sabato, 27 novembre 2004

Olivetti biodinamico

Caro Luigi,

 

effettivamente mi chiedo cosa succederebbe se il ministro Alemanno, magari con l’ausilio di Buttiglione, promuovesse al posto delle colture ogm la pratica delle antiche rogazioni.

 

Per l’agricoltura biodinamica pare invece non ci siano problemi. Che il TG2 faccia un servizio esaltante sul concime spirituale di Rudolf Steiner – come ieri sera, con tanto di intervista alla contessa Crespi – che dell’arte agrosofica ne parlino con non chalance Corriere Repubblica e Manifesto, che l’adelphiano (e te pareva) Geminello Alvi diffonda il verbo di Waldorf per mezzo delle riviste e delle case editrici più patinate, pare del tutto laico e scientifico.

 

Sempre a proposito di Steiner, visto che mi hai portato sul tema, mi concedi di fare un appuntino – ino ino e senza pretese s’intende – a Vittorio Messori? Per il quale comunque sai tuuutta la stima, la riconoscenza e l’affetto che provo..

 

Nel suo ultimo libro Il mistero di Torino, Messori ricorda Adriano Olivetti, il famoso industriale di Ivrea, sottolineandone l’anelito spirituale, il battesimo ricevuto nel 1949, l’impostazione comunitaria della sua azione sociale, ecc.:

 

ho sempre pensato che l’ispirazione di fondo del suo Movimento di Comunità, fosse qualcosa che riguardava da vicino la christianitas medievale. Non a caso gli ispiratori ideali erano autori cattolici come Maritain (il vero maître à penser di Paolo VI) e Mounier; e non a caso il simbolo - quello che ancora appare sulle edizioni che ne portano il nome - è la campana di una delle parrocchie canavesane alle quali il Movimento si appoggiò. Era cattolico, il pensiero di Adriano Olivetti, nella ricerca di una terza via ... e il suo nome... oltre che della storia laica merita di far parte anche di quella dell’impegno sociale cattolico”.

 

Impressioni, però, un po’ fuori pista. Olivetti fu infatti uno dei primi e più zelanti seguaci di Rudolf Steiner in Italia (la cosa è risaputa da tempo, ma anche per chi poteva essersi distratto, una nipote di Olivetti, Erica, ha appena fatto uscire presso le edizioni Mediterranee Gli Olivetti e l’astrologia, un resoconto molto dettagliato delle credenze esoteriche dei suoi familiari, zio Adriano in testa). Il comunitarismo spiritualista, la “terza via” e l’azione pedagogica che resero celebre l’imprenditore, erano semplicemente i primi tentativi di importare le teorie antroposofiche nel nostro paese. E l’attenzione a certi autori + l’uso di certa simbologia cristiana – che hanno suggestionato più di un buon cattolico – erano un modo, certo astuto e ben coperto, per calare nel dibattito culturale le categorie del cristianesimo riletto da Steiner.

 

Olivetti era del resto un pezzo da novanta di quell’alta borghesia, di credo non proprio apostolico romano, legata a doppio mandato alla persona di Raffaele Mattioli. E le sue Edizioni di Comunità furono uno dei laboratori che prepararono la successiva operazione Adelphi, con Ernst Bernhard – l’analista jungiano che plasmò la casa editrice oggi guidata da R. Calasso – che a partire dalla metà degli anni ’40 divenne consulente spirituale, oltre che editoriale, dello stesso Adriano.

 

Con questo non me ne voglia, ovviamente, il grande Messori. Per il quale la mia gratitudine cresce semplicemente di libro in libro.

 

Buon week-end

 

GdC

Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)

Commenti
#1   27 Novembre 2004 - 12:12
 
Si, ma.
I prodotti omeopatici, omotossicologici, antroposofici, ayurvedici etc. servono o non servono a curare? le tecniche agricole funzionano o no?
Una cosa è il medico, l'altra la medicina, anche se spesso la prima medicina è il medico.
Ci sono, ci sono stati grandi medici atei, massoni, gnostici, spiritualisti: hanno guarito, curato, assistito o no?
L'omeopatia eccetera è solo paccottiglia new.age o qualcosa di più?
Sembra la solita storia del bimbo e dell'acqua sporca o no?
lycopodium
utente anonimo

#2   27 Novembre 2004 - 12:57
 
Solleva un problema, quello delle filiazioni, non proprio semplice da risolvere. Personalmente più che all'influsso di Steiner sul Movimento di Comunità ricomincerei a porre attenzione su Mounier. La terza via e cose così sono tutte uscite dal laboratorio francese degli anni Trenta ed erano di destra radicale, come ben dimostra la parabola di Maurice Blanchot che di quell'ambiente è stato uno dei massimi rappresentanti. Con occhi davvero privi di pregiudizi la filiera culturale dell'attuale disastro non risparmia nessuno...
Saluti.
Riccardo De Benedetti
utente anonimo

#3   27 Novembre 2004 - 18:18
 
Riccardo,

l'invito alla prudenza è sempre un saggio consiglio di metodo. Nel caso di Adriano Olivetti, però, anche la certezza rivendica i suoi diritti.

