Caro Luigi,
il solito Dagospia riferisce che Domenico Siniscalco non è riuscito nel tentativo di essere ammesso al Circolo della Caccia di Roma.
Ci dispiace per lui. “Siniscalco” nel medioevo era il maestro di casa delle ricche famiglie feudali, quindi ci pare comprensibile che il ministro dell’economia conservi ancestrali aspirazioni ad entrare in una corte prestigiosa. E però non ci sorprende l’esclusione.
Come sai, il romano Circolo della Caccia non è un consesso di nobilotti all’Ascanio del Grande Fratello o alla Giada De Blanc, come sembra dire Dagospia. E’ piuttosto una realtà simile a quel Circolo del Whist di Torino su cui ha fatto battute sornione Ettore Bernabei ne “L’uomo di fiducia”. Si tratta insomma di massoneria - e non tanto di frangia - dalle ottime “letture” (per il Circolo del Whist, a cui è “spiritualmente” collegata la torinese Rivista di Studi Tradizionali, ovviamente letture guénoniane) e dagli ottimi legami internazionali. Cose che non sappiamo quanto siano alla portata dell’ex direttore generale del tesoro.
Chissà. Può anche darsi che Siniscalco si sia ispirato, nel suo tentativo di scalata sociale, a un altro torinese “laico”, di orientamento londinese, membro a suo tempo sia del Circolo del Whist che del Circolo della Caccia di Roma: Edgardo Sogno.
GdC
PS= Oggi il Corriere della Sera riporta nel titolo in prima pagina l’arresto di una trentina di beduini. Che l’ultima lettera che ti ho scritto su Solov’ev nel deserto fosse una sorta di presagio?