Caro Luigi,
ricorda Francesco Agnoli in un suo articolo (scusa se passo bruscamente da ars a mors):
Anche in Italia abbiamo qualche episodio balzato agli onori della cronaca. Si può ricordare ad esempio la storia di Giorgio Conciani, ginecologo vicino ai radicali, autore di aborti clandestini, sostenitore dell’eutanasia, radiato dall’Ordine dei medici per istigazione al suicidio, che drammaticamente pose fini ai suoi giorni impiccandosi a una trave in cantina. Conciani faceva tutto per una sorta di perversa convinzione, ma si faceva pagare: alla sua morte i magistrati trovarono a suo nome “conti cospicui, depositi di preziosi, tra cui, particolare singolare, un quintale d’argento in grani” (Carlo Casini, Sul fronte della vita, LDC). Vi è poi il caso, ancora, di Guido Tassinari, radicale, morto a Milano agli inizi dell’ottobre 1993, impegnato per la legalizzazione del divorzio, dell’aborto, della sterilizzazione volontaria, dell’eutanasia, e fondatore della Associazione per lo sbattezzo. Una vita intera dedicata ad una strana forma di carità “inversa”. Nel maggio 1989 venne condannato a quattro anni per aver assistito il suicidio di Umberto Santangelo, un cameriere di 33 anni. Così, tanto per sapere, nel caso sentissi il Capezzone di turno parlare di “battaglia per dare speranza a chi soffre”.
GdC