Caro Guido,
hai visto la copertina di Time? Quest'anno 25 marzo e venerdì santo coincidono. Annunciazione e violenza. Ho recuperato questa mia vecchia riflessione che avevo già fatto da qualche parte, ma non ne è più rimasta traccia. Non credo tu l’avessi letta. Te la invio.
A presto, Luigi C. (Demiet)
L’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria. Li divide una colonna. L’ha dipinta il Beato Angelico nella sua annunciazione a Firenze. Sono molti i pittori che hanno rappresentato la scena ponendo tra i due un elemento che separa.
Quella colonna non sta lì a significare una separazione tra il mondo spirituale e quello fisico. Il Verbo si è fatto carne attraverso quel corpo di ragazza. E non rimanda neppure a qualche teoria dell’incomunicabilità. Maria viene salutata come piena di grazia perché ha piena intelligenza del mistero annunciato.
L’angelo annuncia che Dio scenderà su di lei. I pittori per secoli hanno sentito l’esigenza di porre la Madonna dietro colonne, mura, leggii, archi e gigli. Quasi a proteggerla. Ma non da Dio. Dagli uomini.
Da sempre gli uomini raccontano di incontri tra dio e l’uomo. L’annunciazione non è certo la prima teofania rappresentata. Le mitologie ne sono zeppe.
Solo che tra i pagani l’irrompere del dio significava possessione, pazzia, abbandono, violenza, stupro, omicidio. Basta ricordare Arianna, Fedra, Pasife, Io, Europa. E poi Semele, da cui nacque Dioniso, sedotta e folgorata da Zeus.
L’annunciazione dell’Angelo a Maria di Nazareth, invece, è un fatto radicalmente diverso dalle incursioni degli olimpici. Per questo l’artista cristiano doveva andare oltre alla semplice e riduttiva comparazione. Chiamato a rappresentare la differenza specifica, il valore, la novità essenziale non poteva non tradurre tutto questo in segni.
L’artista cristiano deve rappresentare un nuovo modo di guardare, di pensare e di credere.
L’incontro con Dio non è più all’insegna della violenza. Il fatto inaudito da annunciare è che Dio si è fatto uomo per amore dell’uomo. Dio si abbassa per accompagnare l’uomo.
Ora quella colonna del Beato Angelico sta a significare che Dio entra in modo nuovo nella storia. Maria non è Semele. L’incontro non è segnato dalla violenza come quello del dio pagano. Perché altro è lo sguardo di Dio sull’uomo. Quindi anche l’uomo è chiamato a guardare in modo diverso. Il pittore cristiano, prima ancora di disporre la scena attraverso la potente e mirabile prospettiva, ricorda agli uomini la nuova modalità di guardare. Li educa a non reiterare quello sguardo che annienta, che riduce a cosa la persona. Quella colonna protegge il pudore di Maria. Dove pudore è il sottrarsi ad uno sguardo dell’uomo che riduce a cosa e quindi nullifica. Che è come incenerire. Come quello sguardo che eravamo abituati a fuggire all’irrompere terribile del dio pagano.
Luigi C. (Demiet)