Caro Guido, è passato di qua Pablo che ieri, sotto il platano, ha incontrato Toquinho, arrivato fresco da Madrid, che gli ha raccontato del crossniños, l'ultimo tormentone dell'estate spagnola.
Con il crossniños i bambini vengono lasciati sulle panchine dei parchi o sull'autostrada e possono essere raccolti da chiunque. La famiglia infatti si basa sull'affetto, non su chi dà l'affetto. La sola e irrevocabile regola del gioco è voler bene al bimbo crossato almeno fino al prossimo abbandono. E importante, poi, lasciar scritto sull'apposito sito web le gioie e i dolori che i bimbi hanno donato, in modo che diventi luogo di confronto e di crescita, per il bambino e per i genitori gestori. In questo modo, spiegava una psicoterapeuta di Salamanca, sarà sempre possibile ricostruire i luoghi della memoria, fondamento e ricchezza dell'individuo.
Problemi non ce ne sono. Nessuno ha ancora dimostrato che questa pratica abbia provocato danni psicologici sui bambini. A chi la pensa diversamente l'onere della prova. Anche perché per ora i problemi si sono riscontrati per cause contestuali: è la mentalità della gente delle regioni più arretrate che spesso marginalizza questi bambini. Sono i crossniñosfobici ma, vedrai, è solo questione di tempo, di abitudine, di cultura che si deve affermare.
Così si dice già che il governo zapatero intenda istituzionalizzare questa pratica al fine di garantire a questi bambini il riconoscimento di un credito formativo utilizzabile poi all'università. Soprattutto poi si tratta di non lasciare spazio al sommerso, a quelli che se ne approfittano per deplorevoli e turpi commerci. Inoltre è il modo migliore per evitare il turismo all'estero del crosschildren. Tanti paesi, come olanda e canada, lo hanno già messo nei pacchetti turistici assieme alle piste ciclabili.
Ti saluto, ld