Caro Guido,
con l’inverno e la temperatura più costante, ho fatto accordare il pianoforte su il LA centrale a 432 Hz. Il suono che ne risulta è caldo, morbido, ricco di armonici.
Questa accordatura non è diffusa. Nei conservatori è più alta: 440 Hz, e tendono ad alzarla continuamente. Gli strumenti a fiato sono tagliati a 442. Quelli a corda e a tastiera si adeguano. Molti direttori tirano le loro orchestre su intonazioni ancora più elevate, 448 se non di più.
Cosa significa? Più o meno, mezzo tono di differenza.
Il costume di alzare il diapason è perpetrato da strumentisti e direttori d’orchestra (emblematico Von Karajan, ma non è stato certo l’unico) che inseguono timbro brillante, asprezza sonora, emissione graffiante. Una sorta di moda. Perché una tonalità più alta fa più colpo, è più facile e stimolante. Ti trasporta. Sviluppa maggiormente la forza perlocutoria, quella capacità della musica di provocare effetti sulla sensibilità di chi ascolta.
Storicamente i primi che hanno iniziato ad alzare il diapason sono state le bande militari - guarda caso organici di soli strumentisti e con la necessità di provocare forte emotività. Sì, perché la musica può aiutare ad uccidere o perlomeno ad andare incontro alla morte.
Oggi lo fanno tutti. Alzare il diapason, intendo. Sia la musica “classica” sia quella canzonettara. Se, ad esempio, fai cantare un brano della grande tradizione napoletana a Mina o a Gigi d’Alessio, a una band heavy metal o grunge, si basano tutti sempre sullo stesso espediente. Infatti per cantare tirano tutti la gola.
Il LA 432 è quello usato generalmente dai musicisti dell’ottocento. Se vai più indietro nel tempo ed esegui Mozart o Bach, per essere corretto filologicamente, dovresti scendere ulteriormente (427-430 Hz).
Se vuoi alzare, con la musica strumentale tecnicamente non c’è problema: tiri la corda, sposti l’ancia (anche se, a dire il vero, uno strumentista possessore di uno Stradivari mi ricordava che tirare le corde per inseguire i capricci di un direttore d’orchestra significava aumentare la tensione di non ricordo più quanti chili su uno strumento fragile di pochi etti). In ogni caso il vero problema si evidenzia con lo strumento numero uno, quello da cui discendono per imitazione tutti gli altri: la voce.
La voce è un processo vivente e segue la legge di natura. I compositori lo sapevano e componevano rispettando i vincoli della voce. Infatti eseguire la loro musica alterando il diapason significa oltre che storpiare le opere, rovinare la voce del cantante.
Infatti non è solo questione di correttezza filologica. Si tratta di saper leggere nella natura la presenza di un diapason umano. L’estensione della voce umana ha dei cambi di registro che sono fissi. E’ come se la voce fosse accordata secondo una precisa curvatura dell’universo. Non sono solo suggestioni. Pensa a Platone e alla costruzione dei solidi regolari: possono essere solo cinque. Platone aveva iniziato a comprendere che l’universo è uno spazio con una forma determinata. E inseguendo quella cifra dell’Universo, Keplero intravide una relazione tra i solidi platonici, il sistema solare e gli intervalli musicali.
La tecnica del bel canto rispetta la legge di natura e agisce secondo la sua massima potenzialità. Basta pensare che una voce educata al bel canto è capace di farsi sentire da 15.000 persone in un'arena. E’ come un raggio laser rispetto alla luce, col minimo sforzo il massimo risultato.
C’e un bel dipinto che si trova nel terzo braccio della Galleria Doria Pamphilj a Roma: Giovane cantante con candela, eseguito da un fiammingo anonimo del XVII secolo. Il giovane è ritratto con la tipica impostazione della presa della nota “dall’alto” a pochi centimetri dalla fiamma della candela che non si muove. E’ l’esperimento cruciale del bel canto: cantare con potenza senza disperdere aria.
Alterare il diapason è un segnale della diffusa cultura relativista. Quella che inizia facendo tirare il collo ai cantanti e finisce ammettendo la vita come remota possibilità statistica. Che pretende di spiegarti l’universo senza l’uomo. O perlomeno te lo spiega quanto la sezione di un cadavere spiega la vita. Alterare il diapason è sintomo di una cultura da pifferaio magico che non sa la differenza tra la vita e la morte.
Saluti,
LD