Caro Luigi, da molto non assaporavo l’amaro di un’influenza come quella che in questi giorni mi costringe a letto, per cui mi scuso del ritardo nella risposta. Però grazie per la questione emblematica del La 432 Hz che mi poni, perché mi ha dato l’appiglio per un salutare rimuginare. E soprattutto mi ha illuminato mentre, sfogliando nelle ore di accidia febbrile l’edizione delle Confessioni di Agostino che tengo sempre a portata di mano sul comodino, ho ritrovato e letto con occhi diversi quel passo che ti ho citato. Lì, infatti, Agostino parla di una tentazione che penso abbia qualcosa a che vedere con lo strozzamento di voci liriche o leggere che tu, il maestro Sacchetti e molti altri denunciate: ossia il lasciarsi lentamente andare ad un’impercettibile deriva musicale, dove il piacere sensuale diventa a poco poco metro e misura delle frequenze dell’anima e non viceversa.
Sono già costretto a salutarti, purtroppo, ma lo voglio fare con un briciolo di stile. Visto che di musica si parla e quindi di arte, visto che io sono partito dal post-postmoderno e tu sei tornato a dimensioni più classiche, ti lascio un piccolo omaggio che ci fa incontrare tutto sommato a metà strada: un tema iperclassico, la Passione di Cristo, trattato in forme ipermoderne, per di più con colori in sintonia con il nostro carteggio. No, tranquillo, non è il DVX di The Passion of the Christ! Quello penso che tu ce l’abbia già. Diciamo però che è qualcosa che gli si avvicina molto...
Stammi bene (spero di stare bene anch’io, presto)
Tuo
GdC