Caro Guido,
sapevo di PesceVivo, ma non sapevo di condividere anche con Andreotti l'abitudine di tenere sul comodino una copia dei pensieri di San Josémaria Escrivà.
Oggi puntatone di Repubblica sull'Opus Dei. L'occasione è il XXX anniversario del transito in cielo del Fundador. O il supporto al lancio, in edicola con Repubblica, dell'ultimo polpettone analfabeta di Dan Brown, Angeli e demoni. Non si capisce bene, ma le manchette in cima fanno propendere per quest'ultima ipotesi.
A proposito, secondo il Sillabario di Dan Brown diligentemente riportato da Repubblica io terrei sul comodino una copia di La Via (?) al posto di Cammino. Il che denota quanto chi abbia cucinato questa pagine di Repubblica ne sappia di Opus Dei.
Apre il reportage un articolo di colore di Filippo Ceccarelli. Peccato, nulla di nuovo a parte delle considerazioni molto profonde sul motivo per cui uno non potrebbe mettersi un cancello all'ingresso di casa. Il resto è la solita roba sulle particolarissime pratiche spirituali e ascetiche come: non accavallare le gambe quando si fa formazione, dormire ogni tanto per terra (e i boyscout, particolarissimi pure loro?), confessioni in pubblico (questa l'ha sentita altrove ma fa sempre colpo), e l'immancabile cilicio. Il tutto perché attraverso la mortificazione della carne si raggiunge l'assoluto. Bastasse! Ma si sa, a Repubblica sono moderni e vanno veloci.
Da leggere invece l'intervista di Politi al Cardinale Herranz che fu segretario e amico di Escrivà. Onesta e puntuale la bibliografia proposta dalla Lipperini. Nel senso che cita tutti i libri che hanno voluto far del male all'Opus Dei ma provvede lei stessa a disinnescarli. In quanto vere e proprie bufale al di là di ogni ragionevolezza: come l'Indice dei libri proibiti che persisterebbe nella struttura dell'Opus!
L'articolo di Giovagnoli (mio professore di Storia contemporanea in Cattolica) è interessante. Giovagnoli riporta gli interrogativi che sono stati sollevati sul ruolo assegnato all'autorità nella guida delle coscienze, allo spazio riservato alla Bibbia, secondo alcuni non così centrale come in altre esperienze del cattolicesimo contemporaneo. Ma su questo posso proprio dire che non è così. L'Opus Dei è una prelatura personale. Il documenti del Magistero della Chiesa hanno un ruolo preponderante; i sacramenti, la preghiera, la lettura della Bibbia sono cura semplice quanto quotidiana. Anche la storia dell'Opera passa in secondo piano difronte all'amore per la Chiesa. Ecco, un rischio che per l'Opus Dei è praticamente impossibile: che si instauri una autoreferenzialità che possa essere scambiata per autosufficienza.
Questo semplicemente non esiste, se non nel titolista di Repubblica e negli articoli di Ceccarelli.
ld