domenica, 30 gennaio 2005

Quando Forte è forte

Luigi,

questo è il Bruno Forte che mi piace (da Avvenire di sabato 29 gennaio):

“L’embrione – sottolinea mons. Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto – è già un essere singolare, relazionato non solo a coloro da cui provengono le componenti originarie che lo costituiscono, ma anche alla sorgente ultima di ogni vita, che il credente riconosce in Dio: anche dal punto di vista strettamente biologico, l’embrione non è solo recettore passivo, ma interagisce con il suo ambiente vitale”. Forte non trascura neanche la domanda più impegnativa: l’embrione ha un’anima? “Sì, se con questo s’intende che non è solo animato e vitale, ma che gli è anche dovuto il rispetto da dare all’essere umano personale”. E questa convinzione esce rafforzata dallo sviluppo delle conoscenze: “La ricerca scientifica ha mostrato come lo zigote possiede una propria identità individuale sin dal concepimento”. “La conseguenza – continua Forte – è chiara: in qualunque momento questo sviluppo è interrotto violentemente per decisione di altri, viene di fatto soppressa una vita umana. La differenza che c’è tra un adulto e un bambino è evidente, ma questo non vuol dire che il bambino sia meno persona umana dell’adulto e che sia lecito sopprimerlo”. “Gravissimo problema etico” è sollevato dalle “banche di embrioni”: “di fronte ad esseri umani viventi, sebbene allo stato primordiale – osserva Forte – è come se ammettessimo una possibilità di selezione. Ciò che abbiamo condannato unanimemente per la barbarie di tutte le violenze perpetrate dall’uomo sull’uomo, e in particolare per la tragedia dei vari genocidi che hanno funestato il cosiddetto ‘secolo breve’, non si può ignorare di fronte agli scenari che si aprono con la conservazione degli embrioni”.

Chapeau.

Guido