Caro Luigi,
due sere fa guardavo “Correva l’anno” su Rai 3, puntata sulle BR. Parlando dell’affare Moro, ad un certo punto Andrea Vianello ha chiesto all’intervistato Paolo Mieli: “secondo lei ci sono ancora lati oscuri nella vicenda Moro?”. Risposta di Mieli, perentoria, secca: “no, se non dettagli”.
La tua lettera sul “gigante”, citando il novello direttore del Corriere della Sera, per un’associazione di pensieri mi ha suscitato questa riflessione: è pleonastico dire che Mieli torna alla guida del Corsera, Mieli è il Corsera, è l’incarnazione del suo spiritus rector.
Militante di Potere Operaio e subito dopo allievo di Renzo de Felice, giornalista con Eugenio Scalfari e subito dopo suo rivale ma allo stesso tempo suo sodale, giustizialista e perdonista nella vicenda di mani di pulite, ebreo non credente ma attento alle ragioni di chi crede, amico di tutti e da tutti “indipendente”, né comunista né anticomunista, di sinistra ma di destra, severo ma conciliante, colto ma popolare, Mieli non è banalmente un cerchiobottista, come si dice. Così come il Corsersa, è l’emblema del giornalismo strumento del Potere (quello vero, quello che Leone XIII nella sua famosa enciclica chiamava inimica vis): il giornalismo che lascia fluire la doxa, la incoraggia, osservandola da una postazione esterna, ineffabile, mentre la orienta pian piano, impercettibilmente. Quel tipo di autorevole informazione al servizio della realtà e del lettore di cui parlava Karl Kraus, quando scriveva:
Im Anfang war die Presse
und dann erschien die Welt.
Im eigenen Interesse
hat sie sich uns gesellt.
Che tradotto e senza rima suona pressapoco come: In principio era la stampa e poi apparve il mondo. Nel proprio interesse a noi si è accompagnata.
Guido