lunedì, 16 maggio 2005

L'embrione e la differenza specifica

Caro Guido, una breve riflessione sull’embrione.

 

C’è chi sostiene (ad esempio azioneparallela) che l’embrione non sia un essere umano perché nell’embrione si riscontra solo il patrimonio genetico, condizione necessaria ma non sufficiente per essere un uomo.

 

Mi pare che questo argomento manchi di una parte e quindi risulti non valido. Cerco di spiegarmi. Pacatamente.

 

L’uomo presenta una differenza specifica che lo distingue dagli altri viventi: la creatività. E’ una capacità di azione immanente, di autodeterminazione non deducibile dai sistemi fisici, biologici e culturali nei quali l’uomo è inserito. E’ una capacità di essere libero da questi sistemi di cause. Ad esempio (al livello più elevato, quello che lo distingue dagli altri viventi), l’uomo fa e rivoluziona la cultura, non ne dipende solo.

 

Ora, nessuno di questi sistemi (né quello fisico, né quello biologico, e neppure quello culturale) è condizione sufficiente a spiegarmi la creatività dell’uomo. Questa perfezione d’essere non è un’informazione che viene trasmessa: non è riconducibile ai sistemi che condizionano e determinano la crescita dell’uomo. Il bambino, ad esempio, impara a scrivere, ma non impara a rivoluzionare gli assiomi. L’atto di rivoluzionare gli assiomi è esterno e non riconducibile agli assiomi rivoluzionati.

 

Non è quindi irragionevole presumere che tale perfezione d'essere non giunga ad un certo momento dell’esistenza, ma che sia causata, partecipata dall’inizio dell’esistenza dell’essere umano. Ovvero, la cosa più ragionevole è pensare che sia presente fin dalla fecondazione.

 

Ora questo argomento andrebbe  sviluppato, in quanto presuppone la partecipazione ad una causa prima che non rientra nel susseguirsi delle varie cause seconde. Forse presuppone una causa finale che guidi lo sviluppo. Presuppone soluzioni che meriterebbero ben altri approfondimenti. Ma quello che mi preme, per ora, è evidenziare che nell’uomo c’è qualcosa che eccede all’identità genetica, come pure in seguito all’identità culturale.

 

Il problema quindi non è se il patrimonio genetico sia sufficiente per avere un uomo, ma quali condizioni necessarie e sufficienti devo presupporre per avere un uomo con questa differenza specifica.

 

Ciao

LD

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Commenti
#1   16 Maggio 2005 - 21:10
 
Caro LD,
tu prima riduci l'uomo alla sua identità genetica (te la fai facile, insomma: dal mio punto di vista), poi continui: e siccome l'uomo non è solo questo, allora ci vuole l'anima soprannaturale. Infine, con un ultimo tour, trovi ragionevole che quest'anima (che peraltro 'serve' a far cose, tipo liberarsi dai sistemi di causa, che un embrione è meglio che non faccia) ci sia fin dal concepimento. Diciamo che non sono d'accordo con nessuno di questi tre passi.
Ma in ogni caso: mi pare che tu mi conceda che l'uomo non è la sua identità genetica. Bene, e come spiego allora a un ateo incallito (mi toccherebbe: siamo in democrazia) che l'embrione è un uomo, visto che la fenomenologia di quella che tu chiami creatività non la posso fare all'altezza dell'embrione?
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#2   16 Maggio 2005 - 22:48
 
Diventa difficile solo se l'ateo ha rinunciato a convenire su una spiegazione razionale. Ovvero a riconoscere che se la fenomenologia riconosce un dato, in questo caso la creatività, questo necessiti di una spiegazione causale adeguata.

