Caro Guido,
il musicista che c'è ma non si deve sentire è il direttore d'orchestra, il principio che fa scaturire l'unità della musica facendo suonare il silenzio tra le note.
Così è la direzione di Carlo Maria Giulini: sempre intento a far emergere i problemi e le soluzioni che l'autore ha posto nella partitura, sempre alla ricerca di far risuonare una ricchezza che è già data.
Le sue esecuzioni sono libere sia dalla filologia squadrata col metronomo sia dagli eccessi di protagonismo: le sovraesposizioni di cartapesta à la Karajan o i mugolii di Gould sopra le variazioni Glodberg risultano, alla fine, sterili nel loro solipsismo. Paturnie mentali più che intelligenza.
Molto più fruttuoso ascoltare Giulini: non fosse per quel paradosso che nasce dalla tensione di un musicista che suona fedelmente le note di un altro musicista.
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