Che il Movimento di Comunità fosse una schietta traduzione politica dello steinerismo - con l'aggiunta di altri ingredienti esoterici - non sono io a dirlo, ma sono stati i collaboratori e gli amici più intimi di Olivetti, ora anche qualche discendente. Del resto fra gli steineriani che la sanno lunga (ma anche fra quelli che la sanno corta) la cosa è nota da molto tempo. Potresti chiedere un parere in merito a Geminello Alvi (tra quelli che la sanno lunga) e avresti un attestato ben più autorevole del mio.
A questo proposito, come piccolo esempio del fatto che certe cose sono da anni alla luce del sole, ti allego il passo di un articolo di Riccardo Paradisi uscito nel 2001 su Ideazione, che puoi recuperare integralmente a questo indirizzo: http://www.ideazione.com/settimanale/5.cultura/53_14-12-2001/olivetti1.htm

Prima di lasciarti alla lettura, aggiungo questo: il personalismo di Emmanuel Mounier fu per Olivetti uno dei punti di appoggio exoterici scelti per veicolare il proprio particolare esoterismo. Dire che Olivetti fu influenzato da Maritain o da Mounier perché pubblicò questi due autori, equivale a dire che Steiner fu uno scrittore in fondo cristiano perché devoto agli angeli, esegeta delle Sacre Scritture e studioso della figura di Cristo.
Comunque è vero che il discorso meriterebbe ben altri spazi di approfondimento che il nostro povero blog.
Cordialmente
GdC

Da "La politica per la cultura" di Riccardo Paradisi

Nel 1942 Adriano comincia a ragionare in termini compiutamente politici nel tentativo di trovare una terza via oltre il socialismo di stato e il vecchio liberalismo formalistico. Olivetti non attinge solo alla fonte del personalismo mouneriano, come spesso ci si limita a dire. Sulla rivista Surplus Luca Fantacci ha dimostrato che Olivetti si lasciò ispirare soprattutto dall’idea di tripartizione sociale del filosofo austriaco Rudolf Steiner. E Fantacci ricorda come Renzo Zorzi, allora direttore delle Edizioni di Comunità, rammentasse spesso che incontrando Olivetti nei ristoranti di Roma “e discorrendo con lui dei testi da pubblicare e delle vicende politiche più attuali, sentisse più volte rammentare il nome di Rudolf Steiner”. Olivetti in effetti ha in mente una democrazia funzionale tripartita, dove la comunità concreta è il primo organismo di un nuovo stato. L’obiettivo era quello di “socializzare senza statizzare”. L’Italia, secondo il suo progetto politico, avrebbe dovuto essere scomposta in 400-500 comunità e ricomposta su base federale.

Nell’ordine vengono definite inoltre sette funzioni politiche essenziali - l’amministrazione, la giustizia, il lavoro, la cultura, l’assistenza, l’urbanistica, l’economia - tutte presenti all’interno della comunità e che daranno vita ad altrettanti ordini nazionali. Il Senato sarà formato dai rappresentanti degli ordini, la Camera sarà espressione di comunità concrete. Il sistema di Olivetti, certo, a tratti macchinoso, prevede anche un Istituto politico fondamentale per la formazione della classe dirigente politica e un’Università del lavoro per l’istruzione dei quadri sindacali. L’ordine infine prevede un sistema misto di rappresentanza che combina le elezioni a suffragio universale con le nomine per concorso e titoli. Nella visione politica di Olivetti si troverebbero a convivere democrazia del lavoro e principio aristocratico in un progetto di democrazia integrata. Se sono sette le funzioni politiche essenziali, tre sono gli uomini alla presidenza dei principi cardine della comunità, quello del lavoro, della cultura e del diritto: Olivetti era stato attento alla numerologia pitagorica nell’immaginare la sua repubblica. Centrale l’idea della triarticolazione della società, uno schema che prospetta il superamento della classica tripartizione dei poteri di origine settecentesca verso l’indipendenza della sfera statale dall’economia e una distinzione dell’economia dalla cultura. In particolare, l’affermazione della cultura come elemento autonomo tenderebbe a favorire “uno stato di cose sensibilissimo alle esigenze spirituali e a quelle aspirazioni superiori senza le quali la libertà stessa dell’uomo, che è affermazione di un’intima vocazione, non potrebbe pienamente esprimersi”.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente wXre

#4   28 Novembre 2004 - 08:05
 
Lycopodium, non c'è dubbio.
Non so se GdC per salvaguardare l'orto usi ddt e napalm, io da parte mia impiego anche le ortiche, che del resto steiner adora. Così come mi centellino il propoli e compro il macerato glicerico di ribes nigrum. Osservo se le piante crescono destrorse o sinistrorse. Aspetto la luna per innestare. Se funziona, bene: che me lo dica il barnabo delle montagne, frate indovino o steiner, poco importa. Purché le potenti ricette non mi vengano spiegate con ampi sistemi dove ne va di mezzo, diciamo così, il nocciolo dell'uomo. quello che interessa è proprio salvare sempre il bimbo.
saluti LD
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente wXre

Commenti