Caro Guido,
ho provato a leggere l'appello di Adista: è per il primato della coscienza "contro il principio d'autorità, contro il nuovo intruppamento dietro il potere che si fa scudo di Dio". Non ho capito dove sia il pericolo per la coscienza; e neppure perché un principio come quello dell'autorità debba per forza entrare in contrasto con la coscienza. Lasciamo poi perdere l'intruppamento... perché certamente sono io a non capire.
Fin qui in negativo, ma il bello viene nella pars costruens. La via è quella della "profezia disarmata, la testimonianza che rifiuta il potere e che allontana da sé la tentazione stessa del potere". Ma di quale potere stanno parlando? Ma questi, che parlano di profezia, sono così ciechi da non vedere quale sia il vero potere oggi in gioco? Che c'è un potere s-catenato sopra la vita che nasce? Che c'è un potere tecnico travestito da pietà?
Mi sta uscendo un tono apocalittico e poco integrato, è vero. Ma mica l'ho tirata fuori io quella della profezia. Io credevo volesse dire far vedere adesso. Credevo che la profezia sapesse smascherare le podestà del mondo che prendono in giro. Macché. Questi all'Adista sono troppo impegnati a fare il solito pigro dispettuccio a Ruini.
ciao ld
Aggiornamento ad usum Adistae (che nella loro citazione si sono dimenticati della parte conclusiva):
"Gesù pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre." (Fil. 2, 6-11) Grazie ad Angelo che ha ricordato il passo intero e a Luigi Puddu che ne fa una sintesi (nei commenti).