Caro Guido,
hai richiamato sapori e quindi ti segnalo che si apre domani a Sabaudia il XXIV Convegno Internazionale di Agricoltura Biodinamica. Ad aprire i lavori ci sarà Giulia Maria Mozzoni Crespi, Presidente del Fai ed accesa sostenitrice dell’agricoltura che segue i dettami di Rudolf Steiner.
Il tema mi interessa sempre anche perché, come sai, posso dire che al Goetheanum, volente o nolente, io ero praticamente di casa e, anche se a debita distanza, ne subivo gli influssi.
Ormai qualche anno fa mi ero letto con attenzione Impulsi scientifico-spirituali per il progresso dell’agricoltura. Si tratta della trascrizione di otto conferenze che Rudolf Steiner, ormai più che un semplice aspirante maghetto, tenne nel 1924 ad un centinaio di Agricoltori Tedeschi nel Castello di Koberwitz, presso Breslavia, ospitati e lautamente rifocillati dalla munifica liberalità del Conte Keyserlingk.
Le lezioni partono dai principi dell’antroposofia per arrivare a dare vere e proprie indicazioni pratiche su come coltivare con successo patate, carciofi e barbabietole. Non sto qui a tirartela lunga su come migliorare la performance del tuo orto, ma giusto per farti capire su quali tecniche si soffermerà domani la nostra presidente del Fai ti cito un passo dalle lezioni di Steiner.
“Prendiamo dunque del letame nello stato in cui possiamo disporne, stipiamolo in un corno di mucca e sotterriamolo nel terreno a una certa profondità, da settanta, ottanta centimetri fino a un metro e mezzo, purché non si tratti di terra troppo argillosa. Il corno va lasciato sotterrato tutto l’inverno quando il terreno ha la sua massima vitalità... Poi il corno va dissotterrato e ne va estratto il letame... In un simile letame sono contenute immense forze astrali ed eteriche che si possono adoperare diluendo in acqua comune, forse leggermente calda... Se si vuole trattare col concime una superficie corrispondente a circa 1200 metri quadrati, basta il contenuto di un corno diluito pressappoco in mezzo secchio d’acqua... bisogna però mescolare in senso rotatorio la soluzione cominciando a girare rapidamente alla periferia, in modo che al centro si formi un vortice il cui apice tocchi quasi il fondo. Poi si cambia direzione... facendolo per un’ora.”
Steiner lo chiama “letame spirituale”. Se invece volessi aumentare la forza radiante del cumulo di letame devo prendere “uno due pugni di achillea pressata in mano con energia e messa in una vescica di cervo... questa massa di achillea deve essere appesa durante l’estate in un luogo il più possibile illuminato dal sole”. Pare che messo poi sul letame questo acquisisca forza radiante. Non so cosa voglia dire, ma ad un contadino un po’ perplesso ha chiarito che il cervo deve essere maschio.
Immagino che in quasi cent’anni siano riusciti perfino ad affinare le tecniche. Per appurarlo, cercheremo di ottenere gli atti del convegno.
Diciamo che l’idea di base, in aperta polemica con buona parte del metodo scientifico degli ultimi quattrocento anni, non sarebbe neppure sbagliata: ovvero che bisogna partire dal tutto per arrivare a comprendere il dettaglio.
Solo che per Steiner il tutto è l’universo e le forze astrali, la luna, il sole, mercurio, venere. Hai mai avuto modo di vedere il calendario per la semina che gli antroposofi editano?
Io invece so che il tutto non è l’universo. L’universo dice di essere parte ed cade in contraddizione se pretende di essere l’assoluto. C’è qualcosa che eccede, e questo è quanto dicono essere Dio. E la nostra storia è l’esperienza di questo Dio che si abbassa e si fa compagnia all’uomo. Non siamo soli con le maree e le cipolle.
E allora alla vescica di cervo preferisco e ritengo scientificamente meglio fondate le ormai vecchie e desuete rogazioni. Quelle processioni che io ho solamente sentito raccontare: i fedeli percorrevano le strade di campagna col prete e con la croce in testa, fino ad abbracciare tutti i campi. Arrivati nei punti prestabiliti recitando preghiere e cantando litanie, il prete alzava la croce e col popolo gridava: “A folgore et tempestate”, “Ab inundatione acquarum”, “Libera nos Domine”, “Ut fructus terrae dare et conservare digneris” “Te rogamus, audi nos”.
Stammi bene.
LD