lunedì, 20 dicembre 2004

Bruno Forte e un Domini canis

Caro Luigi,

 

è curiosa questa cosa che mi dici del S. Raffaele, dei big che non riescono a fare una squadra. Viene quasi da pensare che don Verzé abbia chiesto consiglio a Massimo Moratti. E non sarebbe impossibile: se a Milano il petroliere padrone dell’Inter - o meglio, sua moglie Milly, ma un po’ anche lui - è tra i supporter del centro sociale Leoncavallo, anche la squadra filosofica messa su dal sacerdote operaio pare più adatta a battaglie tipo la legalizzazione della cannabis che la difesa dell’antropologia cristiana.

 

Comunque, staremo e a vedere fin dove arriverà la cosa, se diventerà qualcosa di più che una vetrina di parolieri nostrani da terza pagina, oppure no (io pendo per la seconda ipotesi).

 

Approfitto piuttosto della tua menzione dell’insalubre università Vita-Salute per mandarti una nota che avevo nel cassetto su mons. Bruno Forte, il quale appunto aderisce a questo progetto. Ricordi quando S. Magister, qualche settimana fa, ha scritto che due pensatori molto cari al mondo cattodebolista, cioè Massimo Cacciari e Marco Vannini, sono stati bacchettati rispettivamente da don Antonio Livi (Opus Dei e Pontificia Università Lateranense) e p. Giandomenico Mucci sj (scrittore della Civiltà Cattolica)? Bene, a Magister è sfuggita una bacchettata altrettanto significativa, anche se meno rumorosa, caduta sulle eburnee dita di Bruno Forte.

 

L’autore è p. Giovanni Cavalcoli op, probabilmente il più ferrato teologo domenicano operante oggi in Italia, uno degli ultimi ultimi valenti figli di S. Domenico (per quanto riguarda gli studi e la difesa della dottrina, s’intende) rimasti nel nostro paese. Poco amante della ribalta, p. Cavalcoli ha lavorato per anni in Vaticano, in Segretaria di Stato, poi è tornato quatto quatto a Bologna, ad insegnare nel locale studio filosofico dell’Ordine. Alle riviste e case editrici à la page ha sempre preferito le pubblicazioni domenicane, a parte il suo Teologi in bianco e nero, una bella storia del pensiero dell’Ordine dei predicatori uscita qualche anno fa per i tipi di Piemme. E recentemente ha dato alle stampe nella collana Sacra Doctrina delle Edizioni Studio Domenicano tre tomi notevoli, anche come mole - Il silenzio e la Parola, sulla teologia mistica, Il Mistero dell’Incarnazione e Il Mistero della Redenzione - pensati per far chiarezza sui temi portanti della dottrina cristiana e su alcuni errori a loro riguardo diffusi nella teologia contemporanea.

 

Bene, nell’ultimo volume, quello sulla Redenzione (479 pagine di grosso formato, distribuito ad inizio autunno) un capitoletto è dedicato, fra gli altri, a Bruno Forte. Sono una decina di pagine, non è molto purtroppo, ma quel tanto che basta a p. Cavalcoli per mettere in luce alcuni ricorrenti scivoloni dell’odierno vescovo di Chieti: come l’influsso di Hegel sulla propria cristologia, l’idea della sofferenza di Dio (in senso letterale) o del divenire come attributo divino, entrambi rigettati dal Magistero della Chiesa e accettati dal Forte. Un piccolo spuntino, insomma, che se lascia intatto il grosso della questione, in questi tempi poveri di analisi teologiche serie è però già qualcosa.

 

Certo, se tu riferisci in giro di una bacchettata del genere, puoi scomettere che qualcuno ti dirà subito: ma si tratta sicuramente di un tomista bilioso rimasto al Vaticano I... Il che non è vero. La penna di Cavalcoli è tanto poco da Vaticano I che, si dice, la si può intravvedere in diversi interventi e catechesi di questo Papa...ma la cosa anche un po’ sorprendente (e piacevole) delle disamine teologiche di questo bell’esemplare di Domini canis (tra parentesi uno dei pochissimi, morto Cornelio Fabro, che continui a scrivere articoli di critica serrata al pensiero di Rahner, Schillebeeckx e altri) è che sono condotte tutte sì con grande rigore, ma con ancor più grande dolcezza. Il Cavalcoli si sforza sempre di concedere all’imputato tutte le attenuanti del caso, di non far sembrare la sua una vecchia pratica inquisitoriale... Anche nel caso di Bruno Forte, giustamente riconosce al vescovo di Chieti preparazione, fede sincera, fini capacità esegetiche, prese di distanza a volte illuminate..assieme, ovviamente, ai reiterati errori dottrinali.

 

Insomma, è un autore poco noto e da leggere. O al limite da ascoltare, visto che interviene ogni tanto anche su Radio Maria.

