domenica, 26 giugno 2005

Chitarristi di Dio

Musica, Big Sur, soffio dello Spirito. Caro Luigi, l’altra cosa che mi veniva in mente leggendo la storia di Jacqueline Chew è una riflessione che ho fatto alcuni giorni fa, quando una gentile fanciulla mi ha regalato un pezzo che mi mancava: il DVD del G3 Live, la tourné del 1996-97 che ha visto insieme tre fra i più grandi chitarristi in circolazione: Steve Vai, Joe Satriani ed Eric Johnson.

Preciso la fisionomia dei protagonisti: Steve Vai è probabilmente il più grande chitarrista elettrico di sempre, se mettiamo da parte Jimi Hendrix, che è un caso tutto a sé; Satriani, pur non essendo inarrivabile tecnicamente, è chitarrista di grande, grandissima sensibilità e originalità. E’ stato un pioniere dello strumento all'inizio degli anni ’80 e ha saputo coltivare la sua fama con il passare del tempo, anche quando veniva via via superato da una schiera di giovani talenti. Eric Johnson è invece un simpatico fenomeno proveniente dal Texas, uno che, 50enne e con un viso da eterno fanciullo, suona la sua Stratocaster come un violoncello, con la sensibilità di un Rostropovich.

La tourné ha avuto un enorme successo - ed è stata ripetuta 3 volte, con l’innesto di altri acrobati della sei corde - anche perché dopo diversi anni ha riproposto una formula storica, quella del trio Al Di Meola, John McLaughlin e Paco De Lucia, immortalato nel famoso disco “Friday night in San Francisco” del 1981.

Ma arriviamo al dunque. Caratteristica comune di Vai, Satriani a Johnson, oltre ai virtuosismi e al raro talento, è una tensione musicale positiva, lieta, che emerge anche dalle melodie più pensose o introspettive. E’ un tipo di musica, la loro, dal colore brillante, anche nei passaggi più ruvidi (per la cronaca, Steve Vai e Satriani se li cerchi in un negozio di CD li trovi sempre nel settore heavy metal, non ho mai capito il motivo). Uno stile dall’effetto “rigenerante” per chi ascolta.

Un caso? Una coincidenza? Può darsi. Però ci sono alcuni dati che, presi in considerazione, suggeriscono una possibile spiegazione.

Joe Satriani è nato a Long Island nel 1958 da una famiglia cattolica, ha frequentato a lungo una scuola cattolica e si professa cattolico, anche se non ama parlare della propria fede (nel mondo dello spettacolo non è che faccia guadagnare molti punti, si sa). Sposato con una pittrice dal nome esotico, Rubina, non solo è monogamo da oltre vent’anni (il che nel mondo dello spettacolo è quasi un miracolo) ma si dice innamoratissimo di sua moglie e della sua famiglia. Rubina è il nome dell’etichetta indipendente che Satriani ha fondato anni fa ed è anche il nome di una delle sue composizioni più belle, in un album dell’86. Ma tutti i suoi dischi hanno almeno un brano dedicato ai suoi affetti, con titoli come “Home”, “You saved my life”, “Always with me, always with you”, ecc. che testimoniano una peculiare sensibilità per il valore della famiglia.

Eric Johnson viene dal Texas, dicevamo, e non è cattolico. Ha frequentato però anche lui un college confessionale, protestante, prima di avventurarsi diciottenne nel mondo degli strumentisti. A parte la sua musica che, come ti dicevo, è di una eleganza e di una “positività” del tutto speciale, anche i testi delle sue poche composizioni non strumentali hanno contenuti insolitamente edificanti. Inoltre, lui protestante, in un album del ’97 ha inserito quella che è la più riuscita versione dell’Ave Maria di Schubert mai realizzata in atmosfere fusion e distorte. Sai, quei tentativi di riportare brani classici in contesti elettrici che in genere producono delle vere schifezze, ma che in questo caso, con basso batteria chitarra elettrica e tastiera, si sono dimostrati possibili e suggestivi.

