
Eppure la superiorità della vita sulla morte non è una scelta irrazionale, nè arbitraria. Non è un'opzione per le anime pie. Quel comandamento "scegli la vita" ha un fondamento teoreticamente forte: il primato dell'essere sul non-essere. In breve significa che il nulla presuppone l'essere, l'essere viene prima. Per negare devo essere, la negazione passa attraverso un'affermazione. Più si nega e più si riafferma.
Non voglio eccedere nel razionalismo, ma la fede cristiana si radica proprio in quel primato dell'essere. E lo fa proprio in due grandi misteri. All'inizio e alla fine del tempo. Nel teorema di creazione, per dirla alla Bontadini, che salva l'essere da una impossibile comparsa, in quanto contraddittoria, dal nulla. E nel mistero pasquale che salva l'essere da un altrimenti contraddittorio scomparire nel nulla.
Stammi bene, ld