Caro Luigi,
leggo sul blog di Magister:
E facendo così, Paolo Mieli ha offerto un clamoroso assist al già furente con lui Dino Boffo, direttore del quotidiano della Cei, Avvenire.
Che Mieli sia finito sul libro nero di Avvenire lo si è capito da un pezzo. Ma il modo con cui il Corriere tocca la questione della legge 40 ha fatto crollare ancor più la sua stima.
Basta leggere, per averne un’idea, la gragnuola di colpi che Boffo ha scaricato sul giornale di Mieli, rispondendo a un lettore, su Avvenire di domenica 30 gennaio: “Cerchiobottismo di maniera incredibilmente falso... cinismo sconfinato... giornalismo pilatesco...”.
Al lettore, Boffo annuncia che non comprerà più un Corriere fatto così: “Che se poi anziché due, le copie in meno saranno duecento, duemila, o ventimila, il buchino diventerà voragine, e potrà travolgere qualunque podio”.
Più sotto:
Nella sua prolusione del 17 gennaio al consiglio permanente della Cei, il cardinale Camillo Ruini ha dato una stoccata al Corriere della Sera diretto da Paolo Mieli e alla sua offensiva contro Giovanni XXIII e soprattutto Pio XII: “fatti oggetto nelle ultime settimane di polemiche non nuove, lontane dalla verità storica e inutilmente faziose, che hanno trovato però risposte precise e adeguate”.
Le risposte “precise e adeguate” cui Ruini allude sono quelle apparse a più riprese su Avvenire e il Giornale.
Ora, non è mai elegante citarsi, però ti ricordi quando qualcuno storceva il naso di fronte al disgusto che personalmente esprimevo nei confronti del giornalista Paolo Mieli? E in tempi non sospetti, cioè prima delle sue brillanti mosse come neodirettore del Corsera.
A presto. GdC
PS= alle due citazioni è da aggiungere anche la lettera che Giuseppe Corigliano, portavoce dell’Opus Dei in Italia, ha indirizzato martedì al Corsera. Il quale non l’ha pubblicata integralmente, come ha fatto invece Tempi nel numero uscito oggi, facendoci scoprire che pure Corigliano annovera il Corsera di Mieli nella categoria della “stampa deteriore”.