Anche a me pare che l'embrione non sia intento a liberarsi da un sistema di cause biologiche e culturali, ma non è che tutto quello che c'è si debba vedere e ci sia solo quanto si manifesta; e poi diventa problematico incastrare questa capacità ad un certo punto del suo sviluppo.
ld
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#3   17 Maggio 2005 - 10:09
 
mi rileggo adesso e aggiungo:

il problema che pongo non è se con l'identità genetica io abbia un uomo (che di per sé già pone una differenza), ma come possa darsi l'umanità dell'uomo dopo, tramite quale spiegazione, ovvero quale causalità adeguata (necessaria e sufficiente). A me pare che sia problematica.
Perché non basta che l'embrione cresca e apprenda per diventare uomo.
ld
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#4   17 Maggio 2005 - 15:18
 
La verità di quanto scritto ha un riflesso anche sul piano strettamente biologico, pur concordando con voi che l'umanità non si esaurisce in quella dimensione, dalla quale comunque altrettanto certamente non può prescindere.

L'organismo umano allo stato embrionale evidenzia già una propria individualità personale e creativa nell'interazione con li grembo materno.
Il dialogo ormonale con la madre, studiato dall'embriologia, ha reso evidente come ogni embrione umano si comporti in modo specifico in questa interazione, densa di uno psichismo che non può essere ridotto al proprio sostrato chimico materiale.

Ad una fenomenologia biologica consta la libertà dell'organismo embrionale, che non è ovviamente da intendersi nel senso di assenza di coazione, cioé nel significato più povero del termine, ma proprio in quello più pregnante di autodeterminazione, creativa.

Grazie per gli spunti sempre penetranti.

Saluti

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#5   18 Maggio 2005 - 07:59
 
SW, hai uno studio scientifico da citare? che lo metto subito. ciao ld
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#6   18 Maggio 2005 - 14:10
 
Bè, io senza sapere di Shwarz, ho scritto qualche cosa in proposito, diretto principalmente agli inconsapevoli.
Nello psichismo embrionale c'è poco o nulla di meccanicistico ad opera di sostanze chimiche: dalla gonadotropina corionica in poi questo essere impara a succhiarsi il dito.
Come mai fa un'azione di tale portata, che taluni inquadrano solo come riflesso innato alla suzione?
mi devono spegare però come mai questo ex cumulo di cellule sia addestrato alla sopravvivenza fin dalla sua culla uterina: e la sopravvivenza non è il primum movens dell'esistenza? Dell'essere per la vita?
Chissà se sono stata chiara.
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#7   18 Maggio 2005 - 17:12
 
http://www.fattisentire.net/modules.php?name=News&file=article&sid=1208

In questo link si trova uno stralcio di quanto viene più diffusamente argomentato a p. 35 G. M. Carbone, L’embrione umano: qualcosa o qualcuno? ESD 2005.

Quello che io chiamo dialogo ormonale è biologicamente definito cross-talking

Altro riferimento può essere: C. Bellieni, L’alba dell’"io". Dolore, desideri, sogno, memoria del feto, SEF 2004.
Del quale trovi qualcosa qui http://www.eliotropio.org/eliobaby_libro_bellieni.htm

e qualcos'altro qui.

Bellieni è pediatra e neonatologo di Siena.

Conto però di poter produrre più bibliografia quanto prima.

Saluti
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#8   18 Maggio 2005 - 17:13
 
il qualcos'altro qui era riferito a questo link: http://www.unisi.it/servizi/sab/biblio/bcm/risorsa-down/comunicazione-prenatale.doc

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#9   18 Maggio 2005 - 19:01
 
ho visto i link ma mi servirebbe qsa che esplicitasse che "ogni embrione umano si comporta in modo specifico in questa interazione, densa di un cross talking che non può essere ridotto al proprio sostrato chimico materiale". così da sorreggere l'argomentazione.
ciao se puoi grazie
ld
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#10   20 Maggio 2005 - 01:03
 
Scusa se intervengo nel discorso che facevi con Schwarz, ma è opportuno dire che nessun biologo ha scritto relativamente alle cose che cerchi poiché ovviamente esulano dai loro ambiti (così come un filosofo non si pronuncerebbe sulla biologia), però ho fatto letture di queste questioni su The Lancet e Scientific American, se trovo i vecchi articoli te li posto.
Un libro in tal senso è stato tuttavia scritto da Ferenczi (Thalassa?), lungamente citato da Lacan per tanti motivi.

