Caro Guido,
allora ti metto qui sotto alcuni appunti. L’ora tarda non è delle migliori. Il tutto è da approfondire. Riprendono alcuni temi che avevo già sviluppato qualche giorno fa.
Le note trattano di: l’uomo in potenza e la cause seconde; l’individualità e i gemelli monozigoti; se l’embrione stia nella nozione biologica.
1. L’uomo in potenza. Severino ha chiesto dove sia finito, visto che l’embrione è uomo.
Ora, ciò che esiste è l’individuo, questo individuo qui. Ad esempio, per capirci, l’embrione-Matteo. L’embrione-Matteo è uomo in atto.
L’uomo in potenza esprime la natura generica dell’essere uomo. Ovvero: per avere l’embrione-Matteo devono concorrere una molteplicità di cause che ne determinano man mano l’essere vivente, animale, mammifero, primate, ominide, uomo. Le cause precedenti ne determinano non l’essere l’embrione-Matteo, altrimenti esso sarebbe già, ma la sua natura generica, un certo tipo di organizzazione della materia. Il concorso di queste cause contingenti (seconde), che possono essere sempre impedite, possono determinare al massimo che quello che nascerà sarà un generico-uomo.
L’ultima determinazione del genere avviene con la fecondazione e dipende dal soggetto che concretamente è venuto all’esistenza. L’essere dell’embrione Matteo è fondamento dell’individualità sostanziale dell’embrione-Matteo. Non più un uomo qualsiasi, ma l’embrione-uomo-matteo in atto, indipendente dalla sostanza dei genitori.
2. Qui c’è un’obiezione: l’embrione qui può ancora diventare due embrioni. Non ci sarebbe quindi ancora un sostanza individua.
Obiezione che deriva da una constatazione biologica. Do una risposta che deriva da una constatazione biologica riferita da biologi: il formarsi di due gemelli monozigoti non comporta l’annullamento di un precedente per dare luogo a due novità. Piuttosto la biologia rileva che è l’embrione che forma-crea-dona da sé una novità, senza distruggersi ma persistendo nella propria individualità. E‘ come se un fratello lasciasse uscire-forgiare da sé l’altro fratello (lo stesso vale nel caso inverso, da due a uno).
3. Rischio di identificare e ridurre l’uomo ad una concetto biologico. Ma l’anima non è il genoma (comunque sia ciò che sia, l’anima è esterna, presiede allo stesso genoma).
Ma parto dall’inizio. Il vivente è capace di autodeterminare il proprio sviluppo o comportamento. Avviene a tutti i livelli: vegetativo, animale e umano.
Mi soffermo sull’ultimo livello. L’uomo è in grado di darsi fini esterni, non determinati dalla biologia. Questo controllo attivo deve essere posto al di fuori del singolo organismo umano. Aristotele lo identificava nella cultura (la razionalità era greca e non barbara, così altri lo videro nello zeitgeist, altri ancora in una mente collettiva).
Ma non basta. Perché l’uomo presenta una creatività che supera la cultura data. Ogni individuo ha la capacità di determinare non solo la sua biologia (nella forbice permessa dall’essenza individuale) ma anche i propri condizionamenti culturali. Posso guardare San Remo senza subire San Remo o addirittura, ridefinendo Sanremo, servirmi di San Remo per qsa d’altro. L’uomo va al di là del reticolo culturale. L’uomo crea.
Questo va fondato. La successione di cause seconde non è adeguata. Altrimenti l’uomo non uscirebbe dalla biologia e dalla cultura. Va fondato su un ulteriore relazione causale. Relazione causale ultima (perché costitutiva della formalità individuale irriducibile e inalienabile della singola persona) che ogni individuo umano ha con un agente che trascende la natura fisica, biologica e culturale (causa prima, e “questo è ciò che è chiamato Dio”. Da cui l’uomo a immagine e somiglianza di Dio).
Tale Causa non è nel tempo, ma fuori dal concorso temporale delle cause seconde. E’ simultaneamente presente (come un principio è operativo simultaneamente su tutto il reticolo che ne discende). Nell’uomo, fin dal costituirsi dello zigote, vi è tale ricchezza, nel senso di perfezione d’essere. L’uomo non è solo biologia, fin dalla fecondazione.
A presto, LD