domenica, 12 dicembre 2004

Il pifferaio magico

Caro Guido,

 

con l’inverno e la temperatura più costante, ho fatto accordare il pianoforte su il LA centrale a 432 Hz. Il suono che ne risulta è caldo, morbido, ricco di armonici.

 

Questa accordatura non è diffusa. Nei conservatori è più alta: 440 Hz, e tendono ad alzarla continuamente. Gli strumenti a fiato sono tagliati a 442. Quelli a corda e a tastiera si adeguano. Molti direttori tirano le loro orchestre su intonazioni ancora più elevate, 448 se non di più.

 

Cosa significa? Più o meno, mezzo tono di differenza.

 

Il costume di alzare il diapason è perpetrato da strumentisti e direttori d’orchestra (emblematico Von Karajan, ma non è stato certo l’unico) che inseguono timbro brillante, asprezza sonora, emissione graffiante. Una sorta di moda. Perché una tonalità più alta fa più colpo, è più facile e stimolante. Ti trasporta. Sviluppa maggiormente la forza perlocutoria, quella capacità della musica di provocare effetti sulla sensibilità di chi ascolta.

 

Storicamente i primi che hanno iniziato ad alzare il diapason sono state le bande militari - guarda caso organici di soli strumentisti e con la necessità di provocare forte emotività. Sì, perché la musica può aiutare ad uccidere o perlomeno ad andare incontro alla morte.

 

Oggi lo fanno tutti. Alzare il diapason, intendo. Sia la musica “classica” sia quella canzonettara. Se, ad esempio, fai cantare un brano della grande tradizione napoletana a Mina o a Gigi d’Alessio, a una band heavy metal o grunge, si basano tutti sempre sullo stesso espediente. Infatti per cantare tirano tutti la gola.

 

Il LA 432 è quello usato generalmente dai musicisti dell’ottocento. Se vai più indietro nel tempo ed esegui Mozart o Bach, per essere corretto filologicamente, dovresti scendere ulteriormente (427-430 Hz).

 

Se vuoi alzare, con la musica strumentale tecnicamente non c’è problema: tiri la corda, sposti l’ancia (anche se, a dire il vero, uno strumentista possessore di uno Stradivari mi ricordava che tirare le corde per inseguire i capricci di un direttore d’orchestra significava aumentare la tensione di non ricordo più quanti chili su uno strumento fragile di pochi etti). In ogni caso il vero problema si evidenzia con lo strumento numero uno, quello da cui discendono per imitazione tutti gli altri: la voce.

 

La voce è un processo vivente e segue la legge di natura. I compositori lo sapevano e componevano rispettando i vincoli della voce. Infatti eseguire la loro musica alterando il diapason significa oltre che storpiare le opere, rovinare la voce del cantante.

 

Infatti non è solo questione di correttezza filologica. Si tratta di saper leggere nella natura la presenza di un diapason umano. L’estensione della voce umana ha dei cambi di registro che sono fissi. E’ come se la voce fosse accordata secondo una precisa curvatura dell’universo. Non sono solo suggestioni. Pensa a Platone e alla costruzione dei solidi regolari: possono essere solo cinque. Platone aveva iniziato a comprendere che l’universo è uno spazio con una forma determinata. E inseguendo quella cifra dell’Universo, Keplero intravide una relazione tra i solidi platonici, il sistema solare e gli intervalli musicali.

 

La tecnica del bel canto rispetta la legge di natura e agisce secondo la sua massima potenzialità. Basta pensare che una voce educata al bel canto è capace di farsi sentire da 15.000 persone in un'arena. E’ come un raggio laser rispetto alla luce, col minimo sforzo il massimo risultato.

 

C’e un bel dipinto che si trova nel terzo braccio della Galleria Doria Pamphilj a Roma: Giovane cantante con candela, eseguito da un fiammingo anonimo del XVII secolo. Il giovane è ritratto con la tipica impostazione della presa della nota “dall’alto” a pochi centimetri dalla fiamma della candela che non si muove. E’ l’esperimento cruciale del bel canto: cantare con potenza senza disperdere aria.

 

Alterare il diapason è un segnale della diffusa cultura relativista. Quella che inizia facendo tirare il collo ai cantanti e finisce ammettendo la vita come remota possibilità statistica. Che pretende di spiegarti l’universo senza l’uomo. O perlomeno te lo spiega quanto la sezione di un cadavere spiega la vita. Alterare il diapason è sintomo di una cultura da pifferaio magico che non sa la differenza tra la vita e la morte.

 

Saluti,

LD

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Commenti
#1   12 Dicembre 2004 - 17:25
 
Per Puddu. Scusa ho cancellato il tuo commento.

Non c'è cantante che non si lamenti e che non abbia firmato almeno dieci petizioni per il ritorno al c.d. La verdiano.

La persona che in Italia porta avanti la battaglia è il Maestro Arturo Sacchetti, direttore d'orchestra e grande organista. Persona di cultura immensa e di animo nobile. Ho avuto la fortuna di parlarci. Spesso è ospite la domenica pomeriggio (anche la prossima mi pare) su Radio Maria per un programma di musica sacra.