Infine Steve Vai: come ti dicevo, probabilmente il più grande chitarrista (chitarra elettrica, ovviamente) di sempre. E qui il discorso si fa davvero interessante, non solo perché c’è di mezzo un talento fuori dall’ordinario e dallo straordinario. Si fa interessante perché Steve Vai - nato pure lui a Long Island, nel 1966, e per un breve periodo allievo del compaesano Satriani - fu notato e lanciato nel mondo dei musicisti professionisti da un altro geniaccio, Frank Zappa. Da Zappa Vai ha preso molto: dallo stile anarchico, all’insopprimibile vena ludica, alla complessiva bizzarria musicale ecc. Molto, tranne una caratteristica: il gusto pesantemente dissacratorio e l’irriverenza verso tutto ciò che sapeva di religioso, che erano propri di Zappa.

La cosa curiosa, e stranamente poco notata, è infatti che nella lunga carriera di Steve Vai l’elemento religioso, “cristianeggiante”, è uno dei fili conduttori di tutta la sua produzione. Qualche esempio per dare l’idea: il brano più celebre e forse più bello composto da Steve Vai si intitola “For The Love of God”. Nel 1992, l’album “Sex and Religion” tira dentro sì banalmente il tema del sesso, ma per il resto, dalla splendida “Still my bleeding heart” a “The Road to Mt. Calvary” a “Rescue me or bury me” è tutto intessuto di riferimenti cristiani e in modo non così scontato. Così nell’album “The Ultra Zone” del ’99, brani come “The silence within” o “Windows to the soul”, per non parlare di “Whispering a prayer” nel doppio album “Alive in an ultra world”, evocano atmosfere, diciamo così, di orazione. Fino ad arrivare all’ultimo parto del Nostro, cioè “Real illusions”, uscito qualche mese fa, e in cui brani come “Building the Church”, “Dying for your love” o “Under it all” riprendono le ricorrenti suggestioni cristianeggianti.

Altro particolare. Anche Steve Vai, come Satriani, manifesta un insolito, appassionato e delicato amore per la propria famiglia: per la moglie Pia (moglie ininterrottamente ormai da vent’anni), per i figli Julian Angel e Fire, per la sorella Pam, per i genitori, tutti quanti regolarmente inseriti in cori, dediche, ringraziamenti, testi di canzoni ecc. Una sensibilità che ha un sapore un po' "italiano"... un po' cattolico... 

Insomma, Caro Luigi, scrivo tutto questo sia per segnalare al Vaticano possibili inviti per il prossimo concerto di Natale, sia per confermare ciò che dici tu: lo Spirito soffia veramente dove vuole, zufola sui registri musicali più impensati...

GdC  

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Commenti
#1   28 Giugno 2005 - 13:32
 
anche in Jimi Hendrix e' presente una certa spiritualita' cristiana.
Una delle sue ultime poesie, mai musicate, e' "The Story Of Life":

The story of Jesus
so easy to explain
After they crucified him,
a woman, she claimed his name
The story of Jesus
the whole bible knows
went all across the desert
and in the middle, he found a rose

There should be no questions
there should be no lies
He was married ever happily after
All the tears we cry
No use in arguing
all the use to the man that moans
When each man falls in battle
his soul it has to roam
Angles of heaven
flying saucers to some,
made Easter Sunday
the name of the rising sun

The story is written
by so many people who dared,
to lay down the truth
to so very many who cared
to carry the cross
of Jesus and beyond
We will guide the light
this time with a woman in our arms
We as men
can't explain the reason why
the woman's always mentioned
at the moment that we die
All we know
is God is by our side,
and he says the word
so easy yet so hard

I wish not to be alone,
so I must respect my other heart
Oh, the story
of Jesus is the story
of you and me
No use in feeling lonely,
I am searching to be free

The story
of life is quicker
than the wink of an eye
The story of love
is hello and goodbye
Until we meet again

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#2   29 Giugno 2005 - 14:46
 
Complimenti, post molto interessante, anche se personalmente non condivido l'opinione che Steve Vai sia il più grande chitarrista di sempre: non amo infatti i chitarristi che usano la leva del vibrato più del plettro...preferisco molto John Petrucci dei Dream Theater; e tra l'altro secondo me anche lui ha un certo sentimento religioso. Ad esempio vi propongo il testo da lui scritto per la canzone "the spirit carries on" dall'album "Scenes from a Memory":

http://www.lyricsfreak.com/d/dream-theater/43389.html

Saluti.

Tommaso
utente anonimo

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