Saluti

GdC

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Commenti
#1   20 Dicembre 2004 - 22:55
 
Da un lettore, non filosofo di professione.
Il tentativo - criticabile quanto si vuole - di alcuni filosofi di pensare alcune verità di fede (l'incarnazione, la Kenosi, il sacrificio della Croce) va preso per quel che è.
Sono certo voci che metodologicamente "devono" stare lontane dalla piena adesione ai dogmi e come tali non vanno confrontate a detrimento di chi filosofa "nella fede".
Detto questo, perchè dovremmo scoraggiare questo tentativo?
Mi servo di una metafora: la scalare una montagna, la discesa nelle acque, l'attraversamento di una giungla possono essere una violazione del "genius loci" o un viaggio iniziatico.
Dovremmo adottare un "principio di precauzione", piuttosto problematico riguardo al pensare?
Perchè chi è fedele, che so, alla "filosofia dell'essere" e/o al dogma cattolico non dovrebbe intraprendere quel viaggio iniziatico, con la riserva mentale del rischio di violazione del genius loci?
Comunque, qualcuno lo intraprende, quel viaggio, fedele o infedele che sia, animato da buone o cattive intenzioni (e indipendentemente dalla pavimentazione infernale).
Bene che padre Giovanni Cavalcoli o daon Antonio Livi mettano i puntini sulle i, quando e se mancano.
Ma altrettanto bene fa, ad esempio, don Piermario Ferrari a discutere con Cacciari, Vitiello, Mancuso, Emo, etc. sulle implicazioni filosofiche del sacrificio di Cristo (cfr. "Philosophia crucis" ed. E.S.I.).
Hegelismo?
Quantomeno sarà una rivincita della tanto bistrattata (dai professori liceali) "destra hegeliana" ...
Gnosi?
Stiamo allegri, è all'orizzonte un nuovo Ireneo, basta pregare e pensare ...
Buon Natale del Signore a GcC, LD e agli altri corrispondenti.
Luigi Puddu
utente anonimo

#2   22 Dicembre 2004 - 16:05
 
Il confronto è entusiasmante e virtualmente senza limiti quando è sostenuto da quel mix di saldezza dottrinale, competenza testuale, acribia speculativa e discernimento degli spiriti che aveva un padre Fabro. O che ha in qualche misura un padre Cavalcoli.
Philophia Crucis è un tentativo generoso di confronto, non c'è dubbio. Don Ferrari si è documentato a puntino (cita anche correttamente Fabro riguardo ad Heidegger, il che non è poco di questi tempi) e nelle “Domande a..” dei cap. 2, 3, 4 e 5 ci sono considerazioni interessanti.
Rimangono tuttavia, mi pare, una subalternità di impostazione e una forbita superficialità di fondo che, nella migliore delle ipotesi, non aiutano gli studenti seminaristi di don Ferrari ad andare al fondo (esoterico) di un autore come Cacciari. E nella peggiore delle ipotesi...

Comunque, caro Luigi P., speriamo come dici tu che Babbo Natale, quello vero, ci pensi un po' Lui e ci faccia trovare sotto l’albero tanti piccoli Ireneo. Buone feste

GdC
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#3   28 Dicembre 2004 - 12:47
 
Sua eccellenza reverendissima monsignor Bruno Forte, oltre che mio vescovo, è anche un caro amico.
Di intelligenza rara, è una persona di profonda spiritualità e di grande umanità. Amato non tanto dal mondo accademico, spesso invidioso, ma dal popolo di Napoli, specialmente della Sanità dove ha operato per anni, ed ora da quello di Chieti-Vasto.
E' sicuramente il più noto teologo italiano nel mondo, tradotto in 16 lingue, già decano della Facoltà Teologica Meridionale, membro della Commissione Teologica Internazionale, ha presieduto il comitato che ha redatto il documento Memoria e Perdono in occasione del Giubileo del 2000.
Ha predicato gli esercizi spirituali al Papa nel 2004.
E' stato insignito di diverse lauree e dottorati honoris causa, l'ultima laurea dall'Università Cattolica di Lublino.
E' stato ordinato vescovo da Ratzinger, di cui è amico strettisimo nonchè possibile successore secondo voci ricorrenti, alla presenza dei cardinali Martini e Martino, del nunzio apostolico in Italia e di una decina di Vescovi.
Sfido chiunque a trovare un teologo italiano con un curriculum così prestigioso.
Accusarlo di reiterati errori dottrinali mi sembra ridicolo.
Vi pare che prima della sua chiamata episcopale non siano state valutate attentamente tutte le sue opere?
Ma se questo Cavalcoli fa il suo mestiere, e bacchetta il suo collega prestigioso, molto più ridicolo è riprendere per oro colato le sue affermazioni.
Questo blog ha perso molti punti. Peccato.

Angelo

ps.
Non insegna più al S. Raffaele.
utente anonimo

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