Nella sua battaglia per il ripristino del "la verdiano" ha trovato collaborazione e comunità d'intenti con LaRouche (vd. link che ho messo).

Definire LaRouche semplicemente antieuripeista mi sembra fuorviante. Lui e la sua organizzazione hanno una posizione piuttosto articolata e non facile da riassumere.

Per quanto ci interessa qui, sicuramente valorizza il momento storico del rinascimento. Il suo è un umanesimo di tipo platonico/filoniano che presenta una singolare apertura alla posizione cristiana.
ciao
LD
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#2   12 Dicembre 2004 - 23:14
 
Mozart, 422 Hz. K 332?
utente anonimo

#3   13 Dicembre 2004 - 00:03
 
mannaggia che bel post! e i oche per anni ho accordato la chitarra coll'accordatore a 440Hz (o in mancanza, col tu.tu- del telefono...)
ce la fai a recuperare una foto del quadro di cui parli?

tutto il post è interessantissimo e felicemente didattico. eccetto l'ultimo paragrafetto in cui, a mio parere, è riuscito fuori un po' del vino bevuto in occasione dei pantera da Guido...
ciao
marco.
utente anonimo

#4   13 Dicembre 2004 - 03:35
 
Sarà che la geometria dello spazio-tempo si increspa e ci fa cascare con la gravità, ma il post gira intorno a piazza del collegio romano...sento la musica delle sfere...
utente anonimo

#5   13 Dicembre 2004 - 08:28
 
per marco.

l'ultimo paragrafetto, hai ragione, cambia tono ma rimane coerente con quanto scritto sopra. Ovvero se tu poni certe premesse avrai certe conseguenze: se semini vento raccogli tempesta, se semini Helmholtz raccogli voci strozzate.

Parlando più genericamente, sono d'accordo che un certo buon senso comune stempera certe affermazioni estreme e le rivela per suggestioni adolescenziali. Ma come segnalava Guido con i pantera, non finisce sempre a tarallucci e vino.
Perché le parole comunque hanno un valore. C'è sempre una forza nel dire le cose, una pretesa di verità che alla fine ha a che fare con la vita e con la morte.
E c'è anche chi è coerente, guarda ad esempio il post di Guido più sotto su Michelstaedter.

Il quadro l'ho cercato ma non l'ho trovato. Forse facendo una ricerca con il titolo in inglese... Comunque fortunosamente lo puoi vedere andando sul sito della galleria doriapamphilj.it. Se vai nella visita virtuale, scegli di entrare nel terzo braccio. lo si vede di scorcio già nella fotina per accedervi. quando entri gira di 90 gradi a sx. sotto un quadro più grande (il battista?) sulla sinistra, c'è un piccolo quadro con la tipica luce fiamminga, il volto del giovane, la candela e lo spartito.
ciao
LD
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#6   13 Dicembre 2004 - 15:31
 
caro LD,
dal sito della galleria ho estrapolato questa: cantante con candela. brutta e cattiva, ma rende l'idea.
che le parole sono pietre, è vero. ma dire che "Alterare il diapason è un segnale della diffusa cultura relativista. Quella che inizia facendo tirare il collo ai cantanti e finisce ammettendo la vita come remota possibilità statistica. " mi sembra, perdonami, un po' forzato.
resta il fatto che post come questi valgono la pena di spulciare i blog.
utente anonimo

#7   13 Dicembre 2004 - 17:11
 
per Marco.
ok, non è evidente, riconosco che è a mio carico mostrare la lunga, sottile linea di collegamento.

grazie per il prodigio tecnico della foto, brutta sporca e cattiva ma utile.
so che ci sono altre figure, statue e quadri, che riflettono la discussione e i progressi in campo musicale (è di questo periodo la scala ben temperata!). solo che devo spulciare...
LD
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#8   14 Dicembre 2004 - 11:19
 
Prendere la nota dall’alto tanto da sentirla vibrare in fronte, ecco sostanzialmente la regola base del canto polifonico. Mi riferisco volutamente alla via del bel canto intrapresa dai cori polifonici, perché la tecnica del canto lirico richiede anche altri tipi di impostazione vocale, più bassi, tanto da arrivare persino al famoso “do di petto”.
Uno dei maggiori problemi pratici del canto corale è cosiddetta “tendenza a calare”, anche di mezza nota, soprattutto in assenza di accompagnamento strumentale. La tecnica del canto in fronte contribuisce a mantenere alta la tensione, il resto è questione di esercizio.

Anch’io ho accordato il mio pianoforte a 432Hz. Un vero successo. Il suono è veramente più caldo, avvolgente e se prima riuscivo a sentire 3 o 4 armonici, ora riesco ad intuirne anche il 5° e 6°. Senza contare il vantaggio pratico di aver alleggerito la tensione di qualche tonnellata (=se paragonata con i chili dello Stradivari). L’accordatore mi ha anche detto che ora il pianoforte dovrebbe tenere l’accordatura più a lungo.

Cordiali saluti
Franz von Lahn
utente anonimo

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