Caro Guido,
l’MG l’ho lasciato in caserma. Ma, ad ogni evenienza, qualora S. Gabriele dell’Addolorata facesse un fischio, custodisco sempre, avvolta in un panno verde dentro un cassettone, la mia sciabola da fanteria alpina in acciaio Krupp.
Anche se, qui, adesso, ci sono battaglie che richiedono ben altre armi. Avrai visto, giovedì scorso, l’editoriale di Dino Boffo scritto come lettera aperta a Giuliano Ferrara. Argomenta l’astensione ai prossimi referendum come un “doppio no”: un’efficace parola d’ordine, oltre che largamente condivisibile.
Mi è parso particolarmente significativo quel passaggio che mette in guardia contro certe fughe in avanti: “sta’ attento piuttosto che il tuo no non si confonda con altri no, apparentemente rigorosi, in realtà voluttuariamente protesi alla sconfitta”.
Io sottolineerei questo cenno alla voluttà. La strategia del “doppio no” richiama il ruolo svolto dal Katéchon. La guerra non è bella anche se fa male: la strategia va scelta per salvare vite e anime, e non per un rigoroso, estetizzante, nichilistico cupio dissolvi.
LD