Caro Luigi,
tanti si sono chiesti come abbia fatto Ratzinger ad attirare su di sé così tanti voti e così in fretta durante il conclave. Contando che la fetta di porporati distanti dalla sua linea non era irrilevante.
Le spiegazioni “politiche” sono state date abbondantemente in questi giorni. John Allen, in suo articolo, ne tenta una più pragmatica e “piscologica”.
Allen racconta che durante le congregazioni a porte chiuse, tenutesi durante i novendiali, Ratzinger ha fatto una gran bella impressione per la sua abilità e affabilità nel gestire gli interventi. Chiamava i Cardinali ognuno con il loro nome, dimostrando di conoscere bene chi aveva di fronte. Chiedeva a chi non era intervenuto se aveva qualcosa da comunicare all’assemblea. A chi lo interpellava rispondeva nella sua lingua madre. E a chi si dilungava in considerazioni canonistiche o astratte, chiedeva di scendere dal pero e di calarsi su un piano pastorale. Il che, a chi aveva l’immagine di lui come di un colto burocrate poco sensibile ai problemi della prassi ecclesiale, ha trasmesso un segnale inaspettato e molto confortante.
Insomma, un comportamento da gentleman illuminato. Che conferma una volta di più che con le buone maniere - come mi diceva sempre mia nonna - si ottiene tutto. Magari anche un papato...
Ciao
GdC