Caro Luigi,
quando si dice scherza con i fanti e lascia stare i santi, sempre si pensa che sia così per il fatto che i santi sono merce sacra e delicata, tipo porcellana di Dio. Poche volte si pensa al fatto che i santi conviene lasciarli stare perché possono essere militarmente più temibili dei fanti.
Di questo si rese certamente conto, seppur per una frazione di secondo, un tal Severo Mendez, che una notte di luglio del 1999 si intrufolò nel convento di clausura “del Topo”, a el Tunja, in Colombia, in cerca di qualche oggetto prezioso. Venendo accolto, però, prima da tre colpi intimidatori sparati nel buio da suor Luz Adelia Barragan, poi dall’intero caricatore del revolver Smith & Wesson calibro 38 di suor Eva Maria Silva, che voleva essere più esplicita nelle intenzioni. Ma che finì, involontariamente, per far incontrare al povero Mendez sorella morte: triste salario se non del suo peccato, certamente della sua poca avvedutezza, dal momento che il Mendez avrebbe dovuto sapere che nel convento delle concezioniste di Tunja si conserva l’immagine della Vergine dei Miracoli, patrona della forze aeree colombiane, ovvero il pezzo da novanta delle forze armate del Paese.
Ma del fatto che i santi possono essere più temibili dei fanti, se ne resero certamente conto anche quei venti soldati che nel 1860 disertarono dall’esercito piemontese, dopo la vittoria contro le truppe pontificie a Pesaro, e si dettero al brigantaggio in vari paesi fra Marche e Abruzzo. Costoro, giunti nella loro scorreria all’Isola del Gran Sasso e seminato il terrore fra la popolazione, trovarono infatti un piccolo imprevisto. Nel seminario locale studiava il giovanissimo Francesco Possenti, futuro S. Gabriele dell’Addolorata, il quale, mosso dal sacro fuoco della giustizia e forte di un’abilità contadina nell’uso di pistole, pistolette e coltelli, chiese ed ottenne dal proprio rettore il permesso di scendere in paese per dare una mano. Scorto lì un soldato che molestava una fanciulla, con fare alla Terence Hill di Lo chiamavano Trinità - o piuttosto a quello di don Matteo, visto che il Possenti indossava la talare da seminarista - sfilò la pistola dal fodero del malintenzionato, fece lo stesso con un suo compare poco distante e invitò entrambi a rivolgere altrove le proprie voglie. Visti poi gli altri soldati che si avvicinavano in aiuto dei due, il Possenti intimò pure a loro di soprassedere. Non ascoltato, mirò a una lucertola che zigzagava in lontananza e la riempì di piombo, dicendo al capofila: se vi avvicinate, messere, il prossimo colpo vi finisce diritto nel cuore. Al che messere e commilitoni decisero che era il caso di cambiare meta e se ne andarono. Mentre la popolazione riportava il Possenti in seminario, proclamandolo salvatore dell’Isola.
L’Episodio, che può apparire inverosimile - e su di esso è infatti in corso una disputa tra agiografi - fu reso noto da un autorevole biografo di S. Gabriele dell’Addolorata, il passionista americano Godfrey Poage (perito al Concilio, tra l’altro), nel suo The Story of Gabriel Possenti, pubblicato nel 1962. E in base ad esso l’americano John Michael Snyder, fondatore della Saint Gabriel Possenti Society, da anni si batte per ottenere dal Vaticano la nomina di S. Gabriele a patrono dei portatori d’armi. Purtroppo, lamenta Snyder, con non poche incomprensioni da parte della Gerarchia, che certi temi preferisce affidarli ai fanti, più che ai santi.
Alla prossima
GdC