Caro Luigi,
un giovane amico neocatecumenale è rimasto un po’ turbato dalla risposta che Maurizio Blondet ha dato a Giuseppe Gennarini sulla questione del rapporto Chiesa-Israele. In particolare dall’accusa di eresia mossa dal Blondet a Giovanni Paolo II per la sua posizione nei confronti del mondo ebraico.
Sapendo che io sono un estimatore di Blondet – che reputo uno dei più capaci giornalisti in circolazione – e che sono un grande ammiratore del defunto Pontefice, mi ha chiesto lumi a riguardo.
Io gli ho semplicemente detto di leggersi con molta attenzione, parola per parola, un brano di S. Paolo, dal capitolo 11 della Lettera ai Romani versetti 25-32, che è forse la spiegazione più chiara dei gesti e delle parole che il Papa ha speso nei confronti degli ebrei. Gesti e parole tesi a riportare la Chiesa Cattolica alla verità contenuta nel Nuovo Testamento, nulla di più e nulla di meno.
Ti allego il passo
La conversione di Israele
Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l’indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti. Allora tutto Israele sarà salvato come sta scritto:
Da Sion uscirà il liberatore, egli toglierà le empietà da Giacobbe. Sarà questa la mia alleanza con loro quando distruggerò i loro peccati.
Quanto al vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla elezione, sono amati, a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia per la loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti in vista della misericordia usata verso di voi, perché anch’essi ottengano misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!
Nota: Per S. Paolo l’indurimento del popolo di Israele – cioè la confusione e la sua capacità di produrre cose nefaste – riguarda “una parte” di Israele stesso. Parte che si può anche pensare come maggioritaria (attualmente a me pare sia tale) ma che non coincide con il tutto.
Soprattutto però S. Paolo smentisce quello che sostiene Blondet, cioè che dopo la venuta di Cristo il legame privilegiato tra Dio e gli ebrei sarebbe caduto. Certo che la Chiesa Cattolica è il Novus et Verus Israel, che ha soppiantato l’antico (e chi lo nega? Non si recita forse nel postconciliare Novus Ordo Missae, “Per la Nuova ed Eterna Allenza”?) ma, come spiega l’Apostolo delle genti, la chiamata di Dio è “irrevocabile”, per cui gli ebrei conservano una misteriosa eppur reale “elezione”. Restano amati in modo speciale da Dio “a causa dei Padri”. E come tali meritano una particolare considerazione da parte dei cristiani. Che ovviamente non vuol dire approvazione dei loro errori o delle loro azioni inique.
Tutto qui quello che Giovanni Paolo ha voluto ricordare. Nulla di più e nulla di meno.
GdC