domenica, 23 gennaio 2005

La deriva neocon della destra cattolica

Caro Luigi,

attualmente non posseggo un quotidiano nazionale, per cui mi è difficile controbattere pubblicamente alle cinque pagine di Norman Podhoretz pubblicate ieri dal Foglio. O suggerire amichevolmente qualche spunto di riflessione ai cattolici (spero pochi) che hanno delibato il mini-saggio del pensatore americano, più l’introduzione di Christian Rocca, pensando di avere trovato il proprio El Dorado politico.

Ne discuto quindi con te – il che alla fine mi risulta anche più stimolante – segnalandoti un articolo decisamente fuori dal coro dei foglianti e dei cattolici aspiranti tali.

Il pezzo è firmato da Luigi Copertino, un outsider dell’opinionismo catto-conservatore, e la rivista su cui è uscito si chiama Alfa e Omega, una novità editoriale diretta da Maurizio Blondet, la nota penna di Avvenire, e da Siro Mazza, giornalista e assistente del vice-presidente della Camera Publio Fiori.  

Ti dirò, non è che io aderisca in toto a quello che scrive Copertino. Ci sono alcuni elementi della sua impostazione che non mi entusiasmano, tipo il tirare in ballo con eccessiva disinvoltura categorie escatologico-apocalittiche, l’eccessivo restringere alla riforma protestante e alla rivoluzione francese LE cause della dissoluzione della modernità, l’atteggiamento ecclesiale di retroguardia e un po’ bilioso nei confronti dei pontefici post-conciliari, la considerazioni generiche sulla realtà americana, ecc.

Ma la tesi di fondo dell’articolo, quella mi sento di sottoscriverla (più molto altro, ovviamente). In particolare la chiarificazione che Copertino fa di un punto cruciale: del fatto che  non esiste un Occidente, ne esistono almeno due. Tra i quali i punti di contatto, se ci sono, stanno esclusivamente in superficie. E probabilmente nemmeno lì, non vedendone io alcuno, sinceramente, tra il Magistero della Chiesa e quello di Podhoretz, Rocca o Capezzone.  

A presto

Guido

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Commenti
#1   24 Gennaio 2005 - 20:00
 
Poniamo che
nel 1915 un giovane ufficiale italiano, cattolico fervente, imbevuto di cultura tedesca, ammiratore di Haydn, Mozart, Beethoven, Strauss, Bruckner, nonchè delle ultime propaggini del Sacro Romano Impero incarnate in quello austro-ungarico, fosse stato mandato al fronte.
Che avrebbe fatto? Si sarebbe fatto sparare? Avrebbe disertato?
E Charles Peguy che ha fatto?
Anche noi ci troviamo dentro una guerra, che altri hanno voluto, che noi abbiamo avversato, ma che nondimeno ORA occorre combattere.
Perchè abbiamo un nemico, che purtroppo non è Francesco Giuseppe ..., che non ci fa, nè farà sconti, se in qualche modo non glieli imporremo noi.
Poi, torneremo stare più con Cardini e Blondet, che con Bush.
Anzi, soprattutto con Peguy.
l.p.
utente anonimo

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