Caro Luigi
sono tornato in anticipo dal mio viaggio – anche se mi dovrò assentare ancora nei prossimi giorni, purtroppo – e finalmente riesco a risponderti.
Ho letto di sfuggita i tuoi messaggi e ti ringrazio. Tanta è la carne che hai messo al fuoco che nemmeno i cuochi europei cattolici riuscirebbero a cucinarla in un colpo solo. Ma soprattutto tali sono le cose successe in queste settimane che mi ci vorrebbero una decina di lettere per commentare adeguatamente il tutto. Anzi, ce ne vorrebbero una decina solo per commentare la morte di don Giussani, un gigante della fede di fronte a cui personalmente mi inchino e nei confronti del quale, pur non essendo un suo figlio spirituale, porterò sempre nel cuore una commossa riconoscenza.
Tra parentesi, mi pare che il Magister una volta tanto ci abbia preso, pubblicando sul suo sito lo stralcio di un’intervista storica di Renato Farina a don Giussani, che bene riassume il significato dell’esperienza di CL nel disorientamento post-conciliare.
Comunque, visto che giovedì mi hai parlato della letizia di Mozart, mi limito a rimanere sul tema musicale, rendendoti partecipe di un incontro curioso che ho avuto. Quello con un giovane protestante americano, che di mestiere fa il batterista e che mi ha segnalato l’interessante realtà dei psalm drummers: un network internazionale di batteristi di alto livello, che attraverso la magia pulsante delle percussioni moderne inseguono i ritmi della danza trinitaria (!).
Non siamo al livello di Mozart, ok, e l’accostamento con il genio austriaco può suonare a un appassionato di musica classica come te un po’ stridente. Ma visto che siamo ancora nell’ottava del dies natalis del don Gius, il quale ha insegnato a tanti a prendere in considerazione, con creativo discernimento, i fermenti della cultura post-moderna, mi sembrava che potesse starci...
Ti saluto fraternamente e ti auguro una buona settimana, con la promessa di farmi vivo presto.
GdC