Caro Guido,
poiché la famiglia ha ben poco di naturale, ma è piuttosto determinata dalla storia, dalla cultura e dalla società, non vedo perché, col tempo, l’adozione di figli non possa diventare accessibile anche al copy e al grafico che lavorano con me in agenzia. Si vogliono un sacco di bene e non per nulla viene definita coppia creativa. Ma non solo. Col tempo, allargherei le adozioni anche a: coppie di canotaggio, quartetti d’archi, squadre di hockey, comitive in crociera sul Nilo, squadriglie maoiste del Nepal, gruppi di raccoglitori di mele del Trentino.
Ovviamente il fatto di non richiudere la famiglia in una nozione fintamente naturale, non significa che non ci siano più regole nelle adozioni: ognuno di questi gruppi lo deve desiderare, e pure ardentemente, con tutta la definitività di cui è capace.
Non ne convieni? Ma di cosa hai paura? Che tutto vada subito a rotoli? Se è per la stabilità, guarda che questi gruppi durano mediamente più di qualsiasi coppia gay. Pensaci bene e ci ravviserai solo buon senso. ld