Fammi sapere, che la battaglia mi interessa.
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#11   20 Maggio 2005 - 11:42
 
Grazie ruby.
sarebbe interessante vedere se c'è un processo non lineare nella serie biologica, ovvero qsa di esterno a questa serie di cause. Io penso di sì, in quanto nessun sistema è autonomo e nei viventi dovrebbe esser più chiaro.
Anche se poi questa non linearità ci sarà anche nell'embrione del cane, immagino. ala fine la differenza specifica ultima dell'uomo che va spiegata è la creatività rispetto al sistema culturale.
ciao e grazie
ld
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#12   20 Maggio 2005 - 14:38
 
Che ci sia anche nell'embrione del cane personalmente lo ritengo irrilevante, non vedo perché questo possa avvalorare la tesi del non-uomo che sta nell'embrione: ogni linea evolutiva persegue la propria non-linearità, secondo le competenze che gli sono consentite dalla specie.
Non so se ti ho capito, ma c'è un bellissimo testo di J. Monod nel quale parla del linguaggio e di come questa singolarità che ci distingue dal cane risieda nell'essenza stessa dell'embrione umano.
E se il linguaggio non è parte della creatività stessa, peste mi colga.
Tuttavia questo è un viaggio così doloroso in queste tematiche perché poi ti rispondono con discorsi oziosi sui pidocchi e le mosche, senza per altro aver capito un cavolo.
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#13   20 Maggio 2005 - 15:09
 
E' esattamente quello che intendevo (ero un po' di fretta): dimostra che lì c'è già un qualcuno. poi se questo qualcuno ha pure la differenza specifica di essere un uomo (e quindo una creatività ancora superiore), meglio ancora.
Monod dice questo? ero rimasto a caso e necessità che faceva parecchio casino...
ciao, e grazie.
ld
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#14   21 Maggio 2005 - 00:06
 
Rieccomi sulla questione, mi scuso per l'assenza.
Credo che la suggetione di RTuesday sia interessante, è il linguaggio embrionale quello che conviene analizzare. Il dialogo tra embrione e madre è tale da non poter essere ridotto alle sue componenti chimico fisiche, ma pregno di uno psichismo già interamente umano. Su questo la biologia può dare dati. Anch'io ho una formazione filosofica e fatico a ritrovarmi nei termini dell'embriologia, ma in questi giorni ho bazzicato diverse ricerche di microbiologia e penso di poter offrire materiale per quanto vado dicendo. Oltretutto ho esposto questa tesi al Prof. Augusto Pessina Head of Cell Culture Laboratory
Institute of Microbiology
Faculty of Medicine, University of Milan, che ha appoggiato l'interpretazione.
La produzione della gonadotropina corionica, come dice RT, che "dialoga" con il corpo luteo materno, impedendone le degenarazione e anzi sviluppando la produzione di progesterone, ormone necessario alla stimolazione della mucosa uterina, che si dispone all'accoglimento dell'embrione.
In sostanza l'embrione sta dicendo a sua madre: sto arrivando! Prepara la casa.
Questo "dialogo" non è meccanico ma è regolato da un meccansimo di feedback.
In tutto questo mi pare proprio si possa dire che l'embrione "emerga" dalle lettere che compongono il suo linguaggio, così come il senso di una parola emerge dalle lettere che ne compongono il lemma, anche l'intonazione ha la sua parte.

Cordialità
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#15   21 Maggio 2005 - 14:42
 
comincio a capire. obiezione: come fai a dire che non è meccanico un meccanismo di feedback? due volte meccanico.
anche se in effetti usando poche lettere si può scrivere una poesia.

e poi c'è l'intonazione. che è un paragone che può dare molto. mi vado a rivedere alcune cose che potrebbero tornare utili.

grazie ld
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#16   21 Maggio 2005 - 16:33
 
Vero. Ho usato un'espressione infelice. Sono dominato da un meccanicismo di massima che curva il vocabolario.. ;)
Anzi più che infelice quasi una contradditctio in adjecto.
Direi che quello che è descrivibile come "meccanismo" di feedback, è rileggibile nei termini di domanda risposta significativa, la particolarità sta nel fatto che il primum loquens è l'embrione. Ha iniziativa il nostro piccolo uomo.
Ciao
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